DALLA PARTE DEGLI ULTIMI

Sono più di trecento le strutture attive in Italia e nel resto del mondo.
E ne sono state aperte di nuove in Olanda, Spagna, Georgia, Israele e Palestina.

RITAGLI     «Mai più senza famiglia»:     DON ORESTE BENZI
la sfida vinta di don Benzi

Grande festa a Rimini per i 35 anni della prima "casa-famiglia"
fondata dalla "Comunità Papa Giovanni XXIII".
Il vescovo Lambiasi: «Un’eredità da coltivare».

Don Benzi e, sopra, una delle sue "case-famiglia"...

Da Rimini, Paolo Guiducci
("Avvenire", 6/7/’08)

Quella nei "barrios" di Merida, in Venezuela, accoglie bambini allo stato vegetativo che vivrebbero altrimenti in piccole "gabbie" in istituti pubblici. A Iringa, in Tanzania, tanti bimbi orfani, malati di "Aids", sono amati come figli propri. Lo stesso in Piemonte, Sicilia, lungo le coste dell’Adriatico e sul Tirreno. Si chiama "casa-famiglia", si legge amore, condivisione e accoglienza. Quella della «famiglia per chi non ce l’ha» è una delle tante intuizioni di don Oreste, il fondatore della "Comunità Papa Giovanni XXIII". La prima scintilla di questo incendio che oggi arde in oltre 300 esperienze in Italia e nel resto del mondo, si è accesa 35 anni fa a Coriano, un paesino nell’entroterra riminese.
Per festeggiare questo anniversario, nel pomeriggio di ieri il vescovo di
Rimini, Francesco Lambiasi, ha presieduto una celebrazione eucaristica nella Chiesa parrocchiale, gremita di persone incuranti del caldo. Al termine, la festa è proseguita negli ambienti esterni di "Casa Betania", la prima "casa-famiglia".
«"Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi": don Oreste ha vissuto in prima persona il passo evangelico e in lui si è incarnato. Don Benzi è stato affascinato da Gesù e questa seduzione si è tradotta in opere concrete, per gli altri, come appunto la "casa-famiglia"», ha ricordato durante l’omelia il vescovo Lambiasi. Il presule ha pure evidenziato come la "pianta" lasciata dal «sacerdote degli ultimi» vada coltivata. «Grazie Gesù per averci dato don Oreste; fa che siamo impegnati nella sua scia perché tutti incontrino il Gesù tenerissimo e misericordioso che lui ha incontrato».
Tutto è nato dall’incontro che don Oreste e una ragazza di Savignano ebbero con un ex degente di un ospedale psichiatrico di 30 anni: viveva in una casa abbandonata in condizioni pietose. Bisognava accoglierlo. L’ente ecclesiastico «Madonna della Scala» mise a disposizione una "casa colonica" a Coriano. Ma quando il 3 luglio 1973 andarono ad abitarvi i primi ospiti (un "down", un "cerebroleso" e un "caratteriale" grave, accuditi dalla ragazza), il ragazzo era ricoverato in clinica. Fu l’inizio di «Casa Betania» e della "casa-famiglia". Un’accoglienza, quella pensata dal sacerdote con la tonaca lisa, che non è un "pronto soccorso sociale" ma molto di più. «Chi viene accolto non è un "ospite" – ribadiscono Flavio e Mirella, che da anni vivono a "Casa Betania" – , ma "figlio", a cui dare lo stesso affetto e le stesse premure che richiedono i figli di sangue». All’interno si vivono le stesse dinamiche di tutte le famiglie comuni, con una sola differenza, prosegue la coppia: «Non tutti i componenti sono legati da vincoli di sangue, ma generati nel vincolo dell’amore».
Paolo Ramonda (succeduto alla presidenza della "Papa Giovanni" alla scomparsa di don Benzi, il 2 novembre 2007) non era alla festa perché impegnato in Brasile, ma ha inviato uno scritto. «La "casa-famiglia" come e più di prima continua a essere risposta al grido dei poveri: il cuore di Cristo batte e ama attraverso questo piccolo carisma».
«Vivendo solo per Gesù e con Gesù si rischia di diventare "facchini" del Signore, vivendo in Lui si entra nella libertà degli "innamorati", di chi è innamorato del Signore», ha concluso monsignor Lambiasi. E diventa capace di irradiare questo amore, diventando anche padre e madre di chi non ha più nessuno. Nuove «famiglie allargate» sono appena state aperte in Olanda, Spagna, Georgia, Israele e Palestina. E la "Papa Giovanni" si appresta a rispondere a nuove chiamate in Argentina e Ciad.