TESTIMONIANZA

RITAGLI    Tony Blair: «Non vergognatevi della fede»    DOCUMENTI

Nella Cattedrale di Westminster ieri sera l’ex "premier" divenuto cattolico
ha parlato del ruolo positivo e «centrale» della religione. Anche nella politica.

Da Londra, Silvia Guzzetti
("Avvenire", 4/4/’08)

«We don’t do God », «Non ci occupiamo di Dio», disse il "braccio destro" di Tony Blair Alastair Campbell quando il "primo ministro" abitava a Downing Street. Ieri sera, nella Cattedrale di Westminster, Chiesa "madre" del cattolicesimo inglese, a due passi dalla sua ex abitazione, Blair – non più "leader" politico – ha "rotto" quella promessa e durante una conferenza intitolata «Fede e globalizzazione» ha raccontato del suo ingresso nella Chiesa di Roma lo scorso Natale.
Una fede che ricorda quella di milioni, fatta di autentica preoccupazione per l’altro e vero "anelito" di Dio, come si legge nelle parole dell’ex "premier" pubblicate qui accanto. Una fede, come ha detto lo stesso Blair, «non separata dalla nostra ragione, ancora meno dalla società che ci circonda, ma parte integrale di essa, che dà all’uso della ragione uno scopo e alla società un’anima e agli esseri umani un senso del "divino"».
Blair parlava a una platea di ospiti illustri e meno, inaugurando una serie di conferenze sulla religione organizzate dal cardinale Murphy-O’Connor, iniziativa nella quale all’ex "premier" seguiranno altri "leader" della Gran Bretagna di oggi come Mark Thompson, direttore generale della "Bbc", il primate anglicano Rowan Williams, il rabbino Julia Neuberger, l’ex "leader" conservatore William Hague. O’Connor, primate di Inghilterra e Galles e "leader" di 5 milioni di cattolici, annunciando il programma ha dichiarato: «È importante che la Chiesa cattolica si confronti con la società in un modo positivo e creativo e garantisca uno spazio pubblico per discutere di religione». E questo anche se contro il discorso di Blair hanno protestato la "Coalizione" contro la guerra in
Iraq e "Pax Christi": ovviamente memori del suo coinvolgimento nel conflitto in Medio Oriente e del sostegno dato all’arsenale nucleare.
Da quando ha lasciato il potere, comunque, la religione è diventata una delle preoccupazioni principali di Blair, che con la sua conferenza di ieri sera ha lanciato una "fondazione" per il dialogo tra sei fedi, ovvero – oltre le tre "abramitiche" – induismo, buddhismo e "sikhismo".
Inviato in Medio Oriente per avviare una nuova pace tra
Israele e Palestina, Blair incontra del resto la religione nel suo lavoro di ogni giorno, come ha ricordato sempre ieri sera, e ne conosce sia la forza positiva sia gli aspetti più "aberranti" come la violenza degli "estremisti".
Di religione Blair parlerà anche a settembre all’Università americana di Yale durante un "seminario" dedicato, come la conferenza di ieri, a fede e "globalizzazione". Inutile però negare che la novità del discorso dell’uomo politico sta nella dimensione spirituale finora poco conosciuta di questo "leader". Benché infatti si sia sempre saputo che per anni Blair ha partecipato alla Messa insieme alla moglie Cherie (cattolica dalla nascita e praticante) e ai 4 figli educati in scuole cattoliche, l’ex "primo ministro" ha sempre evitato l’argomento – come ha spiegato lui stesso – «per evitare di essere considerato pazzo». Una paura che, lasciata per sempre la "politica istituzionale", ora non lo preoccupa più. «Una delle domande più strane che mi fanno nelle interviste – ha detto anzi Tony Blair – , è questa: "La fede è importante per la sua politica?". È come chiedere a qualcuno se la sua salute è importante – ha proseguito l’oratore – . Se credi, la fede è al centro della vita ed è inevitabile che "influenzi" le tue politiche». Ed ha aggiunto che la fede «è lo scopo della vita che non può essere trovato in "costituzioni", discorsi, "retorica" o arte "commovente". È uno scopo costruito attorno al fatto di inginocchiarsi davanti a Dio. Per chi di noi crede, questo è la fede».
«E mentre non dovremmo imporre le nostre convinzioni ad altri, non dovremmo nemmeno vergognarci di affermarle o esserne orgogliosi. Per noi la fede non è un "resto" storico ma una guida per l’umanità nel suo viaggio verso il futuro. Un mondo senza fede non è quello in cui vogliamo abitare o regalare ai nostri figli». Infine, secondo Blair, la religione può guidare persone di diverso credo a "coesistere" in modo pacifico, se si rispettano a vicenda, e sostiene l’umanità nel "viaggio" verso la sua realizzazione.