Cina e
"Olimpiadi", le promesse tradite
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Pechino si
era impegnata a migliorare la situazione dei diritti umani.
La realtà è che continua la repressione delle voci libere e scomode.
Jackie
Hung
("Mondo e
Missione", Agosto-Settembre 2008)
Nel 2001, quando il "Comitato olimpico internazionale" scelse Pechino per i "Giochi" del 2008, raggiunse anche un accordo che includeva un impegno per il Governo cinese a «migliorare» la situazione dei diritti umani. Ma, dal momento che i dettagli sono stati mantenuti segreti, anche l’accordo è rimasto senza senso.
E quindi la Cina continua ad appoggiare i regimi "liberticidi" di Sudan e Myanmar, occupa il Tibet e ne reprime la popolazione, incentiva le discriminazioni ed elimina ogni forma di dissenso interno.
Che cosa succede realmente nel Paese? La Cina ha fallito nell’intento di rispettare le promesse olimpiche. I diritti basilari dei lavoratori continuano ad essere violati e i sindacalisti vengono sistematicamente imprigionati, anche solo per azioni pacifiche in difesa dei diritti dei lavoratori. Alcuni sono in carcere dal 1989, dal massacro di "Piazza Tienanmen". Altri si sono visti prolungare la condanna ben oltre i "Giochi Olimpici". Non del 2008, ma quelli del 2012!
Nonostante la legge lo proibisca, molte confessioni sono state estorte con la tortura, i pestaggi e vari sistemi di violazione della dignità del prigioniero. Ci sono continue testimonianze secondo le quali la polizia e altri membri dell’apparato di sicurezza utilizzano diffusamente la tortura quando si tratta di alcuni detenuti.
I difensori dei diritti umani sono sottoposti a trattamenti illegali e irragionevoli. Tra questi, gli attivisti Hu Jia e Guo Feixiong (conosciuto anche come Yang Maodong) e il difensore dei diritti umani non vedente Chen Guangcheng. Tutti sono sorvegliati, agli arresti domiciliari o pedinati. Le loro residenze sono state perquisite; i membri delle loro famiglie molestati; alcuni sono stati costretti a sparire o a rifugiarsi in posti sconosciuti.
Nel Febbraio-Marzo 2007, Guo Feixiong venne ripetutamente torturato con "elettroshock" e legato per quattro ore alla cosiddetta "tiger bench", che provoca lo stiramento degli arti, a volte sino alla rottura. Questa orribile esperienza avrebbe spinto Guo a tentare il suicidio.
Vanno segnalati anche una serie di problemi legati alla preparazione dei "Giochi Olimpici". Tra questi, gli sfratti forzati, gli espropri di terre, l’uccisione di militanti, la chiusura di scuole per figli di immigrati, l’incremento della censura di "Internet" e l’utilizzo di "campagne anti-crimine" per preparare, a Pechino, la cacciata dei lavoratori rurali migranti senza documenti, di mendicanti, vagabondi e prostitute.
Quanto a Hong Kong, la legge prevede il "suffragio universale" sia per il Capo del Governo che per l’elezione del Parlamento. Tuttavia, nel 2004 Pechino ha rifiutato il "suffragio universale" a Hong Kong per le elezioni del 2007 e del 2008. I sondaggi hanno mostrato che più della metà degli intervistati sarebbe favorevole all’elezione del Capo del Governo attraverso il "suffragio universale" nel 2012. Ma Pechino e alcune figure politiche ad esso vicine, oltre che il Governo locale di Hong Kong, sostengono essere il 2017 la data più appropriata. E dal momento che Pechino ha il diritto di determinare il futuro di Hong Kong, la promessa di «una nazione, due sistemi» non è mai stata rispettata, così come non viene concessa l’«ampia autonomia» che spetterebbe alla "Regione Speciale" dell’ex colonia britannica.
Nell’"anno olimpico", Pechino sarà al centro dell’attenzione internazionale. Per questa ragione, il "Fronte civile per i diritti umani" il primo Luglio ha organizzato a Hong Kong l’annuale "marcia di protesta" per chiedere di aumentare la consapevolezza sui diritti umani e le politiche di sviluppo a Hong Kong e in Cina. Siamo convinti che questo appuntamento debba essere un buon indicatore di come la "fiamma" della democrazia stia illuminando la Cina.