MISSIONE CINA

RITAGLI     "Cina Cristiana",     SPAZIO CINA
è vicino il "sogno" di Matteo Ricci?

P. MATTEO RICCI (1552-1610), Missionario "Gesuita" in Cina!

Mario Iannacone
("Avvenire", 25/11/’08)

Fra poco più di un anno, nel 2010 – come ricordava anche Franco Cardini ieri su «Avvenire» – ricorrerà il quarto "Centenario" dalla morte del "Gesuita" Padre Matteo Ricci. "Missionario" nel modo più autentico e creativo, Ricci s’immerse con umiltà e passione nel mare profondo della "cultura cinese", e riuscì ad apprenderne la lingua, gli usi e il modo di ragionare. Quando gli fu richiesto, ingaggiò – spesso con successo – sottilissime "dispute" filosofiche con i "mandarini" cinesi, e ciò gli lucrò numerose "conversioni". Verso la fine della sua vita, ammesso a "Corte", nel cuore del "Celeste Impero", s’approssimò ad un punto nel quale intravide la vertiginosa possibilità che l’Imperatore accettasse la "conversione" al cristianesimo e con lui, a milioni, i cinesi. Sarebbe stato un evento d’incalcolabile peso "religioso" e "geo-politico", ma non accadde. Quel momento passò senza che succedesse nulla, anche per l’opposizione di numerosi "mandarini" e alti funzionari. Alla morte di Ricci, l’Imperatore "bandì" i cristiani dalla Cina. Trecento anni più tardi, al termine di una "vita missionaria" operosissima, un italiano di stirpe "ladina", San Giuseppe Freinademetz ("canonizzato" da Papa Giovanni Paolo II nel 2003), ricalcava le speranze di Ricci: «È iniziata per la Cina una nuova "epoca"; ora è indispensabile attivare ogni mezzo per sfruttare questo tempo favorevole per la nostra religione. Se l’Europa fosse "veramente cattolica", non dubito che sarebbe arrivato il tempo della "conversione" della Cina». Ancora una volta, l’occasione non fu colta.
L’Europa già non era più «veramente cattolica» e il supplemento di "sforzo" richiesto da Freinademetz non fu impegnato. Le guerre e poi l’avvento della "Repubblica Popolare" resero "impermeabile" la Cina alla luce del "Vangelo". I cristiani furono perseguitati e rinchiusi nei "lager", chiamati
"Laogai". Siamo ad un altro "giro di secolo" e la storia sembra riproporsi uguale e diversa.
Per la terza volta, "osservatori" privilegiati ripropongono la possibilità di una massiccia serie di "conversioni" in Cina.
Qualcosa di grandioso si muove nelle profondità del grande "Paese Asiatico"? Forse.
Quando l’esperto di "cose cinesi" David Aikman ha riproposto la sua "inchiesta" «Jesus in Beijng» ("Regnery P., Washington 2006"), ha voluto un impegnativo "sottotitolo": «Come il cristianesimo sta trasformando la Cina e cambiando l’equilibrio globale dei poteri». Aikman ritiene che l’"evangelizzazione" cristiana ("cattolica" e "protestante") sia già molto più diffusa di quanto si pensi e che nei prossimi trent’anni un terzo dei cinesi potrebbe "abbracciare" il cristianesimo.
Oggi le cifre "ufficiali" ammettono in tutto una ventina di milioni di cristiani, appartenenti a Chiese "ufficiali"; ma questa cifra va moltiplicata di 4 o 5 volte considerando le "organizzazioni clandestine". La possibilità nella quale Padre Matteo Ricci e San Giuseppe Freinademetz credettero, si sta forse "disvelando", non tanto con clamorose "conversioni" ai vertici (impensabili del resto) ma in forma più lenta, e "segreta", attraverso milioni di private "accensioni".