"Weiquan", la legge a servizio dei diritti umani
L’esercito
silenzioso degli avvocati "scalzi"
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Chen Guangcheng, cieco
dall’infanzia,
è diventato consigliere legale da "autodidatta".
Si batte per la tutela dei più deboli.
Come lui, molti hanno scelto la toga per fare giustizia. Davvero.
Ilaria Maria Sala
("Mondo e
Missione", Febbraio 2008)
I suoi sostenitori lo chiamano
semplicemente «il bel ragazzo», ma chissà se lui lo sa: Chen
Guangcheng, 36 anni,
avvocato «scalzo» dello Shandong,
imprigionato dal 2006 per aver «organizzato una folla violenta che disturba il
traffico» non può ricevere molti visitatori. L’accusa sembra assurda, la
pena - quattro anni - severissima.
Chen non è un avvocato qualunque, però, e questo spiega molto: cieco da
entrambi gli occhi fin dall’infanzia, Chen è stato rifiutato all’Università
(secondo un vecchio principio che squalificava i portatori di
"handicap" dagli studi universitari, oggi quasi del tutto
"obsoleto") e ha deciso di studiare da solo (da cui la definizione di
«avvocato scalzo», ovvero senza un diploma ufficiale), e con l’aiuto dei
familiari, per diventare un consigliere legale. Ben presto, però, la coscienza
l’ha portato a divenire uno dei più noti avvocati del gruppo oggi conosciuto
come "weiquan", ovvero, della «difesa dei diritti». È il maggior
movimento per i "diritti umani" che la Cina
abbia visto negli ultimi anni, e non è davvero paragonabile ad altri movimenti
politici, che fanno uso delle piazze e di altri tipi di manifestazioni
pubbliche. Al contrario, è un gruppo di avvocati spesso discreto ma sempre
combattivo, che prende alla lettera la dichiarazione della dirigenza cinese
secondo cui il Paese sarebbe «governato attraverso la legge». Ma, come mostra
il caso di Chen Guangcheng, si tratta di una legge che in certi casi può essere
ignorata, o stravolta, con totale "arbitrio".
La sua è la storia di un uomo
straordinario: sulle prime, la sua attività legale si era concentrata nell’ottenere
compensazioni per altri non vedenti a cui erano stati negati vari sgravi fiscali
e benefici governativi. Costruitosi così una reputazione di "paladino dei
disgraziati", ha cominciato a offrire consigli legali a decine di contadini
dei dintorni del suo villaggio, nella regione costiera dello Shandong.
Fino a quando, nel 2004 e 2005, Chen accettò di aiutare diverse decine di
coppie vittime di un’applicazione particolarmente violenta delle politiche di
"pianificazione familiare" nella città di Linyi e nei suoi dintorni.
Oggi sappiamo, infatti, che le autorità di questa città erano state
severamente "redarguite" dalla "leadership" centrale per l’alto
numero di nascite fuori dal "piano regolatore". Per non correre il
rischio di vedersi tagliati gli stipendi, e bloccate le promozioni, ecco che i
funzionari di Linyi hanno portato avanti per alcuni mesi una campagna di
"aborti forzati", anche in stadi avanzati di gravidanza (iniettando
veleno nell’addome delle donne gravide), per far rientrare rapidamente all’interno
della quota il numero di nuovi nati della regione. Inoltre, è emerso che più
di settemila persone sono state "sterilizzate" a forza dietro ordine
delle autorità locali. Chen non solo difese le vittime, ma decise anche di
portare nella capitale i risultati delle sue ricerche, ottenendo, sulle prime,
risultati "rincuoranti". Nel 2005, dunque, la "Commissione
nazionale sulla popolazione" pubblicò un grave "ammonimento" ai
funzionari di Linyi, dichiarando che avevano infranto la legge e violato i
diritti dei cittadini. Secondo un comunicato, alcuni dei responsabili degli
abusi sono stati sospesi dalle loro funzioni, altri sarebbero stati detenuti.
Subito dopo, però, è iniziata la persecuzione di Chen: dapprima dei membri del
corpo di polizia di Linyi lo hanno rapito di notte dall’albergo di Pechino
dove alloggiava, riportandolo a casa, e rinchiudendolo agli arresti domiciliari.
La sua linea telefonica venne sospesa, e chiunque cercava di avvicinare casa sua
veniva picchiato brutalmente da gruppi di "teppisti", mentre diverse
macchine della polizia pattugliavano gli ingressi del villaggio di Chen, e
gruppi di avvocati che cercavano di arrivare da Pechino per difenderlo venivano
detenuti e rispediti indietro dalla stazione da gruppi di poliziotti. Dopo
diversi mesi in questa situazione impossibile, il processo per aver «cercato di
mobilizzare una folla per disturbare il traffico», conclusosi con i quattro
anni di detenzione: Li Fangping, l’avvocato di Chen, che aveva denunciato la
totale irregolarità del processo, è stato attaccato di notte da un gruppo di
banditi, e gettato in un canale, con la testa sanguinante. Le intimidazioni sono
state poi progressivamente estese a tutti gli avvocati che hanno cercato di
difendere Chen, sia nel corso del processo e dell’appello (che ha riconfermato
la sentenza), sia in una serie di "lettere aperte" per difendere quest’eroe
del movimento "weiquan". Più di dieci avvocati pechinesi, infatti, si
sono uniti in una "coalizione" per la difesa di Chen Guangcheng, senza
riuscire però a mutare la sua sorte. Malgrado questa sconfitta, il movimento
per la protezione dei diritti non ha fatto che rafforzarsi, anche se gli
avvocati, sempre più numerosi, che decidono di affrontare casi «sensibili»
continuano a dover far fronte a minacce, intimidazioni, e rischi concreti, che
vanno dalla possibilità di vedersi sospesa la licenza ai possibili
"pestaggi" ad opera di "teppisti", agli arresti domiciliari
arbitrari e all’incarcerazione vera e propria - ovvero, l’utilizzo di
numerosi sistemi illegali per fermare la crescita di una coscienza della
legalità nel Paese.
Fra quanti si battono per i
diritti umani spiccano alcuni nomi ormai noti a chi si interessa dello sviluppo
della legalità in Cina. Pu Zhiqiang è anch’egli un avvocato che non si tira
indietro davanti a casi di natura politica: difende scrittori e giornalisti
"censurati" (senza scoraggiarsi per gli scarsi risultati ottenuti), i
diritti di persone le cui case sono state espropriate senza compensazione
adeguata e i diritti dei consumatori. «Questi - dichiara Pu - possono sembrare
casi minori rispetto a storie di "censura" o di "pestaggi"
arbitrari, ma sono invece casi fondamentali. Oggi la presa di coscienza dei
consumatori non riguarda solo i prodotti che utilizzano, ma una consapevolezza
sempre più vasta di essere uomini e donne dotati di una dignità, e di diritti,
che non possono essere sospesi arbitrariamente da chi ha potere o soldi. È un
cambiamento molto profondo in seno alla nostra società», dice.
I casi legati all’espropriazione di case e terre, fra i più frequenti episodi
di prevaricazione dei diritti dei cittadini da parte delle autorità locali,
sono stati spesso al centro dell’attività di molti avvocati "weiquan".
Un esempio fra tutti è quello di Gao
Zhisheng, finito in prigione dopo aver
accettato troppi casi giudicati controversi (inclusi quelli di alcuni dissidenti
religiosi), e che si è ritrovato rapidamente "malvisto" e considerato
pericoloso.
Alcuni avvocati riescono ad avere un significativo impatto, e a riportare buoni
successi in tribunale, come può dire Zhou Litai, un avvocato che dal 1996 si
occupa di difendere gli operai rimasti vittime di incidenti sul lavoro. In
diverse circostanze, infatti, quest’avvocato, ex operaio "migrante",
è riuscito ad ottenere compensazioni significative. I suoi successi, spesso,
avvengono però nella tragedia, dato che le ricompense che riesce ad ottenere
riguardano casi di lavoratori rimasti amputati in fabbrica, o di persone che
hanno contratto malattie pericolose e inguaribili, come la "silicosi",
a causa della negligenza dei padroni delle fabbriche, del mancato rispetto delle
regole di sicurezza, e della volontà di tagliare i costi ad ogni prezzo - :
anche quello della salute, e della vita, degli operai. Diverse vittorie sono
state riportate anche in casi meno drammatici, ma tristemente frequenti, come
quelli delle decine di migliaia di lavoratori a cui datori di lavoro senza
scrupoli rifiutano di pagare stipendi, straordinari, liquidazioni e pensioni.
Frequentemente citato nella stampa nazionale e internazionale, Zhou riesce ad
operare in relativa pace. Non che la sua carriera sia stata senza
"intoppi": sulle prime, aveva registrato il suo studio di avvocato a
Canton, vicino alle grandi fabbriche. Dopo aver perso la licenza ad operare, ha
semplicemente "ri-registrato" la sua pratica a Chongqing, continuando
a difendere in tribunale i lavoratori vittime di abusi, ottenendo notevoli
successi.
Visti i precedenti oggi, per molti avvocati "weiquan", l’alternativa
è tra cercare di mantenersi in un precario equilibrio - accettando di occuparsi
anche di un certo numero di casi "commerciali" per non dare troppo
nell’occhio - , o ritrovarsi nei panni non più dei difensori dei diritti e
della giustizia, ma in quelli, ben più stretti, dei «dissidenti di
professione» - : una categoria che porta in fretta a un pericoloso isolamento.
Prova che l’"intimidazione" funziona, certo. Ma prova anche che il
coraggio di un numero crescente di persone, in Cina, sta rendendo meno facile
abusare impunemente dei diritti sociali e civili altrui. E che la frase cara
alle autorità secondo cui la Cina è un Paese dove «esistono delle leggi»
può venir presa in parola anche in modo indipendente.
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Olimpiadi: sfratti ed espropri, spazio agli stadi
Sono più di un milione le persone che negli ultimi anni sono state costrette ad abbandonare le proprie case e attività commerciali per lasciare spazio alla costruzione di impianti sportivi e altre strutture per le "Olimpiadi" cinesi. Lo sottolineano vari gruppi di attivisti per i diritti umani, mentre un’indagine dello stesso governo ha accertato che l’esproprio delle terre agricole avviene di norma senza un adeguato "indennizzo": secondo Pang Mincai, capo del dipartimento ministeriale per la "Protezione della terra coltivabile", tra Gennaio e Giugno 2007 i contadini, in cambio di terreni ben coltivati, hanno ricevuto soprattutto terre «di cattiva qualità» e «persino selvagge». E questo nonostante il "Ministro per la Terra e le risorse" avesse sancito che i contadini "espropriati" dovessero ricevere, in cambio di quello perso, un appezzamento di identiche dimensioni e qualità. Anche in questo settore, chi in questi anni ha deciso di impegnarsi per fare rispettare le regole e tutelare le vittime di abusi, ha pagato - e continua a pagare - un prezzo molto alto: sono vari gli attivisti perseguitati per aver difeso i diritti dei cittadini "espropriati". Tra questi Ye Guozhu, condannato nel 2004 a quattro anni di reclusione per aver chiesto il permesso di organizzare una manifestazione contro gli "sfratti forzati" nel distretto di Xuanwu, a Pechino, in vista delle "Olimpiadi", ma anche Yang Chunlin, promotore lo scorso giugno nella provincia dell’Heilongjiang di una "petizione" intitolata: «Vogliamo i diritti umani, non le "Olimpiadi"». Oltre duemila abitanti della città di Fujin sottoscrissero in quell’occasione una "lettera aperta", denunciando che le autorità locali avevano espropriato con la forza i loro terreni, senza fornire un risarcimento adeguato: in seguito alla "mobilitazione" Yang Chunlin fu arrestato ed è attualmente detenuto in isolamento. Una simile raccolta di firme, promossa a Shanghai, è costata la vita ad un altro attivista, Chen Xiaoming, deceduto il 1° Luglio 2007 a seguito di un’emorragia, dopo che era stato rinchiuso in un centro di detenzione segreto della polizia e sottoposto a maltrattamenti per otto mesi, senza mai poter ricevere visite da parte dei familiari.
«Figlio unico»: chi sgarra paga... e le bimbe non nascono
121 uomini ogni 100 donne: l’anomalo rapporto "maschi-femmine" in Cina è una delle conseguenze della famigerata politica del "figlio unico", applicata nel Paese dal 1979 per limitare la crescita della popolazione. Ma il divieto di avere più di un figlio per famiglia - che oggi prevede "deroghe" per chi vive nelle campagne e nelle regioni minerarie, così come per le minoranze etniche - sta mostrando sempre più i suoi "frutti" malati. Non solo l’invecchiamento della popolazione ma, appunto, il ricorso massiccio ad aborti "selettivi" nel caso di feti femmine, vista la "predilezione" che ancora sussiste, soprattutto nelle campagne, per il figlio maschio, che potrà garantire aiuto economico ai genitori. Una pratica che ha portato in alcune regioni, come ha dichiarato la stessa "Associazione per la pianificazione familiare", ad avere 8 giovani maschi ogni 5 ragazze. Ma la regola "ferrea" del figlio unico provoca ogni giorno anche altri orribili "abusi": sono documentati - e ammessi dal governo - diversi casi di «aborti forzati e sterilizzazioni, pratiche illegali di "pianificazione familiare", che violano i diritti umani» ad opera di rappresentanti governativi, presenti in ogni villaggio e nei luoghi di lavoro. Tutte le donne che hanno già avuto un figlio, ogni tre mesi devono sottoporsi a un "test" di gravidanza. Se una donna risulta incinta, la "pianificatrice familiare" deve convincerla ad abortire: oggi, con l’ingresso della Cina nel "Wto" e la maggiore attenzione ai diritti umani, le ragazze non vengono più trascinate in ospedale con la forza, ma sono sottoposte a un "lavaggio del cervello" costante lungo la gravidanza. Se poi il bimbo nasce, non viene registrato: non potrà andare a scuola né godere dell’assistenza sanitaria. Sempre più spesso, chi può permetterselo se la cava pagando le "salatissime" multe previste in caso di figli «illegali». Un sistema "distorto" sempre più chiaramente insostenibile, tanto che alcuni esponenti della "Conferenza consultiva politica" del popolo cinese hanno chiesto al governo di tornare almeno alla concessione di due figli per famiglia.
( Chiara Zappa )