INTERVISTA

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Padre Silvano Ruaro, Missionario "Dehoniano":
«Grandi "potentati economici" mirano nell’ombra ai "tesori minerari".

P. SILVANO RUARO, Missionario Dehoniano in Congo.

Katia Biondi
("Avvenire", 9/11/’08)

«Laurent Nkunda è uno "strumento" nelle mani di Kagame per realizzare la sua "utopia": un grande "Impero Tutsi". Ma dietro lo stesso Presidente del Rwanda Paul Kagame si nascondono gli interessi "geopolitici" ed economici dei "protettori" occidentali». Non usa mezzi termini Padre Silvano Ruaro, Missionario "Dehoniano", nell’interpretare i tragici avvenimenti che stanno interessando la zona settentrionale della "Repubblica Democratica del Congo" ("Rdc"). Il religioso non risparmia critiche neppure ai 17mila "caschi blu" dell’"Onu" impiegati su tutto il territorio congolese: il contingente composto soprattutto da soldati asiatici e nordafricani si sta rilevando incapace di fronteggiare l’avanzata dei soldati del "Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo" ("Cndp"), guidati dal Generale Nkunda.
Padre Silvano, in queste settimane in Italia, da 39 anni vive a Mambasa, un centro di 40.000 abitanti nel Nord-Est del Congo, dove dal 1989 dirige una "scuola media superiore", l’"Istituto Bernardo Longo". Il suo pensiero corre ai collaboratori, studenti e amici. A tranquillizzarlo, solo il fatto che
Mambasa dista 450 chilometri da Goma, la città del Nord Kivu teatro degli scontri insieme a Rutshuru.

Padre Silvano, che cosa sta succedendo nella regione?

Sono all’opera molti interessi economici, che rappresentano uno dei motivi chiave del riaccendersi degli scontri militari.
Il Nord e il Sud Kivu, dove si trova la zona di conflitto, sono ricchi di materie prime. In particolare "cassiterite" (minerale dello stagno), oro, "coltan", legname. Per non parlare della recente scoperta del petrolio lungo la frontiera del Lago Albert. Il commercio di queste risorse, in gran parte effettuato nell’illegalità e nella più totale impunità sia dai gruppi armati sia dagli stessi soldati dell’esercito congolese, è la causa principale della guerra che dal 1998 dilania il Paese e ha provocato oltre quattro milioni di vittime. Fintanto che ci saranno compratori disposti a partecipare al commercio, direttamente o indirettamente, questi gruppi non avranno alcuna ragione di deporre le armi.

Ma non ci sono solo cause economiche. Secondo il Governo congolese il Generale Nkunda è "manovrato" dal Presidente rwandese Kagame…

Come è possibile che un personaggio come Nkunda, sulla cui testa pende un "mandato di cattura internazionale" per crimini contro l’umanità, si muova liberamente e continui a godere di una certa "immunità"? Da dove arrivano i soldi per le divise e le armi dei suoi 4.000 soldati? Si tratta di un’offensiva militare "commissionata" dal Rwanda, che si sente forte del sostegno di una parte della "comunità internazionale". Da tempo Kagame coltiva il sogno di creare un "grande Impero Tutsi" che comprenda il Rwanda e i due Kivu.

Dove nasce questa "utopia"?

Dal tentativo di trovare una soluzione alla "galoppante" demografia del suo Paese che, con una superficie pari alla Liguria, ha 9 milioni di abitanti. Come se non bastasse la sua è ancora un’agricoltura di "sussistenza", ha un sottosuolo poverissimo ed è privo di strutture industriali.

C’è il rischio che questi scontri possano portare verso una "terza guerra africana"?

Sono fiducioso che non si arriverà fino a questo punto. E confido molto nella nuova Presidenza di Obama. Quanto all’Europa, la speranza è che trovi una "linea comune".