La "cocaina" per l’Europa
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oggi passa dall’Africa
I
"cartelli latino-americani" stanno usando alcune nazioni
della regione occidentale
come base di "transito" verso il "Vecchio Continente".
Governi impreparati, deboli e vaste "complicità" politiche
fanno prosperare il "traffico".
L’allarme delle "Nazioni Unite".
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Da Nairobi
(Kenya), Matteo Fraschini Koffi
("Avvenire", 6/9/’08)
«Voglio rassicurare i
cittadini e la "comunità internazionale": farò di tutto per evitare
che il nostro Paese diventi uno dei principali centri di transito del traffico
di droga. Non vi saranno "favoritismi" nel trattamento dei
sospettati». Ernest Bai Koroma, Presidente della Sierra
Leone, ha voluto
lanciare un chiaro messaggio in occasione dei recenti arresti compiuti nella
capitale Freetown.
Un aereo carico di 600 chili di cocaina (per un valore commerciale di 54 milioni
di dollari) è stato abbandonato sulla pista di atterraggio a notte fonda.
Poiché era atterrato senza permesso, i trafficanti hanno approfittato della
confusione tra gli ufficiali "aeroportuali" per scappare. Ma la
polizia ha prontamente catturato almeno sette trafficanti: uno statunitense, un
venezuelano, due messicani e tre colombiani. In seguito, sono stati fermate 58
persone che si ritiene siano coinvolte nella vicenda.
Ma quello della Sierra Leone è solo uno dei casi. Il traffico di droga in Africa
Occidentale sta
svelando lentamente il proprio volto preoccupante. Le "Nazioni
Unite" hanno
lanciato l’allarme e stanno tentando di capire l’estensione e le modalità
di un fenomeno in crescita. I "cartelli" dell’America
Latina utilizzano da
tempo la regione come principale "snodo" per il commercio illegale di
tonnellate di droga, solitamente cocaina, che terminano il loro viaggio sui
mercati europei. Dalla Mauritania
al Ghana,
dal Senegal
alla Nigeria,
dalla Guinea
Bissau alla Liberia.
Sono questi i Paesi che negli ultimi due anni hanno stabilito "record"
locali per gli "stupefacenti" sequestrati dalle autorità: tra i 500 e
i 700 chili. I "narcos" hanno smesso di usare le isole dei Caraibi
come base, ora scelgono l’Africa Occidentale per la vicinanza "via
mare" con la Spagna, i frequenti voli aerei con le capitali europee e,
soprattutto, per la quasi totale mancanza di controlli da parte dei Governi dell’area.
Inoltre, Sierra Leone, Guinea Bissau e Liberia sono considerati "Stati
falliti" per via di una "guerra civile" appena conclusa o per la
condotta "corrotta" di "leadership" che spesso sono
coinvolte direttamente nei traffici. Le sostanze arrivano dall’America Latina
via nave o aereo; una volta raggiunto un Paese africano, continuano il loro
viaggio in vari modi. E di ciò si occupano sia i trafficanti
"latino-americani" sia quelli locali. In Ghana, ad esempio, si sono
formate decine di "gang" che usano persone "incensurate" per
fare da tramite con l’Europa.
In Mauritania, la droga raggiunge le sponde della Spagna a bordo di imbarcazioni
a volte cariche di emigrati.
Ma non sempre l’organizzazione da parte criminale è impeccabile. Poco tempo,
fa un aereo di trafficanti ha lanciato la droga sulle isole della Guinea Bissau
sbagliando o l’orario o la località. Risultato: centinaia di chili di cocaina
sono stati raccolti dalle comunità di pescatori. Quando, giorni dopo, sono
arrivate le forze dell’ordine, hanno scoperto che la "polvere
bianca" faceva ormai parte dell’alimentazione della comunità, ignara di
che cosa che fosse quella sostanza. Alcuni contadini, invece, l’avevano usata
come "fertilizzante" per i campi.
Sul fronte del "contrasto" non va comunque meglio. In alcune
occasioni, i "narcos" sono riusciti a scappare poiché i poliziotti si
sono trovati senza benzina durante l’inseguimento. Quando invece gli arresti
vengono compiuti, spesso mancano le prigioni; oppure basta un’esigua somma di
denaro per essere di nuovo liberi. A volte, infatti, i processi vengono
celebrati nei corridoi degli uffici in qualche minuto e senza testimoni.
Anche le migliori intenzioni non hanno molte possibilità contro il gigantesco
mercato della droga. Le leggi che riguardano il "narco-traffico",
quando esistono, sono pressoché inefficaci. È così che i "cartelli
latino-americani" hanno trovato il loro "paradiso" per
commerciare indisturbati. Inoltre, la domanda di "stupefacenti" da
parte degli europei sale anno dopo anno, in particolare quella di cocaina.
Secondo l’"Onu",
un chilo di "polvere bianca" ha un valore in Africa Occidentale che
varia tra i 12 e 17mila dollari, ma raggiunge i 65mila dollari per le strade di
Madrid e i 110mila per quelle di Stoccolma. I trafficanti possono quindi
permettersi il rischio di sequestri e di spedizioni finite male.
«Dovremmo costituire un apparato internazionale che si occupi di vigilare sulle
coste di tutta l’Africa Occidentale», ha proposto Asare Otchere, capo dell’"Istituto
Danquah", "think-tank" ghanese. «I nostri Governi non fanno
abbastanza per coinvolgere la "comunità internazionale". Abbiamo
bisogno dell’aiuto estero in termini tecnici e di finanziamenti». Negli
ultimi tre anni gli Stati Uniti hanno finanziato con 1,5 miliardi di dollari le
forze di sicurezza colombiane nel tentativo di contrastare il
"narco-traffico". Secondo Otchere, il 10% di quella cifra basterebbe a
costituire una "Guardia Costiera" di tutto rispetto per l’Africa
Occidentale.
Al momento i servizi di sicurezza britannici sono quelli che operano
maggiormente nella zona, a stretto contatto con alcuni Paesi africani. Anche l’Italia
e la Germania hanno fornito elicotteri e gommoni e svolto opera di formazione
per coloro che operano sul campo. Ma gli esperti sono convinti che fino a quando
la domanda europea rimarrà così alta poco si potrà fare per
"sradicare" il fiorente commercio degli "stupefacenti".
LA SITUAZIONE
Aumenta il "contrasto", i "sequestri" sono in crescita
Tra il 1998 e il 2003, in tutto il continente africano la media dei sequestri di cocaina era di 0,6 tonnellate. Ma più di 100 tonnellate sono state scoperte in Europa solo nel 2005. Dal 2004 i sequestri in Africa hanno superato le 2,5 tonnellate. I dati per i primi nove mesi del 2007 parlano di 5,7 tonnellate di "povere bianca" sottratta ai trafficanti, per un valore commerciale di 480 milioni di dollari, con un aumento del 50% rispetto al 2006. In quest’ultimo anno, due grandi sequestri di "stupefacenti" in Africa Occidentale, uno in Ghana (1,9 tonnellate) e un altro in Guinea Bissau (0,6 tonnellate). Altre operazioni rilevanti contro i "narcos" sono state condotte in Senegal, Mauritania, Capo Verde, Benin e Guinea Conakry.