«Il premio Nobel Yunus?
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Non certo un benefattore»
L’arcivescovo di Dacca: «Il banchiere applica tassi alti e non sostiene i poveri».
Dal
nostro inviato a Dacca, Paolo Lambruschi
("Avvenire", 20/12/’07)
«Muhammad
Yunus? Un’icona
confezionata per l’Occidente, in realtà un astuto "businessman". L’Occidente
aiuti in modo nuovo e serio il Bangladesh "martirizzato" dai cambiamenti
climatici, combattendo l’"effetto serra"». Dal 2005 Paulinus Costa
è arcivescovo di Dacca, 18 milioni di abitanti, una delle città più povere
del Pianeta, capitale "bangladesha" dove almeno 4 milioni di persone
vivono negli "slum" privi di acqua e di luce. I fedeli nel Paese sono circa
300mila, discendenti dei portoghesi sbarcati nel Bengala da Goa nel 1600. Il
Paese ha 150 milioni di abitanti, 9 su dieci sono musulmani.
Siamo nella sua vecchia residenza, nel centro di una "megalopoli" asiatica più
povera della Calcutta di Madre
Teresa. La
popolazione urbana è triplicata in trent’anni con la fuga dalle campagne
spazzate dai monsoni, il traffico caotico delle auto è numericamente sovrastato
dai variopinti "risciò" a trazione umana, simbolo e principale mezzo di trasporto
nel Paese.
«Il fondamentalismo islamico è in crescita – chiarisce il presidente della
"Conferenza episcopale del Bangladesh", che nel prossimo giugno sarà
ricevuta dal Papa
a Roma per la visita "ad limina" – e pesca nella miseria. Ma non
abbiamo paura. Minacciati? Certo, ma siamo talmente piccoli da non esser
considerati una minaccia. In questo momento di emergenza umanitaria questa è la
nostra forza, perché possiamo agire liberamente. Qui è sempre vivo il ricordo
della bontà di Madre Teresa, cui ci ispiriamo Le autorità islamiche non lo
ammettono, ma il lavoro della
"Caritas"
sul campo è apprezzato e aiuta il
dialogo.
Quali sono le principali emergenze?
In questo momento l’emergenza ambientale sta diventando prioritaria. Le stagioni sono cambiate, monsoni e periodo secco si alternano in anticipo e con violenza mai vista. Le popolazioni più povere sono le vittime principali. Il Paese è uno dei dieci più a rischio, se l’"effetto serra" cambia il clima. Questo frena investimenti e sviluppo, accrescendo la miseria. I cattolici non devono sottovalutare la questione ambientale, anche questa è una loro responsabilità, devono ripensare i consumi e l’inquinamento. Altrimenti, i più miseri ne faranno le spese.
In Occidente guardiamo all’opera di Muhammad Yunus, il "Nobel" della pace 2006 che con la "Grameen Bank" ha dato fama al microcredito. Può essere un’alternativa per lo sviluppo?
Il microcredito è un metodo efficace, i missionari lo utilizzano da decenni. Quello praticato dalla "Grameen Bank", però, ci lascia perplessi. Anzitutto, non ammette al prestito i più poveri. Poi pratica tassi elevati, al 12%, che non riduce se si dimezza il debito E chi non riesce a pagare si trova l’ufficiale giudiziario a casa per sfrattarlo. Gente che magari si rivolge alle parrocchie per evitare di rovinarsi. Yunus è il "banchiere dei poveri", soprattutto un banchiere.
Un uomo d’affari...
Che non ha nemmeno devoluto in beneficenza l’equivalente monetario del premio "Nobel" dell’anno scorso, come si usa. In compenso, la "Grameen Bank" ha interessi nel campo dell’abbigliamento e della telefonia. In ogni angolo del Bangladesh si può telefonare con il cellulare sulle linee della compagnia di sua proprietà. Grazie ad accordi con le società occidentali, vende telefonini a basso costo, ma i poveri per pagare le schede magari non mangiano.
Perché è diventato così popolare da vincere il "Nobel"?
È amico dei Clinton, è l’icona
del musulmano politicamente corretto, che va bene all’"establishment"
finanziario e politico in Occidente. Dove gode di grande fama. Qui no. L’anno
scorso ha scritto una lettera aperta ai suoi concittadini dove spiegava di
volersi candidare alle presidenziali. Gli hanno voltato tutti le spalle.