In marcia per la pace,
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come una sola famiglia
Da Sotto il
Monte e da Seriate fino a Bergamo:
è il duplice percorso dell’iniziativa
promossa da "Cei", "Caritas", "Pax Christi" e
dalla diocesi lombarda,
che si svolge domani sera nella terra di Giovanni XXIII.
Così la 40ª edizione fa tesoro del "Messaggio" di Papa Ratzinger.
Il presidente di "Pax Christi"
Mons.
Valentinetti:
«Con Benedetto XVI
alla radice del bene dei popoli»
Paolo
Lambruschi
("Avvenire", 30/12/’07)
Nei suoi primi 40 anni la
marcia della Notte di San Silvestro ha scritto una vera e propria "grammatica
della pace". Ma per l’arcivescovo di Pescara-Penne, Tommaso
Valentinetti, quella di
domani, promossa dalla "Conferenza episcopale italiana", da
"Caritas italiana", da "Pax
Christi" e
dalla diocesi di Bergamo
porta in dono la preziosa riflessione di Benedetto
XVI sul ruolo della
famiglia nel creare comunità di pace.
«Il bilancio di questi decenni è nettamente positivo – spiega Valentinetti,
presidente di "Pax Christi Italia" – abbiamo visto snodarsi per le
città d’Italia un lungo pellegrinaggio di testimonianza e preghiera. Ne è
emersa una grammatica di pace attraverso i messaggi papali, è cresciuto il
numero dei partecipanti e l’attenzione. In molte diocesi, la sera del 31
dicembre e durante tutto il mese di gennaio si rifletterà su questi temi alla
luce di un cammino di fede».
Nel suo "Messaggio" per il primo gennaio 2008 il Papa ha parlato della famiglia come primo luogo per costruire la pace. Come valuta questa novità?
Una felice intuizione. Coniugando i temi della vita e della famiglia con quelli della pace ha compiuto un’operazione fondamentale perché anche nella comunità ecclesiale si rischia spesso di sottolineare singolarmente i primi o i secondi, quasi distinguendoli. Questi due temi sono stati invece coniugati dal Papa, perché tutto quanto riguarda la famiglia riguarda la pace e viceversa.
E come?
Il Papa è andato a cercare le radici profonde della costruzione della pace. Il bene della famiglia basata sul matrimonio tra uomo e donna diventa paradigma del bene di tutti i popoli. Papa Ratzinger allarga il ragionamento. E ricorda che anche la comunità sociale, per vivere in pace, è chiamata a ispirarsi ai valori su cui si regge la comunità familiare. Allora i temi della giustizia, del lavoro, della casa, intesa come salvaguardia del creato e "redistribuzione" equa della terra e delle materie prime, garantiscono la vita della famiglia come quella dell’umanità. Vi sono poi accenni ai temi economici, alla legge morale che va rispettata dalla famiglia come da tutta l’umanità, al superamento dei conflitti.
E al disarmo nucleare.
Un tema molto caro a Benedetto XVI, sono ormai parecchie volte che vi torna sopra.
La sera del 31 vi saranno momenti di riflessione ecumenica e di dialogo interreligioso. Quali legami hanno con la marcia?
Anzitutto vi sarà una preghiera ecumenica. Siamo reduci dall’"Assemblea di Sibiu" e portare il tema della pace all’attenzione delle Chiese europee è molto importante. Su questo tema, infatti, più facilmente si trovano punti d’incontro tra cristiani. Poi vi sarà una riflessione sulla famiglia umana partendo da Abramo, padre di ebrei, cristiani e musulmani. La terranno un cattolico, una donna di fede ebraica e una credente islamica.
Oggi cosa significa marciare per la pace?
Ricordare che la guerra e la violenza sono sempre presenti. Lo ha ricordato il Papa nella grande "litania" durante la benedizione natalizia "Urbi et Orbi", scandendo i luoghi dove si combatte e si soffre. Ci interpellano i drammi del Pakistan, dell’Iraq, il conflitto israelo-palestinese e il Darfur. Trovarsi insieme a pregare e a ribadire la nostra volontà di costruire la pace allarga gli orizzonti e aiuta a non dimenticarli.