CHIESA IN ITALIA

RITAGLI    In marcia per la pace,    DOCUMENTI
come una sola famiglia

Da Sotto il Monte e da Seriate fino a Bergamo:
è il duplice percorso dell’iniziativa
promossa da "Cei", "Caritas", "Pax Christi" e dalla diocesi lombarda,
che si svolge domani sera nella terra di Giovanni XXIII.
Così la 40ª edizione fa tesoro del "Messaggio" di Papa Ratzinger.

Il vescovo di Bergamo

Mons. Amadei:
«Nei luoghi di Roncalli,
il Pontefice della "Pacem in terris"»

Paolo Lambruschi
("Avvenire", 30/12/’07)

Il vescovo di Bergamo Roberto Amadei ricorda bene la sera del 31 dicembre 1967, le immagini e i volti che presero parte alla prima, storica marcia della pace di San Silvestro voluta da Paolo VI su intuizione di padre David Maria Turoldo.
«Erano anni di preoccupazione per le tensioni tra i due "blocchi" – racconta Amadei – . La prima marcia si concluse con la Messa celebrata da monsignor Oggioni al "Seminario vescovile" dove insegnavo storia. Ricordo l’entusiasmo dei partecipanti, tra questi il vescovo Bettazzi, presidente di
"Pax Christi", le associazioni e tante persone che spero di rivedere domani sera».
Sarà lui a celebrare l’Eucaristia in chiusura della marcia dei 40 anni che per la diocesi ha un doppio significato. Bergamo infatti nel 2008 vivrà l’anno giovanneo, che celebra mezzo secolo dell’elezione al soglio di Pietro del
Beato Giovanni XXIII.
La marcia della pace partirà infatti, come 40 anni fa, da
Sotto il Monte, paese natio del «Papa buono».
«Questa è un’occasione di gioia – aggiunge monsignor Amadei – , perché anzitutto ci consente di pregare per la pace meditando il messaggio papale. E poi perché, grazie alla marcia, possiamo ricordare una parte fondamentale della figura e dell’opera di Giovanni XXIII, partendo dall’Enciclica "Pacem in terris", il documento che per noi è un grande dono, considerato il suo testamento spirituale pubblicato due mesi prima di morire. Lì egli riprese la dottrina della Chiesa sulla pace e seppe aprire spiragli di speranza in un’epoca di grande preoccupazione. Durante tutta la sua vita Papa Roncalli fu un uomo che cercò di vivere in fratellanza con tutti, di dialogare con le diverse persone, con le culture e le religioni».

Bergamo torna dunque ad ospitare la marcia. Oggi che significato ha questo evento?

Anzitutto è un forte richiamo ai giovani per una fine dell’anno diversa, alternativa al consumismo e al mito del benessere. Ci fa capire che il nostro tempo va impegnato per gli altri. Premetto che a Bergamo ci sono problemi e si levano voci di intolleranza, ma credo che siano di gran lunga superati dalla tradizione di carità e spirito missionario. Dobbiamo ringraziare Dio per l’aiuto generoso che le nostre parrocchie danno all’attività missionaria, che è certo annuncio del Vangelo, ma anche e soprattutto aiuto materiale ai poveri. Sono poi commosso dai molti volontari e dalla solidarietà che sanno testimoniare. Il problema è come rendere queste scelte di costruzione di pace uno stile di vita e come comunicarlo alle nuove generazioni, che non sono più educate all’impegno e sono bombardate da messaggi di segno opposto. Questa è la nostra sfida educativa e la marcia, con il suo messaggio diretto e semplice, è uno strumento efficace per vincerla.

A proposito di sfida educativa, come valuta la definizione data dal Papa della "famiglia comunità di pace"?

Tocca un problema vero. Le radici della persona sono nella famiglia e se uno vi respira l’apertura verso gli altri, se capisce che la cosa più bella della vita è essere amati ed amare, si pongono le premesse perché la propria esistenza diventi dono per gli altri. L’umanità ha oggi la possibilità di "autodistruggersi". Dobbiamo perciò educare le persone alla pace. Ogni attentato alla famiglia diventa così un attentato alla pace.