DOPO RATISBONA

L’arcivescovo di Sarajevo: «Il Papa conosce molto bene la realtà del mondo,
quindi non ha senso chiedergli di fare retromarcia».

RITAGLI    Puljic: «Il Papa ha aperto una finestra»    DOCUMENTI

«Dove sono i campanili delle nuove chiese in Turchia, ad esempio?
E perché i cristiani in Sudan non possono vivere liberamente la propria fede?
E tutti i Paesi musulmani non reagiscono contro il terrorismo?».

Dal nostro inviato a Recoaro Terme, Paolo Lambruschi
("Avvenire", 16/9/’06)

Non ci sono alternative al dialogo con l'islam, ma l'Occidente, soprattutto l'Europa, deve aprire gli occhi e chiedere reciprocità ai Paesi islamici. E le parole pronunciate dal Papa, che conosce molto bene la situazione mondiale, hanno aperto una finestra sulla realtà.
Vinko Puljic, 61 anni, arcivescovo di Sarajevo dal 1990, cardinale di Bosnia dal 2004, è uno dei pastori europei che conosce meglio la realtà dell'islam con il quale si è sempre confrontato. Ieri era in Italia, invitato come relatore a Recoaro Terme al tradizionale convegno di studi internazionali dell'Istituto Rezzara di Vicenza, dedicato quest'anno al rapporto tra politiche sociali ed economia mondiale.

«Il Papa conosce molto bene la realtà del mondo - spiega il cardinale - quindi non ha senso chiedergli di fare retromarcia. Pur tenendo una lezione accademica, in Germania ha aperto una finestra su una realtà che il mondo non deve ignorare se vogliamo costruire una pace vera».

Quale?

L'Europa sembra non capire, bisogna creare buone relazioni con i Paesi islamici, non ci sono alternative. Ma serve la reciprocità, dire loro: noi accettiamo i vostri popoli, ma voi dovete accettare i cristiani. Dove sono i campanili delle nuove chiese in Turchia, ad esempio? E perché i cristiani in Sudan non possono vivere liberamente la propria fede? E perché tutti i Paesi islamici non reagiscono contro il terrorismo? Sono questioni che è importante porre con franchezza.

Come interpreta le polemiche sulla frase del Papa relative alla guerra santa, la jihad contraria all'autentico spirito del Corano?

Il Papa conosce molto bene la situazione dell'Islam mondiale e non ha parlato certo contro quella religione né offeso i musulmani. Queste reazioni mettono invece in evidenza una serie di problemi che ostacolano il dialogo. Anzitutto manca un'interpretazione coranica unica, le scuole sono molte. Secondo, l'islam non ha una vera e propria gerarchia ecclesiastica con cui interloquire, ma anche a livello teologico è difficile rapportarsi perché le interpretazioni variano a seconda del Paese. Terzo problema, manca la distinzione tra potere politico e religioso, che nelle repubbliche islamiche vanno a braccetto. Ecco allora che le masse islamiche diventano facilmente manipolabili.

Lei ha spesso denunciato la persecuzione patita dai cristiani in Bosnia in questi 11 anni di pace. Cosa è cambiato nel suo Paese dopo il trattato di Dayton?

L'islam bosniaco come lo conosco io è sempre stato diverso rispetto a quello arabo e asiatico. I nostri concittadini musulmani sono stati islamizzati durante i 400 anni di dominazione ottomana. La Bosnia prima della guerra era, a fasi alterne, abbastanza tollerante. Sotto il comunismo, poi, eravamo vicini, condividevamo l'oppressione. La guerra ha segnato uno spartiacque. L'Europa è rimasta a guardare inerte mentre i paesi musulmani mandavano aiuti: Iran, Pakistan, Arabia Saudita, Malaysia. E con l'aiuto portavano il loro pensiero, che è diverso da quello esistente da secoli nel nostro Paese. Soprattutto, sono arrivate le sette fondamentaliste. Dopo l'11 settembre, poi, la situazione è diventata più instabile, il clima è molto cambiato. Si sentono gli influssi politici sulla religione. Il punto è cercare di rompere il meccanismo di radicalizzazione cercando una strategia di dialogo. Possiamo ancora farcela, la mia terra può diventare un importante laboratorio di convivenza perché l'estremismo non è ancora maggioritario nella società.

E da dove si può cominciare?

Non è facile dire cosa fare, in questo momento poi… ma la strada del dialogo con l'Islam va trovata, non ci sono alternative. Non basta, però, la buona volontà. Occorre un approccio realista.