L’ATTESA DI RATZINGER

Benedetto XVI Martedì sarà sui luoghi del "terremoto".
«Porta Cristo tra chi soffre,
come il primo "Pontefice" nei viaggi descritti negli "Atti degli Apostoli".
Per noi è un forte messaggio di "speranza".
Ma tutta la "Chiesa", "Italiana" e mondiale, ci è vicina.
Dal "sisma" è nata una "foresta" di cose buone».

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L’Arcivescovo Giuseppe Molinari: «La visita del Papa è un grande "dono"».
«Nonostante le difficoltà e le paure, i miei Preti sono stati al loro posto,
accanto ai loro "fedeli", sia per le esigenze "materiali", sia per quelle "spirituali".
Continuano con umiltà e semplicità il loro "servizio"».

Papa Benedetto porterà la sua preghiera, tra la fede del popolo abruzzese...

MONS. GIUSEPPE MOLINARI, Arcivescovo a L'Aquila, in Abruzzo!

Dal nostro inviato all’Aquila, Paolo Lambruschi
("Avvenire", 26/4/’09)

La città "ferita" aspetta l’"ombra" di Pietro. L’espressione, tratta dagli "Atti degli Apostoli", piace molto all’Arcivescovo "metropolita" dell’Aquila Giuseppe Molinari, 71 anni, nativo dell’Aquilano e Parroco in città per 28 anni, prima di guidare la Diocesi dal 1996. È la definizione usata per le visite del primo Papa alle nascenti "comunità" dei cristiani in Palestina quando, narra il "testo sacro", il "vicario" di Cristo sanò una donna malata, Tabità, che significa "gazzella", e resuscitò un morto. «Portò gioia e speranza, ascoltò e guarì le inevitabili "ferite" – spiega l’Arcivescovo "sfollato", che ci riceve nel giardino della casa della sorella, dove vive in "tenda" e si ferma tra una visita e un incontro in questi giorni "frenetici", mentre cerca di far ripartire la "Curia" – , anche noi ne abbiamo bisogno. Papa Benedetto ci ha dimostrato da subito affetto e disponibilità a questa visita. Siamo molto contenti. Mi chiamò appena dopo la "tragedia" per testimoniare la sua preghiera per questa terra e la sua gente. Allora mi disse che sarebbe venuto appena possibile. Oltre alla sua "paterna" presenza, noi siamo felici di accogliere con lui l’"ombra" di Pietro, che porta Cristo nella nostra città che soffre. I primi "credenti" gli portavano i malati perché l’"ombra" del Papa li guarisse, così faremo noi».

Quale significato ha per voi?

La sua visita attirerà su di noi ancor di più l’attenzione, però come "credenti" conta la presenza particolare di Cristo nel Suo "vicario". Per noi rappresenta in questo momento la vicinanza del Signore che viene a "guarirci" da quello che in questo momento può turbare e uccidere la "speranza": abbiamo bisogno di "guarigione" da ogni "tentazione" di ripiego su noi stessi, da ogni atteggiamento contrario alla fede, che ci chiede di andare avanti sempre.

Tra i "gesti" che compirà il Papa, quale la colpisce di più?

Sono tutti significativi, ma il dono del "pallio" è straordinario. Dopo aver visitato Onna, il paese "martire", si recherà alla Basilica di Collemaggio e venererà l’"urna" di San Celestino donandoci il "pallio" che indossò il giorno della sua "elezione". Con quel "pallio" cingeremo la "reliquia" del Santo, un gesto che simboleggia il grande affetto del Papa e l’importanza del messaggio della "bolla del perdono", un invito alla pace e alla riconciliazione per tutto il mondo. Non dimentico la "rosa d’oro" che depositerà davanti alla statua della Madonna di Roio. All’Aquila è circondata da grande "devozione popolare": la porteremo dal Santuario diocesano perché è la statua cara ai nostri vecchi "pastori" abruzzesi che, finita l’estate, partivano con gli animali per le Puglie.

Torniamo a oggi: qual è la situazione a 20 giorni dal "terremoto"?

È una "tragedia" grande, ma è importante per il "disegno" di Dio. Chi crede e conosce la storia della salvezza e quella di Cristo sa che dopo la morte c’è la "vita nuova", la "risurrezione". Il "terremoto" non è la fine di tutto, anche se non abbiamo più lacrime per piangere chi non c’è più. Però grazie alla visita del Papa e alla preghiera di tutta la "Chiesa" speriamo di avere la forza di proseguire il cammino.

Anche sotto le "tende", la "Chiesa" aquilana non si è mai fermata un minuto...

Nonostante le difficoltà e le paure, i miei Preti sono stati al loro posto, accanto ai loro "fedeli", sia per le esigenze "materiali" sia per quelle "spirituali". Continuano con umiltà e semplicità il loro "servizio pastorale". Mi hanno colpito per la loro forza: diversi di loro non sono italiani, vengono dall’Africa o dal Sudamerica. Eppure sono rimasti con le loro "comunità" e stanno cercando di dare il meglio in condizioni difficili. Presto ci incontreremo per "riorganizzarci".

La "Chiesa Italiana" non ha fatto mancare la sua vicinanza…

Sì, sono commosso. C’è stata una risposa bella e spontanea. Ho sentito la "solidarietà" dei "confratelli" Vescovi, dei "religiosi". L’opera dei "volontari", delle "Caritas" e delle "associazioni" è sotto gli occhi di tutti. Dal "terremoto", dalla morte, dal male è venuto tanto bene, ha unito ancora di più la mia "Chiesa" e la "Chiesa Italiana". Senza contare l’affetto di tanti Vescovi di ogni parte del mondo, dove ci sono "migranti" abruzzesi, ma anche da luoghi "impensabili". La definirei una "foresta" immensa di cose buone.

In un’intervista a "Radio Vaticana", ha chiesto certezza su tre cose per "ripartire". Casa, lavoro e "Università". Perché?

Perché le famiglie stanno "tenendo", la mia è gente semplice con "valori" sani. Ma a lungo andare le famiglie "disgregate" si "sfaldano", la vita in "tenda" logora e divide. Serve allora la possibilità di tornare a produrre e progettare. Quanto all’"Università", è l’intervento più rapido da effettuare, bastano strutture leggere e sicure. Prima del "sisma" vivevano in questa città 30mila studenti, dobbiamo farli tornare per fare ripartire molto in fretta l’economia, la cultura e il "tessuto sociale". Gesti "concreti" ridanno la "speranza".