IL NOBEL DELLA PACE AL BANCHIERE DEI POVERI
Fiducia agli esclusi la sua rivoluzione|
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Paolo
Lambruschi
("Avvenire", 14/10/’06)
A caldo, quando ieri gli hanno
comunicato che aveva appena vinto il Nobel per la pace 2006, Muhammad
Yunus ha esclamato che
era stato premiato il sogno di un mondo senza povertà. In realtà, il massimo
riconoscimento alla Grameen
Bank e al suo fondatore,
inventore del microcredito, nasce da un lavoro tutt’altro che utopistico.
Per capire meglio la portata globale delle intuizioni innovative e concrete di
Yunus, bisogna camminare sulle strade del Sud più povero, detto con una brutta
definizione «quarto mondo». Da qui egli infatti è partito più di 30 anni fa
alla scoperta della realtà che lo circondava, quella della società rurale del Bangladesh. Girando sconvolto per i villaggi devastati dalla carestia agli inizi
degli anni '70, il «banchiere dei poveri» ha trovato ragioni ed energie per
smontare il luogo comune più diffuso in banca: quello che nega agli indigenti
il diritto al credito perché non sarebbero in grado di garantirne la
restituzione. Yunus, invece, ha capito che prestare soldi, anche pochi, a chi
non ha nulla è conveniente perché nessuno ripaga i debiti più puntualmente
dei poveri.
L’economista ha ribaltato anche un altro luogo comune puntando sulle donne,
che sin dall’inizio ha reputato i soggetti più affidabili per battere la
povertà. Non importa che siano senza casa, malnutrite, emarginate. Nella
maggior parte dei casi sono infatti le madri a prendersi cura della famiglia, a
sfamare i figli e, se riescono ad avviare un’attività artigianale o
commerciale, si rivelano amministratrici sagge.
Il coraggioso professore ha intuito che la chiave era offrire soprattutto a loro
un’opportunità di credito a rischi sostenibili. Erano infatti sufficienti
piccoli prestiti per dar vita a piccole imprese con buone probabilità di
successo. Era nato il microcredito, una rivoluzione finanziaria basata sulla
fiducia agli esclusi, a chi in una banca non potrà mai mettere piede.
La strada del professore non è stata tutta in discesa. Ma dopo 30 anni i fatti
gli hanno dato ragione, i tassi di rientro dei prestiti della Grameen bank
superano da almeno un decennio il 90%. E il premio di ieri consacra una
filosofia di lotta alla povertà attraverso lo stimolo alla libera iniziativa
individuale. Che fa leva sulla dignità e il desiderio di riscatto di ogni
essere umano e che rende giustizia alle donne, protagoniste sottovalutate e
discriminate in gran parte del pianeta.
Qualcuno si chiederà perché il massimo riconoscimento per un operatore di pace
sia andato quest’anno ad un economista e non a un diplomatico o a un politico.
In realtà il geniale professore ha presentato il proprio lavoro e le proprie
convinzioni a tutti, senza rinchiudersi in recinti ideologici. In Italia diremmo
che ha trasformato il microcredito in un’iniziativa trasversale. Si è
confrontato con l’agguerrito associazionismo mondiale, è diventato un’icona
"no global", i suoi metodi sono stati adottati da "ong" come
da banche tradizionali di tutti i continenti. Ma si è guadagnato, in parallelo,
il sostegno della Banca mondiale e delle Nazioni unite che oggi considerano il
microcredito strumento essenziale per lo sviluppo.
Ha insomma segnato un passo importante nella lotta alla disuguaglianza, una mina
enorme sulla via della pace. E ha aperto ai poveri di ogni latitudine una strada
per riprendersi in mano il proprio futuro.