Il "Nobel" per la pace Al Gore
Causa eccellente,
molto meno il "testimonial"
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Andrea
Lavazza
("Avvenire",
13/10/’07)
Sarà la tutela ambientale uno
dei nuovi "pilastri" della pace? Nel 1963, Giovanni
XXIII individuò la
verità, la giustizia, l’amore e la libertà come i fondamenti della vera
concordia tra i popoli invocata nell’enciclica "Pacem in Terris".
Allora, i cambiamenti climatici non erano ancora percepiti come un pericolo e
gli "sfregi" al Pianeta nella corsa alla crescita produttiva venivano
in gran parte sottovalutati.
Oggi, la salvaguardia del Creato è diventata una reale priorità. I danni all’"ecosistema"
non soltanto sono destinati a peggiorare la vita di tutti, ma minacciano di
suscitare conflitti per l’accesso a risorse fondamentali divenute più scarse
(come l’acqua) o per pressioni migratorie dovute alla riduzione delle terre
abitabili e coltivabili. È quindi positivo che si cerchi di sensibilizzare al
rispetto della "Natura", che non è solo un nobile sentimento, ma va
poi declinato in scelte politico-economiche e comportamenti individuali.
Richiami in questo senso sono stati recentemente, e in più occasioni, lanciati
da Benedetto
XVI, che ai giovani
riuniti a Loreto
ha ricordato gli evidenti segni di uno sviluppo che ha rotto delicati equilibri
e li ha invitati, «prima che sia troppo tardi», ad «adottare scelte
coraggiose (...) per invertire quelle tendenze che rischiano di portare a
situazioni di degrado irreversibile». Non è perciò "stravagante" legare la pace
anche all’ambiente. Il premio "Nobel", con il suo prestigio e la sua
visibilità, può costituire la giusta "tribuna" per questo inedito binomio. Una
buona causa ha però bisogno di un "testimonial" all’altezza. E la
scelta dell’"Accademia norvegese" di laureare Al
Gore, insieme con il
"Comitato intergovernativo dell’Onu" ("Ipcc"), non sembra
raggiungere questo risultato. Qualcuno si è già spinto a parlare di "hollywoodizzazione"
del riconoscimento, conferito in passato ad Albert Schweitzer, Martin Luther
King, Madre
Teresa di Calcutta,
Tenzin Gyatso (il Dalai Lama) e alla dissidente birmana Aung
San Suu Kyi.
L’ex vicepresidente americano in febbraio ha infatti trionfato all’
"Oscar" con il "catastrofistico" film-documentario "Una
scomoda verità", in cui annuncia, a causa dell’"effetto
serra", un
innalzamento di sei metri degli oceani che andrebbero così a sommergere aree
popolate da 100 milioni di persone. Evento che invece richiederebbe millenni. E
non è la sola smentita ai suoi dati e alle sue previsioni. Nove ne ha
sentenziate l’"Alta Corte" di Londra, chiamata a esprimersi dopo che
il governo britannico aveva deciso di diffondere la pellicola nelle scuole del
Paese. Nelle sue conferenze in giro per il mondo, predica un cambiamento di
abitudini, ma un comitato del Tennessee ha scoperto che nella sua villa di
Nashville consuma in un mese più energia di un cittadino medio in un anno.
Strategie troppo rigide e inefficaci, gli contestano poi scienziati e altri
esponenti politici.
Lo stesso "Ipcc", deputato a tenere sotto controllo il cambiamento
climatico, ha diffuso spesso cifre allarmistiche sul riscaldamento con lo scopo
di «scuotere la gente e spingere i governi a fare qualcosa». I suoi rapporti
sono basati sull’interpretazione di studi altrui e non su ricerche autonome e
mirate (con la componente di "discrezionalità" che ne consegue), benché vada
riconosciuto che è stato l’organismo più attivo nel tenere alta l’attenzione
e nello spingere gli Stati a intervenire.
Il "Nobel" per la Pace, insomma, rischia di regalare autorevolezza e
credibilità a una prospettiva "oltranzista" sulla sorte della Natura che, tra l’altro,
vede nell’uomo quasi un elemento di "disturbo", si fa paladina del controllo
demografico e dell’aborto. Ben lontana dall’"ecologia" promossa
già nel 1991 da Giovanni
Paolo II con la
"Centesimus annus", in cui si invitava a uno sviluppo coniugato con la
dignità umana e il rispetto ambientale. Tutelare il Creato è una delle sfide
principali del secolo, Gore in questo ha merito e ragione. Ma non tutte le
ricette sono ugualmente condivisibili.