Nuovo "ordine mondiale"

RITAGLI     Quei "suggerimenti vaticani"     DOCUMENTI
e l’ora di fare sul serio

Andrea Lavazza
("Avvenire", 17/2/’09)

Da dove può emergere un nuovo ordine mondiale per l’economia "globalizzata", quella che in pochi secondi sposta cifre astronomiche da un capo all’altro del "Pianeta" e, con la stessa rapidità, può fare evaporare miliardi di dollari dalle "Borse", condannando al fallimento aziende e mettendo sul lastrico lavoratori e risparmiatori? Alla domanda – la più alta, la più impegnativa, ma per alcuni aspetti anche la più "retorica" – sono chiamati a dare risposta in quattro mesi gli esperti del "G7", dopo l’impegno sottoscritto Sabato a Roma dai "leader" delle nazioni più industrializzate. «Una sfida affascinante, tecnicamente, moralmente e politicamente», l’ha definita il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti. «Bisogna preparare qualcosa di simile a una nuova "Bretton Woods"», gli ha fatto eco l’ex "premier" Romano Prodi, richiamando il grande "accordo monetario" che nell’immediato "dopoguerra" garantì stabilità e favorì la strabiliante crescita dei decenni "post-bellici". La "crisi" di oggi – forse la più grave dal 1929 – sembra mettere tutti d’accordo sulla necessità di una "ripartenza", con nuove regole e rinvigoriti "afflati etici". Che qualcosa non abbia funzionato nella "finanza liberista" degli ultimi anni, che esista attualmente un "deficit" di fiducia dovuto agli eccessi del passato, che gli stessi meccanismi del mercato siano rimasti vittime di un "grippaggio" sono constatazioni ampiamente condivise. Quando, però, si tratta di guardare avanti e di scrivere norme diverse ci si scontra con la difficoltà di passare dalle "enunciazioni di principio" alle concrete "misure operative". Al capezzale del malato tutti sono grandi dottori, se tuttavia bisogna incidere il bisturi nel tumore le mani cominciano a tremare.
Non tremava, invece, la penna del Papa quando ha "vergato" il suo "Messaggio" per la
"Giornata Mondiale della Pace 2009", né erano esitanti gli "estensori" della "Nota" della "Santa Sede" su "finanza e sviluppo", redatta dal "Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace" nello scorso Novembre. Basta ridurre i compensi astronomici dei "top manager", misura "moralizzatrice" di cui molto si parla di qua e di là dell’Atlantico? Non pare proprio. Nel minuscolo "Stato Vaticano" non risiedono "banchieri centrali" né "economisti" di vaglia internazionale; eppure, in quei due "documenti" è distillata un’incisiva saggezza "antropologica" coniugata con un "realismo" che non fa sconti alla drammaticità del momento.
Benedetto XVI evidenzia i «"contraccolpi" negativi di un sistema di scambi finanziari basati su una logica di brevissimo termine, che persegue l’incremento del valore delle attività e si concentra nella gestione tecnica delle diverse forme di rischio». L’analisi di "Iustitia et Pax", dal canto suo, sottolinea «l’orizzonte temporale degli operatori appiattito sul presente» e il ruolo decisivo dei mercati "offshore", "paradisi fiscali" senza controlli, in cui sarebbero "spariti" 860 miliardi di dollari l’anno, con una sottrazione di "gettito" per le casse pubbliche di 255 miliardi. Ebbene, bastano poche frasi, tratte da articolati "documenti", per capire che se l’obiettivo è quello di costruire un sistema economico solido, che guardi allo sviluppo corretto e integrale, senza sfruttare o escludere intere aree della Terra, non si può pretendere di avere tutto. Non è cioè possibile continuare a servirsi di quegli strumenti finanziari ad altissima pericolosità potenziale che hanno alimentato il "boom" recente e, nello stesso tempo, chiedere "etica" e regole severe; non pare praticabile ridisegnare i confini di ciò che è saggio e lecito e aspettarsi credito facile e a buon mercato come se nulla fosse accaduto.
Certo, non vi è nessun obbligo di disegnare un nuovo "ordine planetario". Ma quando si lancia un "proclama" di quel genere sarebbe meglio specificare che «nessun pasto è "gratis"», come ripeteva Milton Friedman, proprio uno dei "guru" del "liberismo". Per un mondo meno soggetto alle tempeste e una "globalizzazione" più giusta – il Papa l’ha detto con chiarezza – , c’è un prezzo da pagare. Per "top manager" e comuni cittadini, "azionisti" e lavoratori, seppure in diversa proporzione. Un costo, che a nostro avviso, vale la pena di sopportare.