Parla il "teologo" Mons. Giacomo Canobbio:
«Oggi le "neuro-scienze" interpretano la mente come un
"computer". Smarrendo i "fondamenti"».
«Abbagliata dalle "scoperte" sul funzionamento del cervello,
certa "ricerca" si riduce a considerare la realtà
soltanto nel suo
volto "fenomenico"».
«Occorre invece riflettere, insieme alle "scienze umane",
su quali "tratti specifici" hanno condotto al "salto"
decisivo
dall’animale all’uomo».
Andrea Lavazza
("Avvenire", 12/5/’09)
"Perché rinunziare all’anima?", si intitolava un fortunato "pamphlet" di qualche anno fa. Ma quell’"appello" non ha trovato larga accoglienza nell’ambiente culturale, che preferisce parlare di "mente", se non di "cervello". Per fortuna, i "teologi" non smettono di discutere di "anima" e, qualche volta, compiono lo sforzo di rendere le loro riflessioni accessibili a un pubblico più vasto. Così ha fatto Monsignor Giacomo Canobbio, "docente" di "Teologia Sistematica" alla "Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale" e allo "Studio Teologico" di Brescia, già Presidente dell’"Associazione Teologica Italiana". Il suo recentissimo "Il destino dell’anima. Elementi per una teologia" ("Morcelliana") è una ricca e agile introduzione all’aperto "dibattito" contemporaneo e una difesa dell’anima come «causa di funzionamento del cervello» e «condizione di possibilità dell’"interlocuzione" con Dio e con gli altri».
Monsignor Canobbio, di "anima" si parla meno che in passato tanto che, forse, anche qualche "cattolico praticante" sarebbe in difficoltà a darne una "definizione". Ce la può dare lei?
«Dare una "definizione" dell’anima non è facile. Si potrebbe dire che è il "principio spirituale" costitutivo della persona umana, ma poi si dovrebbe ancora precisare di che genere sia tale "principio". A me pare si potrebbe descrivere l’anima come l’elemento distintivo degli esseri umani, ciò che fonda e permette la "relazione" (ciò implica coscienza, capacità di decisione, di meraviglia, di amore, di "unificazione"...), sia con gli altri esseri umani, sia con Dio, sia con il mondo. Dire elemento distintivo significa richiamare la "differenza" che gli umani hanno rispetto agli altri animali».
Il concetto di "anima" sta perdendo spazio a favore di quello di "mente". Perché?
«La ragione mi pare sia duplice: anzitutto l’entusiasmo che accompagna le "scoperte" sul funzionamento del cervello (senza il quale gli "atti" dell’anima umana nell’attuale condizione non potrebbero darsi); poi, l’equiparazione di tale funzionamento con quello di una "macchina" (il "computer"). Sullo sfondo si manifesta una tendenza a considerare la realtà in generale nella sua "fenomenicità", senza cercare il fondamento ultimo del "fenomeno"».
Sotto la pressione del "naturalismo scientifico", anche nella "teologia" contemporanea si è animato un "dibattito" sull’anima e il suo destino, un "dibattito" che va oltre la "tradizione" consolidata…
«È inevitabile che ciò avvenga. La "teologia" si lascia stimolare dalle varie forme di sapere, che quando si tratta della persona umana toccano le questioni "radicali", quelle alle quali la "teologia" intende rispondere rileggendo il libro della "rivelazione’ di Dio. Da questo libro la "teologia" non può prescindere, poiché in esso trova la "visione" che Dio ha della realtà, in particolare degli esseri umani. Il richiamo alla "tradizione" non può essere poi dimenticato: se la "teologia" si lasciasse condurre solo dalle "scoperte scientifiche", sarebbe in balia di queste ultime, che per definizione sono sempre "rivedibili"».
Si possono riassumere sommariamente i termini del "dibattito" attuale?
«I problemi che la "teologia" si trova oggi ad affrontare sono
fondamentalmente due: quello dell’"origine" dell’anima e quello
del suo "destino" nella morte. Il primo in connessione con la teoria
"evoluzionista", che induce a ripensare l’apparire degli esseri
umani e, quindi, il "salto" tra il mondo animale e il mondo dell’uomo.
Il secondo a partire dalla constatazione che un "cadavere" non pensa,
non ama, non decide... e, dunque, non può essere identificato con l’essere
umano.
Sulla scorta di una concezione "unitaria", si deve concludere che
tutta la persona umana muore, o muore soltanto il corpo? Se il primo problema è
relativamente facile da risolvere, il secondo è un po’ più complesso, e su
questo la "teologia" ha fatto tentativi non del tutto condivisi. Ma la
"teologia" è una forma di sapere "in progress"...».
Non pochi sostengono che si dovrebbe tornare al concetto "biblico" di "nefesh", dando più enfasi all’idea di "risurrezione" dell’uomo "integrale" che non a quella di "immortalità" dell’"anima". Perché? È una posizione corretta?
«Il concetto "biblico" di "nefesh" è più complicato di quanto non si pensi: indica, mediante una serie di "verbi" che sono associati a questo termine, la persona umana nella sua "protensione" verso la vita. Il rimando alla "protensione", al desiderio, permette di vedervi ciò che nella tradizione "teologica" si è voluto dire con il termine "anima", cioè la destinazione degli esseri umani a una vita in "pienezza". San Tommaso direbbe che il desiderio nativo non può essere "frustrato", quindi la morte non può essere la parola "fine" sull’esistenza. In tale senso, l’anima può essere intesa come l’elemento che, posto da Dio nell’uomo, garantisce, dal versante della struttura umana, la continuità tra vita "attuale" e la vita "futura", quella in "pienezza"».
Le acquisizioni delle "neuro-scienze", che paiono ridurre l’uomo al "cervello", stanno minando persino il concetto di "mente". Di fronte ad esse, come può attrezzarsi l’"antropologia cristiana"? E la "teologia"?
«L’"antropologia cristiana" dialoga con tutte le forme di "sapere", ma nello stesso tempo ne dichiara il limite, quando queste pretendono di essere "esaustive". Ridurre l’uomo al cervello non aiuta a capire perché a volte il cervello reagisca in un modo e a volte in un altro. La "teologia" ha la "pretesa" di difendere l’originalità dell’essere umano, richiamandone appunto l’"origine" singolare e la "destinazione", che fondano la capacità di una relazione con il "Principio" e il "Compimento" dell’esistenza umana, mediante il concetto di "anima"».