Verso l’"anno sacerdotale": l’impronta del Parroco di Bozzolo sulla vita dei "Presbiteri".
Don Mazzolari, Prete
fino in fondo
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Mons.
Lafranconi, Vescovo di Cremona:
«Ebbe in primo luogo un amore "appassionato" per Cristo e la sua
Chiesa.
Amore che lo sostenne anche nei momenti di "incomprensione"».
Mons. Busti, "Pastore" a Mantova:
«Contrastò con vigore il "comunismo", molto radicato nella nostra
"provincia",
ma seppe amare le persone che in quella "ideologia" si
riconoscevano».
Enrico Lenzi
("Avvenire", 22/4/’09)
«Primo Mazzolari Sacerdote».
Fu lo stesso Don Primo a volere incise solo queste tre parole sulla "lapide" della
sua tomba (oggi custodita nella Chiesa di San Pietro a Bozzolo).
Una scelta significativa, quasi ad indicare il cuore della sua azione su questa
terra: l’essere stato Sacerdote. A cinquant’anni dalla sua morte (avvenuta
il 12 Aprile 1959 dopo alcuni giorni di agonia a seguito di una "emorragia
cerebrale") la figura e la lezione di Don Mazzolari appaiono quanto mai
attuali. Ne sono convinti il Vescovo di Cremona,
Monsignor Dante Lafranconi,
e il Vescovo di Mantova,
Roberto Busti,
che con il Cardinale di Milano, Dionigi
Tettamanzi, hanno
concelebrato Domenica scorsa la solenne "Messa" nell’Anniversario
della morte.
Bozzolo, il paese nel quale Don
Primo Mazzolari visse
e operò dal 1932 fino alla morte, appartiene alla Diocesi di Cremona, ma,
civilmente, si trova in provincia di Mantova. In entrambe le realtà ecclesiali
il ricordo del Sacerdote è molto sentito. «Per quello che ho potuto rilevare
– racconta Monsignor Lafranconi – c’è la memoria di un Prete che è stato
Prete fino in fondo.
Un Sacerdote che seppe guardare con acutezza il cammino della società del suo
tempo e il ruolo della Chiesa nel suo tempo. Il tutto alla luce del
"Vangelo"». E anche nel "Mantovano" Don Primo «ha avuto
forti legami con altre figure significative della mia Diocesi – aggiunge
Monsignor Busti – . Penso allo scambio di lettere che ebbe con Monsignor
Arrigo Mazzali, per decenni Parroco del Duomo di Mantova.
Entrambi ebbero momenti difficili all’interno della Chiesa, ma non
abbandonarono mai il campo».
Don Mazzolari, infatti, non ebbe vita facile nella sua "missione
pastorale", anche perché, come riconobbe Paolo
VI in un’Udienza
concessa ai "bozzolesi" nel 1970, «lui aveva il passo troppo lungo e
noi si stentava a stargli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche
noi. Questo è il destino dei "profeti"». «Sicuramente fu un uomo di
grande sensibilità – commenta il Vescovo di Mantova – e seppe vedere in
anticipo alcuni aspetti che oggi, dopo il "Concilio Vaticano II",
forse diamo per acquisiti». E nel suo camminare così avanti «chiese, in
sostanza, ai cristiani di essere coerenti con il "Vangelo" –
aggiunge il Vescovo di Cremona – . Un messaggio chiaro e valido anche oggi, in
una società sempre più "secolarizzata", nella quale c’è chi
abbraccia il "messaggio cristiano" con titubanza o solo formalmente».
Un Sacerdote calato nel proprio tempo, ma anche capace di guardare «ai
lontani». Un dialogo e un confronto che condannò «le teorie errate» ma mai
«l’uomo che le professava». «Anticipò la distinzione pronunciata qualche
anno dopo da Giovanni
XXIII:
"distinguere tra peccato e peccatore" – ricorda Monsignor Busti –
. E Don Mazzolari combatté con vigore il "comunismo", molto radicato
nella nostra "provincia", ma seppe amare le persone che in quella
"ideologia" si riconoscevano». Una capacità, quella di guardare all’uomo,
che, aggiunge Monsignor Lafranconi, «credo abbia radici in due profonde
dimensioni. In primo luogo un amore "appassionato" per Gesù Cristo e
la sua Chiesa. Amore che lo sostenne anche nei momenti di difficoltà e di
"incomprensione". E poi una dimensione "culturale": l’amore
di Cristo tradotto in cultura capace di dialogare con il mondo, e di
confrontarsi con esso. Di dialogare anche con i lontani in un "anelito
missionario". Mi pare un messaggio da raccogliere». Del resto Don
Mazzolari nei suoi scritti e nei suoi discorsi disse spesso che «era facile
parlare dei poveri, ma molto meno far parlare i poveri, cioè saperli ascoltare
davvero». Insomma auspicava «non una rivoluzione che invidi, ma una
rivoluzione che ami». Una passione che «mi ha reso a volte violento e
"straripante"», anche se «ho trovato pace nell’obbedienza alla
Chiesa». «Parole che spiegano meglio di qualunque altra il suo amore per
Gesù, per la Chiesa e per il suo essere Sacerdote», commenta Monsignor
Lafranconi. Una «visione forse "utopica" – ammette Monsignor Busti
– , ma credo che sia giusto vedere il messaggio e l’azione di Don Mazzolari
dal punto di vista "evangelico". È stato il cuore della sua azione di
uomo, cristiano e Sacerdote.
Certo la Chiesa, fatta di uomini, lo fece soffrire, ma lui continuò ad amarla
senza mai abbandonarla. È la sua grandezza». Un giudizio condiviso anche dal
Vescovo di Cremona, che ricorda come anche «l’allora Vescovo, Monsignor
Giovanni Cazzani, continuò a volergli bene, anche quando si trovò nella
condizione di doverlo rimproverare per qualche sua azione o scritto».
Sono passati 50 anni dalla morte di Don Mazzolari. Un Anniversario ricordato da
molti, ma anche segno di una "attualità" del suo pensiero. Ma quale
"eredità" ha lasciato alle due Diocesi che lo videro operare?
«Penso che l’eredità che ci ha lasciato sia proprio questo amore
"appassionato" – risponde il Vescovo di Cremona – . Di essere
stato un cristiano capace di trasmettere con foga e passione l’amore a Cristo
e alla Chiesa». «Fu un cristiano che seppe condividere la realtà del suo
tempo – aggiunge il Vescovo di Mantova – . Per me è un forte richiamo a una
fede che sappia guardare verso l’"Alto", inteso come Dio. Una fede
che ha saputo fargli guardare "oltre", in una visione "profetica" senza
dimenticare la dimensione del suo tempo». Un’"eredità"
impegnativa, offerta non solo alle Diocesi di Cremona e di Mantova, ma a tutta
la comunità cristiana italiana. «Un’eredità spirituale» e «un’attualità
del suo pensiero» da riscoprire, come ha auspicato lo stesso Benedetto
XVI lo scorso primo
Aprile, ricevendo i rappresentanti della "Fondazione
Don Primo Mazzolari".
«Auspico – disse il Santo Padre – che il suo profilo sacerdotale limpido di
alta umanità e di filiale fedeltà al messaggio cristiano e alla Chiesa possa
contribuire a una fervorosa celebrazione dell’"Anno Sacerdotale",
che avrà inizio il 19 Giugno prossimo». Un anno da vivere anche alla luce
della testimonianza resa «da un così significativo protagonista del
"cattolicesimo" italiano»: "Primo Mazzolari Sacerdote".