PASTORALE GIOVANILE

"Cei": al via ieri con il cardinale Rylko il "Convegno nazionale di pastorale giovanile".

RITAGLI     Chiesa e giovani,     DOCUMENTI
educare alla fede rinnova la società

Il presidente del "Pontificio Consiglio per i laici":
il "magistero" di Benedetto XVI come risorsa di fronte alla «crisi educativa».
Gli interventi di Sozzi, Dal Molin e Perego.

Dal nostro inviato a Salsomaggiore Terme (Parma), Matteo Liut
("Avvenire", 25/1/’08)

Anche se il "relativismo" oggi è un «dogma» e sembra quasi impossibile trasmettere il valore base, «l’impegno della Chiesa a favore dell’educazione dei giovani alla fede, alla sequela di Cristo e alla testimonianza ha il valore di un contributo per fare uscire la società dalla crisi e mettere un argine alla sfiducia». In una silenziosa e invernale Salsomaggiore la "pastorale giovanile" riscopre la bellezza della sfida di essere «cuore dell’opera evangelizzatrice della Chiesa». E lo fa non solo attraverso il confronto tra i 600 delegati delle diocesi e delle associazioni, ma anche mettendosi in ascolto delle parole di Benedetto XVI.
A farle risuonare nelle sale del "Palazzo Congressi", dove è in corso il
"X Convegno nazionale di pastorale giovanile" sul tema «E si prese cura di lui. Incontrare i giovani fino agli estremi confini», è stato ieri mattina il cardinale Stanislaw Rylko, presidente del "Pontificio Consiglio per i laici".
C’è una riflessione sulla pastorale giovanile nel "magistero" di Ratzinger? «Benedetto XVI offre degli insegnamenti rilevanti e pratici per cogliere ciò che è essenziale nell’impegno a favore dei giovani», ha sottolineato il porporato. «Con i suoi insegnamenti il Papa conferma la regola che non c’è niente di più pastorale di una buona e solida teologia», ha aggiunto Rylko, che ha poi rilevato come gli educatori cristiani non si devono scoraggiare davanti alla constatazione dell’esistenza di una reale «crisi educativa», dovuta «alla carenza di veri maestri, come ha dimostrato l’episodio dell’
"Università La Sapienza"». Con i giovani in particolare «la pastorale deve essere intesa come un accompagnamento personale. Perché ogni singolo ragazzo è prezioso per noi, come sta dimostrando la Chiesa italiana con il suo impegno».
«Per "toccare" i giovani – ha detto Rylko – dovete mostrare loro con la vostra vita che il modo di vivere cristiano è realizzabile e ragionevole, anzi il più ragionevole». Gli strumenti? Uno su tutti è lo stesso Ratzinger a indicarlo: «L’appello del Papa è quello di non esitare a promuovere una vera e propria "pastorale dell’intelligenza" che prenda sul serio le domande dei giovani», ha detto il cardinale. D’altra parte «Benedetto XVI mostra una straordinaria capacità di dialogare con i giovani di oggi, che evidentemente capisce molto bene». E le
"Gmg"? «Per il Papa sono un grande "laboratorio" di pastorale giovanile – ha concluso Rylko – , da qui stanno uscendo nuove generazioni di giovani ma anche nuove generazioni di educatori».
Nuove strade, nuovi percorsi, quindi vanno ricercati, come ha sottolineato nel suo intervento Vittorio Sozzi, responsabile del "Servizio nazionale per il progetto culturale", che ha messo in luce gli stimoli e le indicazioni alla pastorale giovanile e corrispondenze emersi dal
"Convegno ecclesiale di Verona". Tra le idee fondamentali che hanno guidato in particolare la "Nota pastorale" redatta dalla "Cei" dopo l’evento "scaligero", Sozzi ha messo in luce l’importanza della «scelta del primato di Dio nella vita e nella pastorale» e dell’indicazione degli ambiti concreti in cui è richiesta la testimonianza cristiana. Le linee emerse da Verona, ha sottolineato Sozzi, trovano conferme proprio nelle due Encicliche di Benedetto XVI: «Lo stesso tema di Verona – ha ricordato – è stata la "speranza": ciò ricorda agli educatori che il loro compito è quello di aiutare i giovani a guardare al futuro». Verona, inoltre, ha indicato cinque "ambiti" che giocano un ruolo fondamentale anche nell’educazione dei giovani, ha ricordato Sozzi, ma per essere davvero incisivi questi "ambiti" «devono interagire tra loro e la pastorale deve attraversarli tutti, senza chiudersi in singole dimensioni».
Nel pomeriggio don Nico Dal Molin, direttore del "Centro nazionale vocazioni", ha condotto la riflessione sulla dimensione vocazionale della pastorale giovanile, chiamata a mettersi in ascolto della «ricerca del senso e della felicità che caratterizza i giovani, una ricerca che non deve trasformarsi in una forma di "autorealizzazione" a tutti i costi». «Ogni vita è vocazione – ha sottolineato Dal Molin – e ogni vocazione deve essere vita».
Responsabilità degli educatori cristiani, ha sottolineato poi monsignor Giancarlo Perego, della "Caritas Italiana", è quella dell’«educazione al servizio, animata sempre dall’attenzione agli ultimi, ai lontani». «L’ascolto non è dato solo dai luoghi ma dalla qualità delle relazioni – ha aggiunto il sacerdote ricordando le innumerevoli iniziative della "Caritas" che vedono i giovani protagonisti – . Solo così l’ascolto può essere davvero la "terza porta d’ingresso" alla Chiesa, dopo i sacramenti e la catechesi».