PASTORALE GIOVANILE

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è Cristo il vero «obiettivo» della pastorale

Il vescovo di Fidenza, Carlo Mazza, domenica ha chiuso il "Convegno nazionale"
degli operatori diocesani che si occupano delle nuove generazioni:
«È Gesù l’unico a prendersi davvero cura di noi».

Dal nostro inviato a Salsomaggiore Terme (Parma), Matteo Liut
("Avvenire", 29/1/’08)

Era stato ricordato all’inizio del "X Convegno nazionale di pastorale giovanile" ed è stato nuovamente ripetuto alla conclusione, diventando così un vero e proprio "mandato" alle migliaia di educatori cristiani. «Il senso ultimo della "pastorale giovanile" è che tutti i giovani incontrino Gesù e in lui trovino il senso ultimo della propria vita», erano state le parole di don Nicolò Anselmi, direttore del "Servizio nazionale per la pastorale giovanile", che così aveva inaugurato i lavori che hanno visto convergere a Salsomaggiore Terme 600 responsabili e operatori diocesani impegnati a favore dei giovani.
«Non c’è migliore epilogo per questo Convegno che consegnare i giovani a Gesù: nel suo corpo ognuno di loro può trovare un’espressione della propria scelta di libertà», ha detto domenica il vescovo di Fidenza,
monsignor Carlo Mazza, chiudendo con una Messa in Cattedrale il "X Convegno nazionale" e il "XXII Convegno giovanile diocesano".
Si sono concluse così le cinque giornate intense, dedicate al tema «E si prese cura di lui. Incontrare i giovani fino agli estremi confini», sul quale i responsabili della
"pastorale giovanile" di tutta la Penisola si sono confrontati non solo con chi lavora in altri ambiti della pastorale, ma anche con coloro che vivono accanto alle nuove generazioni in ambienti come la scuola, lo sport, la formazione professionale. A fornire idee e strumenti sono stati anche i numerosi "stand", che hanno animato i corridoi del "Palazzo dei Congressi" di Salsomaggiore e che hanno offerto idee, contatti, indicazioni provenienti da gruppi, associazioni, aziende di servizi, movimenti e dagli "Uffici di pastorale giovanile" di tutte le regioni d’Italia.
E poi i lavori di gruppo, le cui conclusioni, presentate domenica mattina, hanno offerto numerosi spunti, evidenziando anche i punti più «critici» sui quali la pastorale dovrà interrogarsi nei prossimi mesi. Primo fra tutti la necessità di arricchire il "coordinamento" fra coloro che nella Chiesa si occupano dei giovani.
«Da questo Convegno è apparso chiaramente come lo Spirito Santo si stia "prendendo cura" di noi – ha detto Anselmi prima di congedare i "convegnisti" – , ci sta prendendo per mano e sta davvero guidando la Chiesa italiana. Ricordiamoci sempre che noi non abbiamo oro, né argento da dare ai giovani: è solo il Signore la ricchezza che offriamo a tutto il mondo. Progettare la nostra azione pastorale – ha concluso don Nicolò – richiede che sappiamo "stare assieme"».
E la pastorale, ha poi sottolineato Mazza nella sua omelia, «deve mettere al centro due "priorità": la centralità delle giovani generazioni e l’urgenza dell’ormai "improcrastinabile" questione vocazionale». Una riflessione nata da quanto emerso a Salsomaggiore e guidata dal passo evangelico della chiamata dei «quattro pescatori di Galilea», al centro della liturgia di domenica. «Il nostro tempo – ha proseguito Mazza – vive il dramma silenzioso della "sete" di amore, di accoglienza e di solidarietà. Siamo "assetati" di un’amicizia vera e gratuita. Per questo – ha aggiunto il presule – la vostra presenza in questa Cattedrale oggi alimenta un sogno e dischiude una speranza». La "Galilea" di cui parla il "Vangelo", ha sottolineato Mazza, «era, ed è ancora oggi, una terra emblematica, un vero "laboratorio" di umanità. Una terra di scambio, accoglienza e convivenza, ma anche terra di scontro e di disagio: è la terra dei giovani di oggi». È questo, ha aggiunto il vescovo, il contesto nel quale si inserisce «la chiamata di Gesù, luce che svela la verità delle cose, quella verso cui noi tutti tendiamo». Solo in Gesù, ha concluso il vescovo di Fidenza, «viene soddisfatta la nostra "sete" di compagnia, perché è lui l’unico che davvero "si prende cura di noi"». Un modo chiaro per indicare il cuore della "pastorale giovanile".