PASTORALE GIOVANILE

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Don Nicolò Anselmi ("Cei") traccia un "profilo" delle nuove generazioni,
alla luce delle parole del Papa.
«Audacia e coraggio le qualità che li aiutano nell’annuncio».

DON NICOLÒ ANSELMI, Responsabile Nazionale della Pastorale Giovanile...

Matteo Liut
("Avvenire", 16/3/’08)

Audaci, coraggiosi, protagonisti ma anche «testimoni della fede con dolcezza»: è questo il "ritratto" dei giovani proposto da Benedetto XVI nel suo Messaggio per la "XXIII Giornata mondiale della gioventù", dedicata al tema «Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni», che si celebra oggi e che culminerà a Sydney in luglio. Parole che, secondo don Nicolò Anselmi, direttore del "Servizio nazionale per la Pastorale giovanile", colgono, «con la solita "profonda semplicità" e "semplice profondità"», il «cuore del problema». Ma anche proponendo «una prospettiva profetica» davanti alle mille difficoltà che il mondo giovanile deve affrontare.

Don Nicolò, che posto può avere lo Spirito Santo nella vita dei giovani?

L’età giovanile è un periodo di scelte che richiedono il coraggio e l’audacia, proprio le qualità indicate dal Papa come "doni" dello Spirito, il quale così può essere davvero «motore spirituale» e «propulsore» della vita dei giovani.

Ma come possono i giovani, seguendo l’invito del Papa, «conoscere lo Spirito»?

A rispondere è lo stesso Benedetto XVI che indica tre "dimensioni": la "creazione" (e quindi la storia con i suoi testimoni), la "Chiesa" (con tutte le dinamiche della sua vita) e «dentro noi stessi», con particolare attenzione a ciò che ci viene donato nell’esperienza di vita "sacramentale". In tutto ciò lo Spirito Santo è davvero "percepibile".

Poi il grande invito alla testimonianza, alla santità e alla missione; perché?

Mi ha colpito molto quell’invito del Papa ad avere il coraggio «di promettere allo Spirito Santo di portare un giovane a Gesù». E lo stile di questa missione, dice il Papa, deve essere la "dolcezza". Ecco perché l’annuncio evangelizzatore non è "intolleranza": la fede va proposta come una cosa "bella", perché il messaggio di Cristo è "liberante".

«La Chiesa ha fiducia in voi», dice Ratzinger. È un modo per «responsabilizzare» i giovani?

Certo, ma è soprattutto una responsabilità che il Papa affida agli adulti. Così, infatti, invita soprattutto gli adulti a fidarsi dei giovani, a comunicare la propria esperienza lasciando loro lo spazio per crescere. Èd è un tema che apre una prospettiva sul futuro della "pastorale giovanile", sempre più chiamata a interrogarsi sull’educazione, anche in ascolto dei numerosi "spunti" in tal senso dati sia dal Papa, sia dal Presidente della "Cei", il cardinale Angelo Bagnasco.

A proposito dell’"Agorà": a settembre c’è stato l’incontro di Loreto, a luglio si terrà la "Gmg" a Sydney. Come si colloca la "Gmg" di oggi in questo percorso?

È una giornata molto importante, soprattutto per il suo carattere di "diocesanità". È prezioso che ogni anno i vescovi si ritrovino assieme ai giovani: è un richiamo all’"ordinarietà" al di là di tutti gli eventi, un invito all’impegno nella Chiesa "locale". Questi momenti di festa, inoltre, non devono far dimenticare i tanti problemi dei giovani di tutto il mondo e la necessità di "coltivare" la missione evangelizzatrice nella società. E poi sarà uno "slancio" verso Sydney.

E come si stanno preparando i giovani "pellegrini" verso l’Australia?

Ogni diocesi ha i suoi "percorsi", ma è importante che coloro che andranno a Sydney, solo una piccola parte dei giovani italiani, si sentano degli «inviati», dei "rappresentanti" dei loro coetanei, con il compito di "raccontare" la bellezza di ciò che vivranno laggiù.

Una "Giornata" nel segno del "protagonismo" dei giovani, quindi. Non è un messaggio lontano dalle reali condizioni dei giovani nella vita quotidiana?

È vero, fuori dalla comunità cristiana probabilmente non è il "protagonismo" l’esperienza tipica dei giovani. Ma questo ci deve spingere a fare di questo messaggio una spinta "profetica" che «apra brecce» e inauguri nuovi percorsi.