L’EREDITÀ DELLA "GMG"

Don Nicolò Anselmi,
responsabile del "Servizio nazionale di Pastorale giovanile":
«Positivo il bilancio dell’evento. Ma l’impegno continua:
il Papa ha chiamato i nostri ragazzi a costruire la "civiltà dell’amore"».

RITAGLI     «Fede e cultura, sfida giovane.     DOCUMENTI
Sydney rilancia la missione»

«Far crescere l’"ecclesialità" della "Pastorale giovanile":
ecco il cammino che ci attende.
Come educatori dobbiamo raggiungere i ragazzi là dove vivono».
«Ora guardiamo al terzo anno della "Agorà dei giovani italiani",
dedicato alla cultura, che si chiuderà nel 2009.
Proporremo "laboratori" su temi come l’Eucaristia, il lavoro,
i "mass media"».

DON NICOLÒ ANSELMI, responsabile del "Servizio nazionale di Pastorale giovanile".

Dal nostro inviato a Sydney, Matteo Liut
("Avvenire", 25/7/’08)

La "Pastorale giovanile" italiana riparte dall’Australia con un rinnovato slancio e traccia già i percorsi che l’attendono per il prossimo anno. Così, mentre gli aerei che riportano a casa i nostri pellegrini solcano i cieli dell’Oceano Indiano, il responsabile del "Servizio nazionale per la Pastorale giovanile", don Nicolò Anselmi, che in questi giorni sta visitando gli ultimi gruppi rimasti nella terra dei canguri, riflette sull’intensa esperienza vissuta a Sydney e sui frutti del lungo percorso di preparazione.

Don Anselmi, conclusa la "Gmg", che bilancio possiamo tracciare?

Di certo positivo. A partire dal rapporto con la città che ci ha ospitato: per una settimana gli abitanti di Sydney hanno consegnato ai giovani una buona fetta del centro città. Hanno dimostrato una disponibilità, una cortesia e un’attenzione che ci ha colpito. Per quanto riguarda il contributo italiano, poi, non posso che dire un grande grazie a tutti coloro che si sono impegnati in questo lungo percorso. Un impegno condiviso, anche se in misura diversa ma ugualmente prezioso, da tutte le diocesi e da tutte le regioni del nostro Paese.

Il cammino verso Sydney ha messo alla prova tutta la "Pastorale giovanile" per le grandi energie richieste. Avete così «saggiato» il suo funzionamento. Ci sono parti da far crescere?

Il percorso che ci aspetta, credo, passa da una priorità imprescindibile: coltivare e far crescere l’"ecclesialità". Dare forza e slancio alle "Pastorali giovanili diocesane", perché avere un punto di riferimento in un’"equipe" di persone all’interno di ogni diocesi è un prezioso aiuto per la crescita dei gruppi e dei giovani. In Italia in questo ambito è già da qualche anno che abbiamo acquisito questo modo «comunitario» di lavorare con "consulte regionali" e poi referenti in ogni diocesi, ma si tratta comunque di una dimensione da far crescere e far diventare più salda.

Quali le "sfide" che attendono gli educatori?

Per i giovani, come per gli adulti, essere cristiani significa avere delle motivazioni forti, non semplicemente «emozionali». Per questo è necessario offrire loro la possibilità di coltivare una nuova consapevolezza culturale, intellettuale e spirituale. Solo così potranno non essere travolti dalle «ondate culturali» di passaggio che caratterizzano il nostro tempo. Proprio alla cultura sarà dedicato il terzo anno della "Agorà dei giovani italiani", cui stiamo già lavorando. E poi va spronato l’atteggiamento missionario: anche tra molti di coloro che vivono la loro fede in modo sereno manca la spinta a «contagiare» i propri amici, magari a scuola. Molti pensano alla fede come a un fatto privato: anche questa "Gmg" ha dimostrato che non può essere così e che anche noi educatori dobbiamo raggiungere i giovani là dove essi vivono. In altre parole dobbiamo rispondere a quell’"istanza educativa" di cui Benedetto XVI ha parlato più volte ultimamente.

Cosa hanno ricevuto in dono dall’Australia i giovani italiani?

Il primo dono è stato quello di poter essere qui, all’altro capo del mondo. Certo non sono mancati i momenti di fatica o disagio; d’altra parte è stata la "Gmg" più lontana per noi finora, ma anche in queste situazioni ci è stata data la possibilità di metterci alla prova e di crescere. E poi ci ha colpito la capacità di superare lo "scetticismo" iniziale e di reagire in modo positivo, dopo aver saputo riconoscere il bene sui volti dei pellegrini dalla "Gmg". Non va dimenticato l’enorme sforzo "logistico" di chi ci ha ospitato: un impegno tecnico che ha contribuito a migliorare anche la spiritualità nella partecipazione alla "Gmg".

Che ruolo hanno avuto i "media" cattolici nell’avventura di questa "Gmg"?

Importante, un ruolo che i ragazzi hanno riconosciuto e che può crescere ancora anche nella loro quotidianità. Tocca agli educatori dare loro gli strumenti per avvicinarsi e fruire di questi strumenti preziosi.

Ora si guarda avanti: cosa ci aspetta per il terzo anno dell’"Agorà"?

Come detto sarà dedicato alla cultura e si concluderà con gli eventi nelle diocesi del 30 e 31 maggio 2009. Tra gli strumenti cui stiamo lavorando ci sono anche cinque "laboratori" su diversi temi – dall’Eucaristia domenicale alla vita interiore, dai "mass media" al lavoro e all’emigrazione. Sullo sfondo terremo due cose: l’impegno a far crescere l’"ecclesialità" nella nostra "pastorale" e le parole del Papa che ha indicato i giovani come protagonisti di una nuova era, quella della «civiltà dell’amore».