Nella
cattedrale di San Lorenzo la solenne celebrazione
con tutti i vescovi della Regione,
i «suoi» cappellani militari e le autorità.
A
migliaia domenica hanno accolto il nuovo pastore del capoluogo ligure,
che ha invitato la città a perseguire «mete alte e orizzonti ampi».
Il nunzio apostolico Romeo gli ha consegnato il pastorale.
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Dal nostro inviato a Genova, Matteo Liut
È il primo gesto del nuovo arcivescovo di Genova a rendere evidente lo spirito con cui Angelo Bagnasco, che è stato sacerdote della diocesi ligure per 32 anni, torna in città dopo otto anni per raccogliere l'eredità della cattedra di san Siro. Accolto da una gremita piazza San Lorenzo, infatti, il nuovo pastore prima di entrare in Cattedrale si inchina e bacia il Crocifisso che gli porge il preside dei canonici, monsignor Mario Grone. È iniziata così domenica pomeriggio la solenne celebrazione con la quale Genova ha accolto il nuovo arcivescovo e, insieme, ha aperto l'anno pastorale. L'umiltà del primo gesto, però, si unisce al vigore delle parole che Bagnasco ha rivolto durante l'omelia alla diocesi: «Genova ha una tradizione ben nota e ricca di carità cristiana e di presenza sociale come risposta e profezia di quella "casa" accogliente dove giustizia e solidarietà si completano - ha sottolineato l'arcivescovo, che è cresciuto tra le vie del centro - . Oggi alle povertà antiche si aggiungono quelle nuove. Genova risponde, ma come rispondere meglio?», si chiede Bagnasco che poi con voce forte si rivolge alla gente che affolla la cattedrale e le vie circostanti: «Genova ringiovanisci! Ringiovanisci nel dono dei figli: per loro meno cose e più amore. Ringiovanisci verso gli anziani e le molte solitudini: per loro è vitale il sostegno e il calore - è l'invito dell'arcivescovo - . Guardati con fiducia, e ringiovanisci nell'intraprendenza generosa, perché tutti abbiano un onesto e sufficiente lavoro. Ringiovanisci nella bellezza delle tue tradizioni civili e religiose». Bastano questi pochi tratti per definire il profilo attuale della città e a capire che il suo nuovo arcivescovo la chiama a «mete alte e orizzonti ampi». Ecco il perché dell'invito alla città: «Ripeti a te stessa l'antico detto: "Genova la superba"! Superba non perché paga delle tue conquiste - chiarisce l'arcivescovo - ma perché vuoi essere la migliore nella civiltà giusta e solidale, nella capacità di convivere nel rispetto reciproco, nell'amore alle regole da parte di tutti, nella ricerca onesta di valori oggettivi e comuni, con i piedi per terra e lo sguardo avanti». Secondo gli auspici espressi dai giovani sabato sera all'incontro con il nuovo arcivescovo, è una vera famiglia quella che domenica ha accolto Bagnasco nella sua città, «una grande città con una grande storia», sottolinea egli stesso. Oltre ai parenti, infatti, c'era la famiglia dei «suoi» sacerdoti diocesani con i canonici e il vescovo ausiliare Luigi Ernesto Palletti, oltre ai vescovi delle altre sei diocesi liguri assieme a Giacomo Barabino, vescovo emerito di Ventimiglia-San Remo, e all'arcivescovo Paolo Romeo, nunzio apostolico in Italia, che consegnando il pastorale al nuovo arcivescovo, ha sancito la «presa di possesso» da parte di Bagnasco della sede genovese. Erano presenti anche il genovese monsignor Mauro Piacenza, presidente della Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa, e l'arcivescovo Antonio Maria Vegliò, segretario della Congregazione per le Chiese orientali. Ma tra i presenti c'erano anche i membri della famiglia che Bagnasco ha accompagnato in questi ultimi anni: quella dell'ordinariato militare con i seminaristi della Scuola allievi cappellani militari, i cappellani militari e le autorità militari. Folta anche la presenza delle autorità civili, con il ministro della Difesa, Arturo Parisi, e quello della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni. Non mancavano i rappresentanti delle istituzioni liguri e della città: ad accogliere il nuovo pastore sul sagrato della cattedrale è stato il sindaco di Genova, che ha rivolto a Bagnasco un familiare «bentornato». Un saluto cui l'arcivescovo ha risposto ricordando come «la Chiesa genovese abbia una storia lunga e consolidata di partecipazione rispettosa e libera alla costruzione della città», notando poi che «su questa antica e nobile frontiera la Chiesa di Genova è stata e sarà sempre presente». E anche la famiglia di «Avvenire» ha voluto essere presente all'ingresso di monsignor Angelo Bagnasco, che è anche presidente del Consiglio di amministrazione del quotidiano: alla celebrazione, infatti, hanno preso parte il direttore, Dino Boffo, assieme a Paolo Nusiner, direttore amministrativo, e Lorenzo Ornaghi, vicepresidente del Consiglio di amministrazione e rettore dell'Università Cattolica di Milano. Una presenza particolare è stata quella dei rappresentanti delle altre confessioni cristiane, cui Bagnasco, durante l'omelia, ha rivolto il suo personale saluto, esprimendo loro «rinnovata stima». Non è mancata, infine, una rappresentanza della Chiesa di Pesaro, di cui Bagnasco è stato vescovo. Il primo pensiero del nuovo arcivescovo è andato al Papa, a cui ha espresso «filiale gratitudine per la fiducia e la benevolenza». Ma ha voluto ringraziare anche l'ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e il suo successore, Giorgio Napolitano, che nei giorni scorsi gli hanno fatto pervenire i loro personali auguri per il nuovo incarico. Un ricordo speciale da parte di Bagnasco è andato anche ai «suoi arcivescovi»: il cardinale Giuseppe Siri, il cardinale Giovanni Canestri, il cardinale Dionigi Tettamanzi. Non è mancato il caloroso ricordo del cardinale Tarcisio Bertone, di cui il nuovo arcivescovo raccoglie idealmente l'eredità a Genova. Al termine della celebrazione il vescovo ausiliare Palletti ha letto un messaggio inviato dallo stesso Bertone, che ha voluto donare a Bagnasco una croce episcopale. «Mi conforta sapere che la diocesi di Genova - scrive il nuovo segretario di Stato Vaticano - , affidata alle sue mani e al suo cuore di pastore, potrà continuare il proprio cammino nella fede». E un applauso scrosciante suggellava le ultime parole.