TESTIMONI NEL MONDO

In occasione del consueto "appuntamento", istituito nel 1926 da Pio XI,
il Pontefice mette al centro della sua "riflessione"
l’attualità dell’opera e degli scritti dell’"Apostolo delle Genti".

RITAGLI     Annunciare il "Vangelo",     DOCUMENTI
urgenza per l’oggi

Per l’"82ª Giornata Missionaria Mondiale", che si celebra domani,
Benedetto XVI invita a seguire l’esempio di San Paolo,
per dare un futuro all’umanità.

Matteo Liut
("Avvenire", 18/10/’08)

È l’annuncio del "Vangelo" l’unica vera «urgenza» del nostro tempo, l’unica risposta efficace a «inquietudini» e «angosce» provocate dagli interrogativi sul futuro dell’umanità. E se «il "mandato missionario" continua ad essere una priorità assoluta per tutti i "battezzati"», in tale impegno apostolico, durante questo speciale "Anno Paolino", un esempio particolare non può che venire da San Paolo, l’"Apostolo delle Genti".
Ecco perché «Guai a me se non predicassi il Vangelo», un "versetto" della "Prima Lettera ai Corinzi", è il titolo della
"82ª Giornata Missionaria Mondiale" che si celebrerà domani. Un "tema" che Benedetto XVI, nel suo consueto "Messaggio" per l’appuntamento, rilegge proprio alla luce della «situazione del mondo di oggi». E che pone soprattutto davanti alle «preoccupazioni per il futuro stesso dell’uomo» dovute a un panorama internazionale incerto, alla violenza che «in non pochi casi segna le relazioni tra gli individui e i popoli», alla povertà di milioni di persone, le "discriminazioni" e le "persecuzioni" per motivi razziali, a un progresso tecnologico che, se «non finalizzato alla dignità e dell’uomo», rischia di «acuire squilibri e ingiustizie», alle costanti minacce nel rapporto "uomo-ambiente", agli attentati alla vita dell’uomo che «assumono varie forme e modalità». Se dunque anche le realtà positive come lo sviluppo e la tecnologia danno adito a dubbi e rischi, per i credenti resta una salda certezza: «È Cristo il nostro futuro – scrive il Papa – e il suo "Vangelo" è comunicazione che "cambia la vita, dona la speranza, spalanca la porta oscura del tempo e illumina il futuro dell’umanità"», sottolinea Ratzinger citando l’Enciclica "Spe Salvi".
«San Paolo – continua il Pontefice – aveva ben compreso che solo in Cristo l’umanità può trovare redenzione e speranza».
E guardando all’esperienza dell’"Apostolo delle Genti", sottolinea Benedetto XVI, «comprendiamo che l’attività missionaria è risposta all’amore con cui Dio ci ama. Il suo amore ci redime e ci sprona verso la "missio ad gentes"; è l’energia spirituale capace di far crescere nella famiglia umana l’armonia, la giustizia, la comunione tra le persone, le razze e i popoli, a cui tutti aspirano». Solo da questa fonte, l’amore di Dio che si è mostrato in pienezza in Cristo, «si possono attingere l’attenzione, la tenerezza, la compassione, l’accoglienza, la disponibilità, l’interessamento ai problemi della gente».
È impellente, quindi, l’annuncio del "Vangelo", ma, aggiunge il Pontefice, le difficoltà non mancano, soprattutto a causa di «scarsità di clero e mancanza di "vocazioni"». Eppure «nessuna ragione può giustificarne un rallentamento o una "stasi", poiché "il mandato di evangelizzare tutti gli uomini costituisce la vita e la missione essenziale della Chiesa"» , ricorda Ratzinger citando l’Esortazione Apostolica di
Paolo VI "Evangelii Nuntiandi". Nessuna "stasi", prosegue il Papa, soprattutto se si pensa che «oggi sono innumerevoli coloro che attendono l’annuncio del "Vangelo", coloro che sono "assetati" di speranza e di amore».
Un’urgenza che il Papa, in conclusione, ricorda in maniera particolare ai Vescovi, "consacrati" «non soltanto per la propria Diocesi ma per la salvezza di tutto il mondo», ai presbiteri, ai religiosi e ai "laici", davanti ai quali «si apre un "areopago" complesso e "multiforme" da evangelizzare: il mondo».