LE VIE DEL "VANGELO"

Le relazioni nell’epoca delle "tecnologie digitali":
questo il cuore della riflessione di oggi.
Dietro a una società sempre più «connessa»,
il rischio di confondere la verità con la "percezione sensoriale".

RITAGLI     «I nuovi "media":     DOCUMENTI
valori da mettere in "rete"»

Chiara Giaccardi ("Università Cattolica"), sul Messaggio del Papa per la "Giornata delle Comunicazioni Sociali":
«Rispetto, dialogo e amicizia orientino le potenzialità».

Matteo Liut
("Avvenire", 24/5/’09)

Comprendere le potenzialità dei nuovi "media" significa capire «cosa manca» in essi e «ciò che possiamo far essere con la nostra azione libera e orientata a dei significati». Quei significati e valori che Benedetto XVI ha indicato con chiarezza nel suo Messaggio per la "43ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali", che si celebra oggi in tutto il mondo e che è dedicata al tema: «Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia». A mettere in evidenza luci e ombre dell’attuale società dei "media", ripercorrendo il Messaggio del Papa, è Chiara Giaccardi, professore straordinario di "Sociologia dei processi culturali e comunicativi" all’"Università Cattolica del Sacro Cuore" di Milano.

Il Papa si rivolge alla "generazione digitale". Che volto ha questa "generazione"?

È una fascia che si sta allargando, sia verso il basso, a includere età sempre più precoci, sia verso l’alto, per la penetrazione dell’uso dei nuovi "media" tra gli adulti, e in particolare tra le donne, tradizionalmente più «resistenti» alle nuove tecnologie. I giovani, in questa fascia, rappresentano una popolazione interessantissima, poiché, a differenza dei loro genitori, sono nati in un ambiente già tecnologicamente avanzatissimo, da un lato sviluppando con naturalezza una serie di competenze complesse, dall’altro possedendo meno strumenti per "problematizzare" e vedere criticamente non solo le potenzialità, ma anche i limiti e i rischi, del mondo "iper-tecnologizzato".

Quei rischi che emergono in "controluce" dal Messaggio del Papa?

Sulla base delle sollecitazioni che il Documento del Pontefice esprime, vedo due rischi molto gravi nella cultura contemporanea: il rischio di confondere la realtà con la presenza e il rischio di confondere l’intensità con la verità. Rispetto al primo punto, il nostro essere «iper-connessi» svolge in un certo senso una funzione rassicurante: in quella che i sociologi chiamano la «società del rischio», o la «società liquida», la presenza delle immagini, delle parole, dei suoni e la possibilità di poterci sempre mettere in contato con qualcuno ci rassicura rispetto all’angoscia del "non essere". Rispetto al secondo punto, la nostra quotidianità "iper-mediatizzata" ci ha assuefatto a un «bagno sensoriale» intenso e continuo, dato che, come McLuhan giustamente sosteneva, i "media" sono estensioni e amplificazioni dei nostri sensi. Due gli effetti: la rapida "assuefazione" e quindi la necessità di ricercare stimoli sempre più forti; la tendenza a equiparare intensità e verità: è vero ciò che mi colpisce, che genera in me uno stato di eccitazione "sensoriale" forte. Le implicazioni di questa deriva sono a mio avviso pericolosissime. Le nuove tecnologie possono assecondare questa tendenza, oppure offrire il terreno per una ricerca "intersoggettiva" della verità.

In questa ricerca c’è spazio, come chiede il Papa, per l’integrazione degli "emarginati"?

La possibilità di costruire "reti" e di acquisire visibilità in un’"arena globale" rende il dialogo e la cittadinanza relativamente più praticabili: dal "villaggio globale" della televisione alla «mediapolis» delle nuove tecnologie. Ma ogni tecnologia, come scriveva McLuhan, accanto alle sue potenzialità ha anche i suoi «schemi di privazione»: ogni accentuazione lascia in ombra altre possibilità, ogni entusiasmo rischia di chiudere l’ambito dei significati ed equiparare possibilità e realtà, generando una «ipnosi narcisistica». Capire le potenzialità significa capire cosa manca, ciò che possiamo far essere, con la nostra azione libera e orientata a dei significati: la "connessione" non è comunicazione, l’informazione non è conoscenza, l’attività non è azione. Va coltivata quindi la consapevolezza di come funzionano i "media", ma soprattutto del fatto che il senso non può che essere in mano a noi.

Il Papa, infine, parla anche di "social network" e di amicizia. Che volto ha questa relazione in "rete"?

In greco le componenti dell’amore sono la «filia» che si instaura tra chi condivide qualcosa, l’«eros» che ci spinge a cercare la diversità e l’«agape» che è il dono di sé. Se le prime due componenti possono trovare nella "rete" un canale di informazione e accesso a mondi di simili e di diversi, la terza difficilmente può prescindere dall’incontro con la "fisicità" dell’altro. Ciò non toglie, però, che la circolazione delle informazioni e delle risorse e la costruzione collettiva della conoscenza trovi nelle nuove tecnologie straordinarie possibilità di realizzazione.