LA MARCIA DEI 200MILA

Poche bandiere di partito, limitata anche la presenza degli esponenti del Palazzo.
Polemiche sui fondi della "Finanziaria" destinati all’acquisto dei caccia.
«Bene il miliardo alla cooperazione».

RITAGLI     "Perugia-Assisi",     DOCUMENTI
un popolo in ricerca del dono della pace

In 200mila hanno sfilato per la difesa dei diritti umani.
Messaggio del Papa: seguite l’esempio evangelico di San Francesco.

Dal nostro inviato a Perugia, Luca Liverani
("Avvenire", 9/10/’07)

Una manifestazione matura, decisa ma non rabbiosa. Contro la "malapolitica" ma anche contro l’"antipolitica". E che ha vissuto momenti di spiritualità col primo messaggio di papa Ratzinger ai marciatori, il dono della lampada dai francescani all’esule birmano, i canti buddisti dei monaci tibetani.
Cresce, il popolo della
"Perugia-Assisi" che domenica ha marciato per 24 chilometri. Non solo in termini numerici – 200 mila, un "serpentone" di 15 chilometri – ma per serietà, impegno, determinazione. Perché domenica non hanno marciato contro una guerra, contro una nazione, contro un governo. «Tutti i diritti umani per tutti», era lo "slogan" di questa edizione della "Marcia" che non è più solo contro la guerra, ma dichiaratamente anche contro la fame, i "totalitarismi", lo sfruttamento dell’uomo, le mafie.
Una rotta indicata dallo stesso
Benedetto XVI. Quando il corteo arriva alla Basilica maggiore di Assisi – tra gli applausi della gente ai monaci tibetani che marciano con la foto della "leader" birmana Aung San Suu Kyi – dal "Sacro Convento" si affacciano il padre custode Vincenzo Coli e il vescovo di Assisi Domenico Sorrentino che legge il messaggio del Papa inviatogli dal segretario di Stato cardinale Bertone. Benedetto XVI auspica che «l’esempio evangelico di San Francesco nell’VIII centenario della sua conversione a Cristo susciti nei credenti una rinnovata coscienza della preziosa realtà della pace quale dono di Dio e – sottolinea il Papa – esigente dovere di ciascuno». Ratzinger rinnova «l’appello alla comunità internazionale per una pacifica soluzione dei conflitti» e ricorda il «60° anniversario della "Dichiarazione Onu dei diritti umani"». Poi padre Coli e monsignor Sorrentino accendono una lampada ad olio e la affidano all’esule birmano Zaw Tun, che la porta fino alla Rocca, accompagnato da quattro frati con un fazzoletto "rosso bordeaux" sul saio.
Assieme ai monaci del Tibet marcia a lungo don Luigi Ciotti, arrivato coi familiari delle vittime di mafia sotto lo striscione di "Libera". «Dobbiamo essere un po’ "strabici" – spiega – di uno strabismo sano che ci faccia guardare con un occhio qui, in casa nostra, dove le mafie rubano i diritti, e un altro alla mondialità». Anche lui porta qualcosa di rosso. «Ho scelto questa stola da messa. Rosso è il colore del martirio, della testimonianza».
Anche per gli "scout" questa marcia è l’occasione per cercare nella spiritualità le radici della pace. Mai così tanti: «Sì, circa 7mila – spiega Paola Stroppiana, presidente "Agesci" – perché assieme agli scout" della "Cngei" abbiamo scelto la marcia come "regalo" per il nostro centenario». Prima del via da Perugia erano 1.200 i giovani – non solo "scout" – alla messa delle 7 a San Domenico con padre Alex Zanotelli e don Fabio Corazzina di "Pax Christi".
Tutti i diritti per tutti. Più "libro dei sogni" che "cahiers des doléances"?
«Un "leader" politico mi ha detto che "la politica non si fa con i sogni"», dice dal palco della Rocca di Assisi alla fine della marcia Flavio Lotti, coordinatore della "Tavola della Pace". «Ma noi coltiviamo il sogno politico di un mondo in cui non si imprigiona, non si tortura, non si uccide. Non vogliamo più tollerare l’intollerabile, che ci sia chi muore di fame perché i soldi si spendono per le armi. Siamo contro la "malapolitica", ma anche contro l’"antipolitica", perché per fare la pace serve la politica, con i diritti umani per "bussola"». E a chi attacca la manifestazione come collaterale alla maggioranza, Lotti replica criticando «i 7 miliardi in "Finanziaria" per comprare 200 caccia, due navi, le armi del soldato elettronico». Certo, il miliardo alla cooperazione «è un bel segnale di inversione di tendenza», ma «il "premier" quest’estate ce ne aveva promessi 2,7. E gli altri? Scegliamo: più cooperazione o più soldati, più diritti o più guerre». Defilata, quest’anno, la politica: poche bandiere di partito, pochi politici che non rubano la scena a questa «Onu dei popoli» e di popolo. Tutti i diritti per tutti. Cause perse? Per il "popolo della Marcia" la molla dell’impegno non è il risultato, ma la giustezza dell’idea.