Il primo "Anniversario" della «Spe salvi»

RITAGLI     Quella certezza di futuro     DOCUMENTI
che già cambia il presente

Giacomo Samek Lodovici
("Avvenire", 28/11/’08)

Ricorre oggi il primo "Anniversario" della "Spe salvi", l’"Enciclica" di Benedetto XVI sulla "speranza", un tema che stava a cuore anche a Giovanni Paolo II (si veda l’"Esortazione post-sinodale" "Ecclesia in Europa"). In effetti, si tratta di un tema decisivo e fondamentale, tanto più in un mondo come il nostro che prova spesso "smarrimento" nell’affrontare il futuro, in un’epoca di "offuscamento" del senso della vita, della sofferenza e della malattia (per esempio di un senso dello "stato vegetativo").
Ora, la speranza è l’aspettativa fiduciosa di un "bene", ritenuto raggiungibile durante la vita, o dopo la morte "biologica", ed è l’energia – come racconta Viktor Frankl, "psicoterapeuta" sopravvissuto ai "lager" – che ha permesso a diversi "internati", anche fisicamente deboli, di sopravvivere persino all’abominio del "campo di concentramento". Similmente, la "Spe salvi" dice che un presente faticoso può essere accettato se conduce verso una "meta" grande di cui possiamo essere certi. E mentre le religioni "antiche" crollarono perché dai loro "dei" non emanava una speranza ben fondata, viceversa il cristianesimo ha proposto una speranza "affidabile", quella che hanno sperimentato i grandi credenti, che, nella relazione con il "Dio-Amore", hanno potuto trovare le risorse per sopravvivere anche in condizioni "disumane" e di violenza, e che hanno sperimentato di essere attesi, anzi già amati da questo "Amore". Il cristianesimo si fonda su una speranza "affidabile" nella "vita eterna" e nella sconfitta della morte, perché nell’incontro con questo Dio i grandi credenti sperimentano già un "anticipo" di "vita eterna": grazie alla fede, «la "vita eterna" prende inizio in noi», è già presente in germe, e ciò costituisce una prova della "vita eterna" futura che ancora non si vede. Così, «il fatto che questo futuro esista cambia il presente».
Possiamo avere speranza perché siamo in grado di comprendere (con la fede, ma anche, in una certa misura, con la "filosofia") che non sono le "leggi della materia" che governano l’uomo, bensì un Dio personale. Dunque, tutti gli sforzi di miglioramento dell’umanità vanno promossi, ma non bisogna sostituire la speranza "escatologica" nel Dio di Gesù Cristo con una speranza "intra-mondana", come fanno alcune concezioni "atee" o che portano all’"ateismo". La "Spe salvi" cita, per esempio, la speranza del "comunismo" nella creazione del "paradiso in terra", purché venissero cambiate (anche con la violenza) le condizioni economiche, e la speranza degli "scientisti" (da non confondere con gli "scienziati") nella possibilità che la scienza possa realizzare la "redenzione". Queste aspettative sono state fallimentari: il "comunismo" ha prodotto uno spaventoso "massacro" di decine di milioni di morti e la scienza, che «può contribuire molto all’"umanizzazione" del mondo», se non segue nel suo esercizio dei principi "etici", «può anche distruggere il mondo e l’uomo». In effetti, «non è la scienza che "redime" l’uomo. L’uomo viene "redento" mediante l’amore». Quando un uomo nella sua vita fa l’esperienza di un grande amore, vive già un momento di "redenzione".
D’altra parte, l’essere umano ha bisogno di un "Amore infinito", pertanto «chi non conosce Dio, pur potendo avere molteplici speranze, in fondo è senza speranza, senza la grande speranza che sorregge tutta la vita. (cfr. "Ef 2,12"). La vera, grande speranza dell’uomo, che resiste nonostante tutte le delusioni, può essere solo Dio – il Dio che ci ha amati e ci ama tuttora "sino alla fine"» (cfr. "Gv 13,1").