L’annuncio del "Vangelo" e la vita dei "popoli"

RITAGLI     Altro che "palla al piede". È fattore di "sviluppo"     DOCUMENTI

Papa Benedetto XVI ci insegna riflettere per aiutare il mondo...

Giacomo Samek Lodovici
("Avvenire", 15/7/’09)

Una delle tante affermazioni importanti della "Caritas in veritate" di Benedetto XVI si trova enunciata al "punto" n. 8: «L’annuncio di Cristo è il primo e fondamentale fattore di sviluppo». In più luoghi, l’"Enciclica" mostra come alcune idee del "cristianesimo" siano tutt’altro che d’ostacolo alla possibilità di un vero "umanesimo" (si pensi a Feuerbach, Nietzsche ed ai loro "epigoni"): esse sono invece decisive già per il miglioramento delle condizioni "materiali" di vita (che poi i cristiani le mettano sempre in pratica è un altro discorso). Vediamo di seguito alcuni (pochi) esempi. Intanto, il cristianesimo proclama instancabilmente l’"incommesurabile" dignità di ogni uomo (n. 9 e n. 18) e con ciò incentiva una prassi di sollecitudine e di "solidarietà" verso ciascun essere umano, promuove un vero "umanesimo" e una società dove ognuno possa vivere, anche "materialmente", in condizioni adeguate a tale valore "ontologico".
Esso inoltre bandisce inequivocabilmente ogni forma di "violenza" (n. 29), che frena lo sviluppo. E se la ragione può da sola cogliere l’uguaglianza di tutti gli uomini, tuttavia (n. 19) non può davvero riuscire a motivare la "fraternità universale" – e quindi una prassi corrispondente – perché quest’ultima è fondata dal pensarsi figli dello stesso "Padre".
Ancora, in passato: «Grandi nazioni hanno potuto uscire dalla miseria anche grazie al numero e alla capacità dei loro abitanti»; ma oggi vediamo che: «Nazioni un tempo floride conoscono […] una fase di incertezze e in qualche caso di declino proprio a causa della "denatalità"», dato che (per fare solo qualche esempio) essa mette in crisi i sistemi di "assistenza sociale", riduce la disponibilità di lavoratori qualificati e di intelligenze a cui attingere, eccetera (n. 44). Ora, il cristianesimo insiste molto sulla grandezza del "matrimonio", invitando i coniugi ad accogliersi reciprocamente nella distinzione e nella "complementarietà", e ad essere aperti alla vita.
Ma l’accoglienza alla vita è fondamentale anche per un altro motivo (n. 28): coltivando l’apertura alla vita i popoli "ricchi" possono meglio promuovere una politica internazionale di aiuto agli altri "Paesi", perché tale apertura li aiuta a comprendere meglio le necessità di quelli "poveri", ad «evitare di impiegare ingenti risorse economiche e intellettuali per soddisfare desideri "egoistici" tra i propri cittadini». D’altra parte, il cristianesimo ha il suo centro ed il suo ideale nell’"amore" (illuminato dalla "verità") e quest’ultimo rende particolarmente ingegnosi e motivati a trovare soluzioni al disagio, al "degrado" ed alla povertà. Dunque, l’"amore" «non è un’aggiunta posteriore, quasi un’"appendice" a lavoro ormai concluso delle varie discipline, bensì dialoga con esse sin dall’inizio» (n. 30).
Del resto (e il Papa lo ha sottolineato in altre occasioni), il cristianesimo ha diffuso tra le masse (la "filosofia greca" lo ha fatto solo tra pochi) l’idea della grandezza della "ragione umana", immagine di quella "divina", da impiegare in tutti gli ambiti nel modo migliore possibile. Ancora: la virtù cristiana soprannaturale della
"speranza" (tema della precedente "Enciclica"), incoraggia la ragione a non demordere di fronte ai problemi, a non scoraggiarsi (n. 34). Infine, il cristianesimo insiste molto anche sulle virtù "umane" (n. 71): di nuovo la "sollecitudine", ma altresì la "laboriosità", l’"onestà", e così via. Anche questo aspetto del "messaggio cristiano" è decisivo per lo sviluppo, già a livello "materiale", perché molte "crisi finanziarie" scaturiscono (anche) da un "deficit etico".