Affermazione grandiosa nel discorso all’"Onu"
Il punto più alto del
disegno. ![]()
La persona creata tale da Dio
Giacomo
Samek Lodovici
("Avvenire",
22/4/’08)
Ogni persona, ognuno di
noi, è «il punto più alto del disegno creatore di Dio per il mondo e per la
storia».
Questa affermazione grandiosa fatta da Benedetto
XVI all’"Onu"
si colloca nel "solco" dell’"umanesimo" cristiano.
Salvo rare eccezioni, la cultura greca era più "cosmocentrica" che
non "antropocentrica"; invece l’"umanesimo" cristiano ha
svolto le implicazioni del "Libro della Genesi", secondo cui "l’uomo
è creato ad immagine e somiglianza di Dio", e del "Salmo 8",
secondo cui "Dio ha coronato l’uomo di gloria e di onore".
In questo senso, per S. Ambrogio «l’uomo è il culmine e quasi il
"compendio" dell’universo, e la suprema bellezza dell’intera
creazione» e per Berdjaev «il volto umano è ciò che di più stupendo la vita
"cosmica" offre». E non soltanto l’uomo è creato con questa
dignità, ma può essere un "interlocutore" di Dio, come dice commosso
S. Giovanni Crisostomo: «Considera quanta felicità ti è concessa, e quanta
gloria: parlare con Dio nella preghiera, scambiare colloqui con Cristo,
sollecitare ciò che vuoi, chiedere quanto desideri». Come dice anche
Kierkegaard, per il cristianesimo ognuno di noi, ogni singolo uomo «esiste
davanti a Dio! Questo singolo uomo che forse sarebbe orgoglioso di aver parlato
una volta in vita sua col re» e che si vanta di avere conoscenze importanti,
«esiste davanti a Dio, può parlare con Dio in qualunque momento, sicuro di
essere ascoltato». L’Incarnazione, poi, incrementa questa
"esaltazione", e S.
Agostino arriva ad affermare che «Dio si è fatto uomo perché l’uomo
diventasse Dio» (ferma restando la differenza "ontologica"), lo ha
destinato alla comunione d’amore con Sé. È per questo che lo crea libero,
poiché, come dice sempre Kierkegaard, il Dio dell’amore non può costringere
l’uomo ad amarLo, visto che un amore costretto sarebbe una
"contraddizione" in termini; inoltre Cristo non trova mai nessuno
(neanche l’uomo più "squallido" e malvagio) indegno o
insignificante «da non voler collocare la sua dimora nel suo cuore». Infine,
la Passione e Croce mostrano l’"apice" della dignità di ogni uomo: per ognuno
di noi Cristo versa il suo sangue. Ora, si potrebbero ricavare moltissime
implicazioni da questo discorso. Dal punto di vista esistenziale, per esempio,
come dice la "Spe
salvi",
ciò vuol dire che, anche in situazioni di terribile sofferenza, «se non mi
ascolta più nessuno, Dio mi ascolta ancora. Se non posso più parlare con
nessuno, più nessuno invocare, a Dio posso sempre parlare. Se non c’è più
nessuno che possa aiutarmi – dove si tratta di una necessità o di un’attesa
che supera l’umana capacità di sperare – Egli può aiutarmi». Anche dal
punto di vista "socio-politico" le implicazioni sono immense e ci
limitiamo ad un "cenno". Senza entrare nel dibattito circa la
possibilità di una fondazione non "teista" della dignità umana (e,
soprattutto, del dovere morale di rispettarla), quello che possiamo comunque
dire è che davvero la civiltà umana sarebbe diversa, sarebbe una civiltà dell’amore,
se i cristiani fossero all’altezza di questa dignità e la onorassero in tutti
e se anche i non cristiani – lo diceva il cardinale Ratzinger – vivessero
come se Dio ci fosse: se vivessimo come se Dio esistesse e se cogliessimo quanto
è preziosa la dignità umana correlata all’esistenza di Dio, ogni
"prevaricazione" sarebbe "bandita", ogni violenza
risulterebbe contraria alla natura di Dio ("Discorso
di Ratisbona"),
e tutti i "diritti umani" sarebbero riconosciuti ad ogni essere umano
«in virtù della comune origine della persona», come ha detto il Papa all’"Onu".