SEMI DI UNITÀ
Dialogo e silenzio, l’eredità di Taizé
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Da tutt’Europa
a Milano: chiuso il 28° pellegrinaggio di fiducia.
Frère Aloïs: dalla preghiera la forza per testimoniare la nostra fede
ogni giorno senza chiuderci agli altri.
Da Milano,
Lorenzo Fazzini
«L'accoglienza di Milano
è stata un segno chiaro di Vangelo». Frère Aloïs, il nuovo priore di Taizé,
ne è convinto: «L'ospitalità che abbiamo ricevuto in questi giorni nelle
famiglie, nelle comunità, nelle parrocchie rianima la nostra fiducia in Dio».
Proprio durante l'ultimo momento comunitario di preghiera in Fiera, il
responsabile della comunità ecumenica ha voluto così rendere omaggio alla
città ospitante: quella Milano che ha aperto le porte di 15mila famiglie e di
500 parrocchie per accogliere le migliaia di giovani di tutt'Europa in occasione
del 28° Pellegrinaggio di fiducia sulla terra, organizzato dai monaci di
Taizé.
E domenica pomeriggio i 50mila pellegrini hanno ripreso la strada per casa,
colmi dei doni, e anche degli impegni, respirati in cinque giorni all'ombra
della Madonnina.
Doni che sono diventati modalità di testimonianza, così come è emerso nel
corso degli incontri per lingue e nazionalità tenutisi sabato pomeriggio. E
impegni che il priore ha voluto così sintetizzare nel corso della sua ultima
meditazione, avvenuta alla preghiera serale nel padiglione 12: «Di ritorno alle
nostra case, cercheremo di trovare come vivere la stessa apertura agli altri
nella nostra vita». Aiutati in questo dagli ingredienti della spiritualità di
Taizé: «Giorno dopo giorno, la preghiera diventa un appoggio - ha prospettato
il priore - . E anche se non arriveremo sempre a esprimere la nostra attesa
interiore con delle parole, far silenzio è già l'espressione di un'apertura a
Dio. In questo tempo di Natale, ci ricordiamo che Dio stesso è venuto in un
grande silenzio».
Ma dalla preghiera - ha rimarcato fratel Aloïs - il cristiano attinge la forza
per un'attenzione costante ai problemi della storia che lo circonda: «Pregare
non ci isola, anzi ci impegna. La preghiera ci rende vigilanti, ci invita a
prendere coscienza delle situazioni difficili attorno a noi, anche di quelle
situazioni che ci sembrano troppo complesse». Arrivando a concludere che «c'è
un coraggio della fede che ci conduce a contribuire veramente, con la nostra
vita, alla costruzione della pace e della giustizia sulla terra».
E qui il successore di frère
Roger ha voluto rendere omaggio alla figura
di papa Benedetto XVI: «Lo ha detto lui stesso di recente: tutti gli uomini
appartengono alla stessa famiglia». Per il Pontefice, del resto, e per tutti
«i patriarchi delle chiese orientali» hanno pregato i cinquantamila di Milano
durante il momento comunitario serale. Al quale hanno partecipato anche non
pochi milanesi, piacevolmente sorpresi di trovare così tanti giovani riuniti a
pregare proprio all'ultimo giorno dell'anno.
E tra i partecipanti sulla strada di casa il bilancio dei cinque giorni milanesi
è decisamente positivo: «Ho partecipato anche agli incontri di Parigi 2002 e
di Barcellona 2000 - nota fratel Lino, religioso da Verona - ma non ho mai
sperimentato un silenzio e un'attenzione così forte durante i momenti di
preghiera; sembrava di essere davvero a Taizé, dove ci si ritrova in 5mila: qui
però eravamo in 50 mila!». Che ora sono tornati nei loro rispettivi Paesi, per
portare a compimento quell'appello che lo stesso frère Aloïs ha ripreso dalla
sua lettera incompiuta di frère Roger Schutz: «È con la nostra vita - ha
concluso il religioso di origine tedesca - che vorremmo completarla. È con la
nostra vita che andremo a cercare come rispondere a questo invito di frère
Roger, "creare nella famiglia umana
delle possibilità per allargare"...».