E sul "Web"
trionfa la voglia di spiritualità
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Un nuovo
"spazio" per le religioni sulla "scena globale":
l’analisi in uno studio di Enzo Pace.
Lorenzo
Fazzini
("Avvenire", 14/3/’08)
Una recente ricerca del "Pew
Internet Project" ha mostrato che negli Stati
Uniti il 64% degli
utenti utilizza la "Rete" con uno scopo "spirituale"; sul
motore di ricerca "Google", nel 2006, la ricerca più "cliccata"
è stata «chi è Dio?». E il nuovo spazio delle religioni sulla scena globale
è sotto gli occhi di tutti. Da cosa è causato questo "ritorno" delle
fedi? Solo la paura della "fine", avvertita in un evento eclatante
quale l’11 settembre? Oppure una risposta alle sfide della tecnica applicata
alla vita umana? O, ancora, una risposta "identitaria" alla "globalizzazione
omologante"? Offre una nuova prospettiva di comprensione il sociologo Enzo
Pace nel suo
"Raccontare Dio. La religione come comunicazione", che esce oggi
per i "tipi" di "Il Mulino" (pagine 348, euro 27).
La prospettiva di Pace si muove sulla direttrice della "comunicazione"
che, secondo il docente di "Sociologia delle religioni" all’Università
di Padova, può spiegare perché si arrivi ad usare "religiosamente"
il "Web". Anzitutto, sono le stesse "scienze umane", afferma
Pace, ad aver dimostrato che, «nonostante la "modernizzazione" dei
costumi, ciò che veniva chiamato "primitivo" persiste, continua a
influenzare modi di pensare e agire». Ma è poi la natura del fenomeno
religioso a sapersi "re-inventare" continuamente: «Un sistema di credenza
si costituisce attraverso un complesso processo di definizione dei propri
confini in relazione continua, "dialettica" con un ambiente». Quindi,
è la religione stessa ad essere capace di "dire" qualcosa di nuovo
rispetto alle sfide che la storia le sottopone.
Compiendo un’analisi "sociologica" delle religioni in base alla
"teoria sistemica" di Niklas Luhmann - con un discorrere
"sincronico" che spazia dalle religioni orientali alle tradizioni
"monoteistiche" passando per i "culti" tradizionali e "animisti"
- , Pace riqualifica anche l’atto "celebrativo": con esso le
religioni «riescono a chiudersi affermando la loro "autosufficienza".
L’azione liturgica permette di osservare uno dei tratti
"strutturali" dei sistemi di credenza religiosa: il potere della
comunicazione». È questo il "vantaggio" del religioso rispetto ad
altri sistemi, secondo Pace: esso possiede un senso, lo "rielabora", e
lo trasferisce "aggiornato" ad un "interlocutore". Diventa
così più comprensibile perché - nonostante le pressanti "campagne"
un tempo "totalitarie", ora "subdolamente" "indifferentiste"
portate avanti dai "media" - anche oggi la religione "buca"
lo schermo: perché, "esemplifica" Pace, le religioni sono
«formidabili "compassi", la cui punta è infissa in un punto preciso
nel tempo e nello spazio; quando l’arco si allarga, il "compasso"
traccia cerchi sempre più ampi, disegnando nuovi spazi». In questo senso ha
anche un’importante funzione il ruolo dell’istituzione religiosa, suggerisce
Pace, in quel procedimento di «mettere ordine», «conservare e
"innovare"», cioè «riuscire a mantenere vivo lo spirito di
"fondazione" e definire e ridefinire i "confini" simbolici
che stabiliscono la differenza con l’ambiente». Tutto ciò in ambito
cattolico ha preso il nome di «inculturazione» e «aggiornamento»: il
cristianesimo, per Pace, «può essere considerato un sistema vitale nel mondo,
perché si mostra capace di trasferire al proprio interno le differenze degli
ambienti in cui si "incultura"».
La "chiave di lettura" di Pace aiuta a superare un "nodo"
che, almeno nel cristianesimo, ha troppo spesso opposto l’ideale all’istituzione,
secondo l’"assioma sessantottino" «Cristo sì, Chiesa no». Scrive
il sociologo: «Non occorre concepire l’autorità nelle religioni
esclusivamente come un potere visibile di controllo dell’"ortodossia",
ma piuttosto come comunicazione "fiduciaria" che si stabilisce fra il
credente e chi egli riconosce funzionalmente come "vicario" di una
verità in terra».