"OLOCAUSTO"

«Bisognerebbe che qualcuno resti,
per "testimoniare" un giorno che Dio è vissuto anche nella nostra epoca.
E perché non sarò io questo "testimone"?».
Dal "lager nazista", le parole di "consolazione" di Etty Hillesum,
l’Ebrea olandese morta ad Auschwitz nel ’43,
di cui in Francia esce una nuova "edizione".

RITAGLI     Il coraggio della piccola Etty     MISSIONE AMICIZIA

L’amicizia con uno "psicoanalista" attratto dal cristianesimo
la avvicinò alla lettura dei "testi sacri".
La sua "spiritualità" si manifestava
nell’«abbandono» al "mistero religioso".

ETTY HILLESUM (1914-1943).

Lorenzo Fazzini
("Avvenire", 3/12/’08)

«Bisognerebbe che qualcuno resti per testimoniare un giorno che Dio è vissuto anche nella nostra epoca. E perché non sarò io questo testimone?».
Nelle sue pagine vi si trovano alcune delle parole più "alte" scritte durante e sul dramma dell’
"Olocausto", sulla presenza di Dio in un mondo di assurda sofferenza e sulla fede nella vita nonostante la violenta "cancellazione" del "popolo eletto".
Il nome di
Etty Hillesum, giovane Ebrea d’Olanda morta ad Auschwitz nel 1943, è comparso sulla scena intellettuale europea circa 25 anni fa, quando venne pubblicato per la prima volta – in olandese – il suo "Diario"», quindi tradotto in decine di lingue. In Italia prima l’edizione di questo libro (1985), quindi le "Lettere" (1990) (editi da "Adelphi") hanno fatto conoscere la profondità del pensiero di questa intellettuale di neppure 30 anni, Ebrea di tradizione, cresciuta come "atea", capace di elaborare una personalissima visione religiosa.
Pochi giorni orsono in Francia – quasi in contemporanea con il "65° Anniversario" della scomparsa della Hillesum, deceduta il 30 novembre 1943 – è uscito, dalle "Éditions du Seuil", il poderoso "tomo" "Journaux et lettres" (1941-1943) (1088 pagine, euro 35), in cui vengono pubblicati interamente i suoi scritti, con numerosi "inediti" (qui ne traduciamo due, appena "rilanciati" dalla rivista "La Vie").
Va rilevato che il "Diario" che oggi si conosce è solo uno dei 9 "volumetti" che la Hillesum scrisse giorno per giorno, a mano, su consiglio di Julius Spier, "psicoanalista", prima "mentore" quindi "amante" della giovane olandese, che ne "forgiò" la formazione culturale con consigli letterari – Agostino, Dostoevskij, il "Vangelo", Meister Eckhart, Rilke – che Etty assimilò e "riespresse" in una formulazione originale. E che può essere espressa, usando le parole dei suoi stessi "inediti", in una «fiducia insolente» nei confronti di Dio, accompagnata da «un amore per la gente e la vita» che rende la Hillesum intrepida anche nella "bufera" della "Shoà": si aggregò "volontaria" agli Ebrei arrestati dai "nazisti" nella sua Amsterdam per poi finire nel "campo" di Westerbork, dove lavorò nell’ospedale locale. Vi è un doppio "binario" nelle pagine della Hillesum: da una parte la scoperta di un Dio verso cui «abbandonarsi» (termine che ritorna spesso) «con una fiducia grandissima». E insieme, anche nel buio di quegli anni sotto Hitler, la guerra, l’"annientamento" degli Ebrei, una speranza verso il mondo e gli uomini: «Bisogna "abbordare" la notte – scriveva – con le mani per così dire vuote, aperte, da cui si lascia cadere la propria giornata. Solo allora si può veramente riposare. E in queste mani vuote e riposate, che non vogliono trattenere niente e dove non c’è più un solo desiderio, si riceve risvegliandosi una nuova giornata».
Insieme alla pubblicazione di questi scritti, si riapre il "dibattito" su quale tipologia di "religiosità" fosse portatrice Etty.
A dar fuoco alle polveri è il traduttore dell’"edizione francese": «Etty era abbastanza "atea" prima di conoscere Spier, che era affascinato dal cristianesimo e attorniato da cristiani, che diventeranno gli amici di Etty. Benché essa rivendichi il proprio "ebraismo", io la vedo più vicina al cristianesimo che all’"ebraismo"», ha affermato a "La Vie" Philippe Noble.
«In Olanda i cristiani rivendicano Etty come la "quintessenza" del cristianesimo, e gli Ebrei come la "quintessenza" dell’"ebraismo"; è una "disputa" oziosa, perché Etty segue un cammino assolutamente personale», aveva scritto il "curatore" della "prima edizione" dell’opera, J. G. Gaalandt.
E forse è proprio giusto lasciare aperta la questione e riconoscere, come fece la scrittrice francese Sylvie Germain, nel suo «Etty Hillesum. Una coscienza ispirata», che alla giovane "diarista" d’Olanda va assegnata anzitutto una duplice, preziosa caratteristica: «L’"ardore" in ogni cosa e un totale spirito di "libertà"».

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«Mentre le bombe sfiorano le mie finestre,
sento che la guerra nasce dentro di noi»

( 28 Marzo 1942 )

Giovedì sera, la guerra era di nuovo davanti alla mia finestra e io assistevo a questo spettacolo dal mio letto. Al mio fianco Bernard aveva messo su un disco di Bach. La voce si levava forte e radiosa. E subito ecco gli aerei, la difesa "contraerea", i colpi, le bombe, un tuono come non se ne era sentito da molto tempo. Pareva a due passi da casa. E in maniera brusca ho preso coscienza in maniera molto chiara di tutte quelle case che, nel mondo, sprofondano ogni giorno sopra chi ci abita. Bach continuava "imperturbabilmente", ma si riduceva ad un filo di voce molto debole. E io, sdraiata sul mio letto, ero in una disposizione d’animo molto strana. Proiettili "traccianti" sfioravano l’edificio apparendo minacciosi davanti alla mia finestra. Fragori frenetici. E pensavo: «In ogni momento una scheggia di mortaio può passare per la finestra. È perfettamente possibile. Ed è anche possibile che si soffra in maniera molto forte». E tuttavia percepivo una riconoscenza ed una pace profonda mentre ero lì sdraiata sul mio letto. E accettavo, con un sentimento di maturità ed umiltà, tutte le "catastrofi" e i tutti i dolori che potevano ancora assalirmi. E credevo fermamente che potevo continuare a trovare la vita bella sempre, nonostante tutto. Tutte le "catastrofi" provengono da noi stessi. Perché c’è la guerra? Forse perché io talvolta ho la tendenza a "strapazzare" i miei simili. Perché non abbiamo abbastanza amore in noi, io stessa, il mio vicino, tutti. E si può combattere la guerra e tutte le sue conseguenze liberando in sé l’amore, ogni giorno, in ogni istante, e donargli una "chance" di vivere. E credo che non potrei mai odiare un essere umano per la sua «malvagità», sarei piuttosto io che odierei – qui «odio» è una parola troppo grande.

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«La vera sazietà viene dalla vicinanza di Dio»

( 23 Gennaio 1942 )

Questa notte stavo bene, mi trovavo nel mio piccolo letto "solitario". Ho di nuovo ringraziato Dio, non per il calore di questo letto o la zuppa ai piselli, ma perché egli ha voluto ritornare ad abitare in me. Non dico mai "grazie" per le buone cose della terra che ricevo da lui e non mi ribellerei il giorno in cui non le possedessi più. Mi dispiace ringraziare per qualcosa che tanti altri non hanno. Perché la ripartizione dei "beni materiali" su questa terra imperfetta è ancora molto cattiva. E il fatto di essere dalla parte dei sazi o degli affamati, è qualcosa che sembra dipendere dal "caso". Dunque, mai potrei ringraziare per il mio "pane quotidiano", se sapessi che altri non dovrebbero averne. Ma se un giorno arrivassi a non disporre più di questo "pane quotidiano", spero di ringraziare lo stesso. Per un’altra cosa. Per il fatto che Dio è in me. E questo non ha niente a che fare con uno stomaco ben "rimpinzato" o meno. O almeno, è quello che affermo adesso, mentre sono vicino alla mia padella bella calda e un’abbondante colazione.

( ETTY HILLESUM )