CINA - I DIRITTI NEGATI
Il presule è
stato portato via con la forza,
e le autorità hanno negato ai sacerdoti della sua diocesi di incontrarlo.
Il regime aveva definito «illegale» la sua consacrazione episcopale.
Monsignor Wu è
stato prelevato da 30 poliziotti.
Di recente aveva celebrato una messa solenne, nonostante il veto del governo.
Lorenzo Fazzini
("Avvenire", 15/9/’06)
Nuovo giro di vite delle
autorità cinesi contro la Chiesa cattolica: proprio alla vigilia della
spedizione politico-economica italiana guidata dal premier Prodi, un vescovo
cinese è stato arrestato e confinato in un luogo sconosciuto.
Monsignor Martino Wu Qinjing, presule della diocesi di Zhouzhi, nella provincia
dello Shanxii (a 950 chilometri a sudovest di Pechino), è stato prelevato l'11
settembre dalla polizia, che non ha fornito nessuna spiegazione del fermo.
Secondo l'agenzia "AsiaNews" - che ha riferito del sequestro del
presule denunciato da una fonte locale, rimasta anonima per evidenti motivi di
sicurezza - il fatto è avvenuto nella serata di lunedì scorso quando trenta
agenti, con atteggiamento violento, sono penetrati nella residenza del vescovo,
la cattedrale cittadina del Cuore Immacolato di Maria. Dopo aver allontanato un
sacerdote di 80 anni, alcuni seminaristi e suore intervenuti a difesa di
monsignor Wu, i poliziotti hanno caricato il vescovo su un'automobile e lo hanno
condotto via. Alcuni sacerdoti si sono recati presso l'ufficio degli affari
religiosi della città di Xi'an per chiedere di poter incontrare il vescovo, ma
le autorità hanno rifiutato tale richiesta.
Gli stessi sacerdoti hanno ventilato l'ipotesi di una manifestazione pubblica se
le autorità non daranno spiegazioni di questo arresto e se non verrà
salvaguardata la persona del loro pastore.
Proprio nei giorni scorsi, per la prima volta, il Parlamento europeo aveva
chiesto alla Cina il rispetto pieno dei diritti umani e della libertà
religiosa: in particolare il documento approvato a Strasburgo - noto come
rapporto Belder - difendeva il diritto della Chiesa a nominare i propri vescovi
e chiedeva a Pechino notizie sui vescovi e sacerdoti incarcerati dalle
autorità.
Monsignor Wu, 38 anni, era stato ordinato vescovo nell'ottobre del 2005 dal
defunto monsignor Li Duan, presule di Xi'an. Appartenente alla Chiesa ufficiale,
aveva reso noto che la Santa Sede aveva approvato la sua ordinazione. Proprio di
recente aveva rifiutato di scendere a compromessi nella sua fedeltà al Papa e
aveva celebrato una messa solenne nonostante le minacce delle autorità
pubbliche. Le autorità pubbliche, che avevano bollato come «illegale» la sua
consacrazione episcopale, hanno cercato in tutti i modi di ostacolarne
l'attività apostolica: veniva continuamente molestato dalla polizia che lo
fermava per controlli in occasioni di manifestazioni pubbliche, come la
celebrazione di prime comunioni o cresime.
Al posto di monsignor Wu il governo voleva nominare un altro vescovo, appoggiato
dall'Associazione patriottica dei cattolici cinesi, l'organizzazione con la
quale Pechino vuole controllare la vita dei cattolici cinesi.
Ma - spiega "AsiaNews" - il sacerdote scelto dai funzionari statali,
Zhao Yinshen, non è rispettato dai fedeli, a causa della sua connivenza con il
governo e per una certa spregiudicatezza negli affari.
Monsignor Wu è stato ordinato prete nel 1996 dal vescovo Yang, riconosciuto
dalla Santa Sede: fino al '98 è stato parroco in un villaggio di campagna, dopo
di che fu incaricato di insegnare liturgia e spiritualità al Seminario di Xian,
dove fu anche padre spirituale.