IDEE

«Lottare contro la fame significa lottare per la pace: i conflitti nascono dal bisogno».
Un intervento del Nobel Wangari Maathai.

RITAGLI   Cibo, il primo diritto   DIARIO

«La povertà genera un circolo vizioso:
chi è povero tende a deteriorare l’ambiente in cui vive,
e un ambiente degradato aggrava la povertà».

Wangari Maathai
("Avvenire", 14/7/’06)

Uno degli aspetti fondamentali affinché gli uomini conducano una vita serena e senza conflitti è la capacità di alimentarsi da soli. Ma oggi milioni di persone nel mondo non hanno sicurezza per quanto riguarda la possibilità di alimentarsi. Spesso non possono produrre cibo perché il territorio è degradato, o sono troppo poveri per accedere o acquistare alimenti sul mercato. La sfida del futuro è assicurare nutrimento ad ogni abitante del pianeta, in nome di un fondamentale diritto al cibo. Per questo conta molto anche la responsabilità di proteggere le risorse naturali che ci consentono di coltivare e produrre alimenti. Ciò significa che dobbiamo difendere il nostro ambiente, tutelare le foreste da cui provengono le piogge e l’acqua, proteggere il suolo in cui crescono le nostre sementi e i frutti senza i quali non potremmo sopravvivere. Ma come possiamo raggiungere questo scopo, sapendo che le popolazioni più povere, nel loro quotidiano sforzo di sopravvivenza, sono spesso incapaci di proteggere la base naturale del loro stesso sostentamento, che è l’ambiente in cui vivono? La nostra sfida, come ricercatori, come "leader" della società civile, come governanti è da un lato quella di promuovere un sistema più equo di governabilità, dall’altro quella di eliminare la povertà. Questo risultato è possibile attraverso l’utilizzo consapevole di nuovi strumenti e tecnologie, che consentano di produrre maggior quantità di cibo ed alimenti sicuri, ma anche mettendo in atto tutte le strategie per ridurre la povertà in quanto tale. La povertà, infatti, instaura un circolo vizioso: chi è povero tende a deteriorare l’ambiente in cui vive; mentre la povertà aumenta proprio perché l’ambiente è degradato. Per questo, quando il comitato norvegese per il Nobel ha deciso di focalizzare l’attenzione sull’ambiente e di stabilire un collegamento fra pace, gestione sostenibile delle risorse e "good governance", molti di noi stavamo pensando, nello stesso tempo, di mettere al centro della nostra riflessione lo stesso tema della gestione sostenibile delle risorse naturali. Di riconoscere insomma che, senza una gestione responsabile di tali risorse, non avremmo mai goduto, in futuro, della pace. Credo perciò che si debba iniziare a pensare e agire con maggior determinazione. Concentrandosi su tre pilastri: una "good governance", che promuova il rispetto dei diritti umani e tra questi il diritto al cibo; la massima tutela dell’ambiente; politiche economiche per ridurre la povertà e, di conseguenza, costruire la pace. Occorre infatti neutralizzare gli aspetti della nostra vita che promuovono i conflitti: nulla incentiva i conflitti più della spasmodica ricerca di terra coltivabile, sulla spinta della fame. Così, tornando al problema dell’alimentazione, è necessario combattere l’ignoranza, la povertà, l’ingiustizia e il malgoverno. Occorre investire nella ricerca e nell’educazione per dare alla gente gli strumenti necessari per produrre cibo e avere la certezza del nutrimento. Dove abbiamo cibo, dobbiamo renderlo accessibile a coloro che non hanno i mezzi per accedervi, e dobbiamo sicuramente considerare tutto ciò come una responsabilità di ordine morale piuttosto che come un’arma di carattere politico. Investiamo dunque nell’educazione, investiamo sulle donne, investiamo nella riabilitazione e nella protezione dell’ambiente. In ultima analisi, tutte queste sfaccettature sono gli strumenti che ci consentiranno di avere sicurezza alimentare. Ciascuno di noi deve compiere uno sforzo per realizzare questi obiettivi nel proprio Paese, nell’impegno comune di dare sicurezza alimentare a tutti gli abitanti del pianeta.