Questa
la vera riforma
di "Fondo Monetario" e "Banca Mondiale"
Portare nei grandi
"organismi" ![]()
il punto di vista dei poveri
Gianni
Manghetti
("Avvenire",
23/4/’08)
Vale la pena di ritornare sulla
"lettera di benvenuto" che circa trecento dirigenti e funzionari delle
principali istituzioni internazionali, tra cui la "Banca Mondiale" e
il "Fondo Monetario internazionale", hanno indirizzato al Sommo
Pontefice al suo
arrivo negli Stati
Uniti. Quali le
ragioni di fondo, si è chiesta Gabriella Sartori, che ha ben commentato il
fatto su "Avvenire"? Vorremmo qui tentare di mettere a fuoco l’implicito
messaggio "politico" venuto dall’interno di quegli organismi
finanziari internazionali che sono espressione della comunità dei popoli e che
tanto contano, o meglio potrebbero contare, per la vita degli ultimi sulla
Terra.
Partirò da una premessa. La "Banca Mondiale" e, soprattutto, il
"Fondo Monetario" sono stati negli ultimi anni al centro di un serrato
dibattito sulla loro riforma. Si è sempre più consapevoli che le istituzioni
nate nel 1944 a Bretton Woods non sono più adeguate ad affrontare i problemi
attuali del mondo "globalizzato". È merito di Giulio
Tremonti aver colto la
contraddizione tra il loro essere e l’essere del mondo.
Che il mondo oggi sia diverso da quello della fine della guerra è perfino
"banale" ricordarlo.
È in gioco la futura "missione" di tali istituzioni. Vi sono stati
enormi cambiamenti nella finanza: nelle mani dei paesi asiatici, petroliferi e
dei "fondi sovrani" sono oggi concentrate risorse di gran lunga più
imponenti di quelle, ben modeste, detenute dal "Fondo Monetario". Che
cosa, allora, occorrerebbe fare? Rafforzare semplicemente il "Fondo" o
più ambiziosamente cambiarne alla radice ruolo e modalità di intervento? È
senz’altro vero che il "Fondo" è così debole finanziariamente che
non può più permettersi né di fare da "prestatore" di ultima
istanza (se non verso i paesi più piccoli) né di influire sui mercati per
raccordare i "tassi di cambio" là - vedi soprattutto la Cina
e gli Stati Uniti - ove sarebbe necessario intervenire, per ripristinare quella
stabilità compromessa a causa degli imponenti e "contrapposti"
squilibri nelle partite correnti delle bilance. Chi propende per il cambiamento
vorrebbe fare del "Fondo" solo una autorevole voce capace di
sostenere, grazie alla propria indipendenza e alle informazioni possedute, la
"stabilità monetaria globale" soltanto in modo indiretto, coordinando
in un "Forum" le diverse autorità nazionali. È altrettanto vero che
il "Fondo" abbia finora sofferto una forte
"delegittimazione", a causa della mancanza di adeguata
"rappresentatività" dei paesi, il cui attuale peso finanziario è di
gran lunga superiore a quello di tanti paesi fondatori.
C’è, come si intuisce, anche un problema di "ricomposizione" di
poteri.
Quale, allora, il futuro del "Fondo" e, a ruota, della "Banca
Mondiale"? Le opinioni sono discordi, quindi se ne discuterà ancora. A chi
scrive pare che accanto ai problemi posti, dalla finanza e dai nuovi paesi
emergenti, sia agli equilibri dei poteri interni degli organismi sia alla
"stabilità monetaria globale" occorrerebbe aggiungere anche quello,
ad essi del resto "propedeutico", degli occhi con cui i più deboli
guardano le istituzioni. Gli occhi dei poveri, appunto, come la "lettera di
benvenuto" al Papa implicitamente sottolinea. Sono i destini degli ultimi
del mondo che devono tornare al centro dell’interesse del "Fondo" e
della "Banca Mondiale". "I mercati non garantiscono che essi
abbiano cibo per nutrirsi, abiti per coprirsi, alloggi in cui vivere".
Queste non sono parole di un monaco, bensì del grande economista, "Premio
Nobel", Joseph E. Stiglitz. Allora, a Giulio Tremonti, probabile futuro
"Ministro dell’Economia", mi sia consentito di avanzare una
proposta: porti con sé alla prima riunione del "Fondo" non solo i
banchieri italiani, ma anche qualche esponente di volontariato sociale e
caritativo. E spieghi agli "allibiti" colleghi che ha voluto
anticipare il contenuto della riforma in cui crede. Sono convinto che vi sarebbe
una seconda "lettera di benvenuto", stavolta all’Italia
e al suo "Ministro". Firmata dagli "ultimi della Terra".