CON GESÙ MAESTRO

RITAGLI     Discepoli a prezzo della vita     SEGUENTE

Essere cristiani significa "rinascere dall’alto".
A costo di essere "scandalo" per il mondo.

CARD. OSCAR RODRIGUEZ MARADIAGA, Arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras).

Card. Oscar Andres Rodriguez Maradiaga*
("Mondo e Missione", Ottobre 2008)

Chi è il discepolo? Questa domanda è stata al centro tanto della "V Conferenza Generale dell’Episcopato Latino-americano e dei Caraibi" (celebrata nel Maggio 2007 in Brasile), quanto del terzo "Congresso Missionario Americano" ("Cam3-Comla8"), tenutosi in agosto a Quito in Ecuador.
In quest’ultima occasione è toccato anche a me intervenire sul tema e mi è parso naturale attingere la risposta dalla Parola di Dio.
Il Vangelo ci presenta l’atteggiamento tipico del discepolo in Maria, la sorella di Marta, seduta ai piedi di Gesù ad ascoltare la sua Parola. Ci domandiamo: di chi sono discepoli i nostri battezzati? Quanto tempo hanno i nostri battezzati per ascoltare il Maestro e alimentarsi della parola di Dio? Se per caso partecipano alla Messa domenicale e l’impianto "audio" della Chiesa funziona bene, forse dieci minuti? Se il sacerdote pronuncia una buona omelia, venti minuti? Molti sono più discepoli della televisione, della stampa, delle ideologie, della politica, dei "Chicago boys" in economia o della moda nella "globalizzazione".
Il tema del discepolato è vasto. Discepolo è colui che si lega a una persona non tanto sul piano teorico, o per quello che il Maestro gli trasmette a livello di idee, ma sul piano affettivo ed esistenziale, al punto tale da assumere il suo stile di vita. Per molto tempo, a causa dei miei studi, ho dovuto leggere Freud e fare lezioni su di lui, ma per questo non mi sono convertito in un suo discepolo. Ho potuto conoscere molte delle sue idee, delle sue teorie, ma ciò non mi ha reso discepolo, non mi ha reso "freudiano".
Per essere discepoli è necessaria una conversione, un cambiamento di mentalità, una "rinascita". È doloroso dirlo, ma per molte persone non è normale pensare come pensa Gesù, agire come lui.  La conversione è difficile, perché arriviamo ad abituarci a tutto; soprattutto, arriviamo ad abituarci a noi stessi, ai nostri difetti, al nostro peccato. E cerchiamo qualsiasi cosa che ci giustifichi. Siamo abituati a cercare soluzioni facili: l’"eutanasia", il divorzio, l’aborto, il "matrimonio gay"…  Tutte queste scelte cercano di risolvere le nostre insoddisfazioni, ma non fanno che camuffarle e aumentarle.
L’unica cosa che realmente colma, dà senso alla nostra esistenza, è renderci conto che non siamo qui per questo mondo, ma per l’eternità, per cercare l’eternità. Con la conversione acquisiamo una visione radicalmente nuova di tutte le cose. Così radicale che il suo fondatore, Gesù Cristo, è stato considerato un "pazzo". Per questo il cristiano, se è autentico, sarà sempre un "esiliato", un segno di contraddizione. È passare dal mio orizzonte, all’orizzonte di Dio; dal lottare per i primi posti, al lottare per gli ultimi. In modo tale che ciò che ci rende felici sia la povertà, l’essere perseguitati. In modo tale che ci convinciamo che la miglior vendetta è il perdono.
La luce che offre Cristo ai suoi discepoli non è una luce naturale. «Naturalmente» non si sceglie il "celibato", il "martirio", la povertà, eccetera. È una luce soprannaturale, e la possiamo capire e assumere solamente dalla prospettiva del soprannaturale. Ed è una realtà eterna. Questa conversione, questa relazione d’amore, se è vera, è per sempre. Se lo lasci, è perché non ti sei mai incontrato con Lui.
In questa prospettiva, il discepolo assume ogni giorno di più la logica «delle piccole cifre», cioè la logica di Gesù. La logica del granello di senape, che è il più piccolo di tutti, del seme di grano lanciato dal seminatore, del piccolo gregge; la logica del lievito, che non si vede ma fermenta tutta la massa; la logica del pastore, che abbandona novantanove pecore per cercarne una che si è persa.
I discepoli, inoltre, sono coloro che sono disposti a dare la vita per il Maestro. La proposta è chiara: se mi ami, seguimi e preparati a dare la vita. Essere discepoli implica arrivare a chiedere la grazia di dare la vita per il Maestro.

* Arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras