"CRISI FINANZIARIA"

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dalle promesse ai fatti

Ancora oggi lo "sviluppo" è il vero nome della "pace",
come afferma la profetica «Popolorum Progressio».

Card. Oscar Andres Rodriguez Maradiaga*
("Mondo e Missione", Novembre 2008)

La "crisi finanziaria" che ha travolto i mercati mondiali ha dominato gli interventi della Sessantatreesima "Assemblea Generale" delle "Nazioni Unite", tenutasi a fine Settembre a New York, facendo passare in secondo piano il tema della povertà in Africa e nel resto del pianeta, che avrebbe dovuto essere al centro della discussione.
L'eccezionalità della "crisi finanziaria" non ci deve però fare dimenticare l'importanza dei cosiddetti
"Obiettivi di Sviluppo del Millennio", lanciati nel 2000 per ridurre entro il 2015 povertà e "pandemie" nel mondo. Gli ultimi dati parlano di un aumento dei poveri nei cinque Continenti. Le persone senza cibo stanno raggiungendo il miliardo. La "comunità internazionale" deve agire per fare rispettare gli impegni presi. È necessario che le "Nazioni Unite" considerino che senza sviluppo non è facile poter arrivare a questi "Obiettivi del Millennio".
È necessario destinare maggiori risorse allo sviluppo, mentre, allo stesso tempo, le nazioni "in via di sviluppo" devono impegnarsi fortemente nella lotta alla "corruzione".
In questo contesto, quale il ruolo della Chiesa? Certamente quello di continuare, attraverso la sua "dottrina sociale", a far prendere coscienza ai popoli - così come diceva
Paolo VI nell'Enciclica "Populorum Progressio", più di quaranta anni fa - che lo sviluppo è il nuovo nome della pace e che senza sviluppo non sarà possibile arrivare alla pace nel mondo.
Mi auguro che si riescano a compiere passi concreti per ridurre la povertà entro l'anno 2015. Gli "Obiettivi di Sviluppo del Millennio" sono uno strumento splendido. Sono un "catalizzatore" per l'azione, un punto di riferimento per misurare le parole dei Governi paragonate ai fatti e un modo per ricordare la sofferenza di milioni di persone che vivono in estrema povertà. In realtà, non abbiamo bisogno di andare alle "Nazioni Unite" per comprendere la povertà. Ogni giorno abbiamo la testimonianza del suo impatto dannoso sulla vita dei poveri, ma è importante la presenza di rappresentanti della società civile. Collegando la società civile e i Governi possiamo creare le "partnership" necessarie per sfidare le strutture "globali" che mantengono i poveri tali. Il prestito di 700 miliardi di dollari per salvare il "sistema finanziario" americano mostra che quando c'è una "crisi" che minaccia la situazione il denaro esiste. Come Presidente della
"Caritas Internationalis", esprimo comunque soddisfazione per il rinnovato impegno a rispettare gli "Obiettivi di Sviluppo del Millennio" emerso nell'ambito delle "Nazioni Unite".
I nuovi contributi e gli impegni per combattere la povertà nel mondo ammontano a circa 16 miliardi di dollari. Attualmente molti degli "Obiettivi" sono indietro di decenni, soprattutto nell'Africa "sub-sahariana", e i Paesi ricchi sono restii ad affrontare il problema del declino degli aiuti a quelli poveri. Secondo dati dell'
"Ocse" ("Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo"), l'aiuto ufficiale allo sviluppo da parte dei Paesi più industrializzati è diminuito dell'1 per cento nel 2007, se escludiamo dal calcolo i fondi per la "cancellazione del debito".
Ma non bisogna perdere la speranza. Alle "Nazioni Unite", sono stati promessi 1,6 miliardi di dollari per promuovere la "sicurezza alimentare" e circa 2 per diminuire la mortalità infantile e curare la salute materna. Particolarmente promettenti sono i 3 miliardi di dollari per lanciare il "Piano d'Azione" contro la malaria, visto che questa malattia uccide un milione di persone all'anno ed esistono soluzioni economiche per migliorare la situazione. Una scadenza per verificare i successi raggiunti sarà il 2010, quando si svolgerà un "summit" specifico sugli "Obiettivi di Sviluppo del Millennio".

* Arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras