ANNUNCIO DEL "VANGELO"

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la luce della fede

"Fragilità psichica" e fenomeno delle "sètte".
Un rapporto che interroga anche la Chiesa.

Card. Oscar Andres Rodriguez Maradiaga*
("Mondo e Missione", Dicembre 2008)

È sempre più forte l’interesse nei confronti del complesso rapporto esistente tra la "fragilità psichica" degli individui e il fenomeno delle "sètte". A questo tema è stato recentemente dedicato anche un libro ("La vulnerabilità psichica e il pericolo delle sètte", di Pacciolla-Luca, "Libreria Editrice Vaticana" - "ndr"), alla cui presentazione ho partecipato di recente, a Roma.

La psicologia, in particolare, si sta interessando all’interpretazione di tutte quelle forme religiose, "aggregative" e non, che vengono etichettate come «Nuovi movimenti religiosi». Si tratta, a volte, di gruppi di difficile catalogazione e dall’incerto "retroterra dottrinale", il cui sorgere è dovuto sia alle aperture al "mondo orientale" che al maggior contatto con il "mondo statunitense". Fino a qualche anno fa, per una loro comprensione veniva utilizzato, sia pure con un’accentuazione piuttosto "dispregiativa", il termine «sètta», che, derivando dal verbo latino «sequor», indica una "dottrina", un insegnamento, un "partito" che si rifanno a un "capo fondatore" la cui personalità attira numerosi seguaci, tra loro legati da un forte senso di "aggregazione". 

Il mondo delle "sètte" è molto vario e bisogna fare attenzione a distinguerle: alcune sono "Chiese", mentre altre sono vere e proprie "sètte" e tra queste molte portano i seguaci a soffrire di "disturbi psichici". Coloro che più facilmente possono essere preda di «certi fanatismi» sono coloro che hanno avuto delle delusioni sentimentali o che provano disagi psicologici e individuali. Diverse "sètte" sono "fondamentaliste" e fortemente legate alla violenza. Nel mio Paese, l’Honduras, oggi è molto diffuso il fenomeno di adolescenti che si suicidano, ascoltando musiche «sataniche», nelle quali si trovano messaggi "subliminali" che inducono a darsi la morte. È molto diffuso anche il fenomeno delle "maras", "bande" di ragazzi che praticano la violenza e utilizzano i "tatuaggi" come simbolo di appartenenza. Le "maras" sono "stigmatizzate" dalle società. Per questo, nella nostra "pastorale", usiamo strumenti per cancellare i "tatuaggi", che diventano, in seguito all’uscita dalle "maras", "sentenze di morte". 

Come si arriva a questo? Il fenomeno del rapido diffondersi dei nuovi "movimenti religiosi" ha indubbiamente rilevanza dal punto di vista sociologico, ma ancor più sotto il profilo religioso e psicologico. In un’ottica psicologica l’attenzione deve essere rivolta alle "dinamiche personali" presenti in un individuo che decide di entrare a far parte di un nuovo "movimento religioso" e ai bisogni che sembrano venire soddisfatti da tale nuova adesione. Dagli studi effettuati emerge che questi gruppi, in cambio di denaro - anche molto - promettono la "liberazione" dell’uomo dai "condizionamenti negativi", da sofferenze, malattie, problemi esistenziali, infelicità, delusioni sentimentali e offrono comprensione, accoglienza, disponibilità senza "riserve", in un’epoca in cui tutti vanno di fretta a causa dei propri impegni. L’inserimento nel gruppo porta alla creazione di una "rete" a "maglie strette", che diventa una "corazza" vincolante, che spezza gli altri "legami sociali", anche con la famiglia. Notevole è anche il "controllo sociale" reciproco, basato sull’adesione "acritica" a principi "dogmatici". L’uscita dal gruppo, di contro, è resa difficile non solo da minacce e violenze sia psichiche che fisiche, ma anche dal forte "senso di colpa" che deriva dalla persuasione di essersi "tagliati fuori" dalla salvezza promessa dal "leader" religioso. 

Affrontare questo tipo di problemi non è nuovo per la Chiesa. Già San Paolo condannava la "magia" e la "superstizione" che portano all’allontanamento da Dio. Nel nostro tempo abbiamo altri fenomeni, ma sempre la Chiesa è chiamata a portare la luce del "Vangelo".

* Arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras