"GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2009"

PRECEDENTE     La miseria del Sud, la noia del Nord     SEGUENTE

Il mondo è diviso tra una massa di "affamati",
e "opulenti" in cerca di un senso per la vita.

Card. Oscar Andres Rodriguez Maradiaga*
("Mondo e Missione", Gennaio 2009)

La nostra è un’era di cambiamenti senza precedenti. Tuttavia, continuiamo a vivere in un mondo pieno di evidenti "disuguaglianze". Si sta creando un mondo in cui l’avidità di pochi lascia le maggioranze ai margini della storia. La "globalizzazione" appare più come un mito che una realtà. Soltanto la logica dei "mercati finanziari" è stata "globalizzata" e l’assolutismo di questo capitale sta creando veri e propri scempi. Potremmo dire che solo i ricchi sono "globalizzati". La tecnologia li protegge e, al tempo stesso, li tiene a distanza dai poveri, che devono sottostare e lavorare per loro, perché il sistema ha bisogno di gente povera in alcune parti del mondo e cerca di impedire loro di muoversi in modo che possano continuare a produrre a vantaggio dei ricchi.
Non ci stiamo dirigendo verso un sistema più giusto, anche se è questo che ci prospetta il "marketing" del «pensiero unico». La "globalizzazione" è altamente selettiva. I vantaggi che introduce vanno a beneficio degli stessi di sempre, e così accade per la distribuzione della ricchezza. Siamo sollecitati a mettere fine a questo scandalo per intraprendere passi verso un "modello sostenibile", umanizzando la "globalizzazione" e trasformandola in un progetto che sia davvero "universale".
La società si "disumanizza" nella misura in cui si "mercantilizza". Le "frontiere" tendono a essere indiscriminatamente aperte per le merci e chiuse per le persone. La mancanza di sviluppo in molti Paesi sta producendo "esodi" incontenibili di "rifugiati economici" e sta portando il mondo sviluppato a "blindarsi" mediante "muri" fisici o razziali. La violenza cittadina motivata dal "crimine organizzato" e il "narco-traffico" porta le città del "Terzo Mondo" a diventare "giungle" del crimine, dove si uccide una persona perfino per rubare un telefono cellulare.
Anche le case si circondano di muri, porte e sbarre di ferro. Nel "Medioevo" le città avevano alte mura per proteggersi dalle invasioni dei "barbari". Oggi le città sono circondate da "mura psichiche" di incomunicabilità nell’era in cui paradossalmente esistono le comunicazioni migliori. In particolare molti giovani hanno scelto di non comunicare attraverso i "mezzi di comunicazione". Conosco casi in cui in una famiglia i figli comunicano con i genitori attraverso il "computer" o messaggi sul cellulare. Non hanno tempo di sedersi e dialogare.
Assistiamo allora alla "globalizzazione" dello "stress", della depressione, della crisi del suicidio e del "vuoto esistenziale". Un mondo che, mai come prima d’ora, ha sviluppato il senso dell’orientamento nella navigazione aerea, navale e terrestre attraverso il "GPS", vive oggi disorientato. Riempiamo la vita di moltissimi "passatempi", ma il tempo esistenziale non si riempie di "cose", bensì con la consapevolezza che abbiamo della nostra vita, con il tempo che dedichiamo a vivere e con il gusto e il piacere che ne proviamo.  Le minacce del "non-senso" incombono sull’umanità di oggi. Le disparità economiche e sociali dividono il nostro mondo tra la noia dei Paesi ricchi e la vita "sub-umana" dei Paesi poveri.
Oggi si parla di qualità della vita, ma non sembra cha la "globalizzazione" la stia favorendo. Non esisterà mai una vera qualità della vita se la si cerca riempiendosi di cose ed escludendo la "densità" dell’essere persona: non si può inoltre escludere la dimensione "spirituale" che è lo specifico dell’essere umano.
Vivere non è solo esistere, ma esistere in un certo modo. È l’opportunità che ci viene costantemente offerta di giungere a essere. L’ho ricordato qualche mese fa ricevendo a
Vienna un "premio" in onore di Viktor Frankl. Il grande psichiatra austriaco diceva: «La vita non è qualcosa, ma è sempre, semplicemente, l’occasione per qualcosa». Nello spirito dell’Enciclica "Spe Salvi" di Benedetto XVI, la presenza di "senso" nella vita dovrà essere generatrice di "speranza" per il mondo.

* Arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras