GIUSTIZIA E POVERTÀ

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«Per non aumentare i "commensali",
si punta a far crescere la qualità delle "briciole"».

Card. Oscar Andres Rodriguez Maradiaga*
("Mondo e Missione", Marzo 2009)

Il nostro tempo richiede una riflessione urgente sui temi della "giustizia" e della "povertà". Se non ci decidiamo a riflettere su questi problemi e ad affrontarli saremo in debito con le generazioni future, che potranno considerare una "disgrazia" il fatto di essere state precedute da persone incapaci di dedicarsi con "solidarietà" e chiarezza alla trasformazione del mondo che abbiamo in quello che desideriamo. In genere si pensa che la "gioventù" sia l’epoca dei sogni e la "maturità" quella delle realizzazioni. Ma questo modo di pensare va cambiato. Siamo tutti chiamati a sognare e realizzare. Se c’è qualcosa di buono nella cultura della "globalizzazione" è proprio l’idea che un "sogno" è valido solo quando imbocca il cammino dei "fatti". Perché questo accada, però, occorre sconfiggere l’"individualismo". Come dice una bella canzone brasiliana: «Chi sogna da solo resta nel mondo dei sogni, ma chi sogna assieme ad altri crea nuove realtà».
Nel mondo di oggi circola un "ottimismo falso" riguardo alla "globalizzazione", in forza del quale vengono bollati come "pessimisti" anche tutti coloro che, pur difendendo alcuni aspetti della "globalizzazione", si interrogano sulle scelte effettuate e segnalano possibili "effetti negativi". Che posto occupa l’essere umano nelle forme attuali della "globalizzazione"? Questa è la domanda fondamentale. Dobbiamo chiederci se ci riteniamo parte di un unico "genere umano" o se –  superata la spaccatura tra "bianchi" e "neri", tra "indigeni" e "conquistadores" – non stiamo creando un "muro" insuperabile tra "ricchi" e "poveri", a livello di individui e di società.
I "migranti forzati" sono l’esempio di una povertà tremenda che ormai non è più possibile nascondere. I "migranti" sono degli esclusi totali, che hanno perso addirittura il diritto alla "territorialità". Ogni giorno migliaia di persone rischiano la vita per cercare località più propizie alla loro "sopravvivenza". Lo fanno perché ormai non hanno più nulla da perdere.
L’Europa e il "Nord America" ricevono "migranti" da tutte le parti del mondo. Anche dalla
Cina, dove si sono tenute le ultime "Olimpiadi". E Pechino guarda «olimpicamente» i suoi cittadini che "emigrano". Contemporaneamente, e per le stesse cause, cresce anche l’"emigrazione interna" dei poveri in "America Latina". Le "periferie" di povertà delle "metropoli" e delle città di medie dimensioni continuano a ingrossarsi e spesso qui i "migranti" scambiano la disperazione causata da una povertà "reale" con il "miraggio" transitorio di una speranza ancora più terribile. Non si può accettare il "cinismo" di chi sostiene che le persone hanno sempre anelato a trasferirsi nelle grandi città alla ricerca di "cultura" ed opportunità. C’è differenza tra "nomadismo" e "turismo" ed è disumano definire le "migrazioni di massa" come il «turismo dei poveri».
Per cambiare questo stato di cose, bisogna superare la posizione di coloro che interpretano la "parabola" del "ricco Epulone" e del "povero Lazzaro" applicando una logica perversa: rifiutano di aumentare il numero dei "commensali" e pensano invece che Epulone debba mangiare di più e meglio, con la certezza che aumenterà anche il numero e la qualità delle "briciole" che potranno essere raccolte dai poveri "Lazzaro" del "sottosviluppo", dell’"indigenza" e dell’"esclusione". Come Chiesa abbiamo cercato di richiamare l’attenzione sul "muro" tra "ricchi" e "poveri", ma non siamo ancora riusciti a smuovere gli Stati e le grandi "organizzazioni" che reggono la "società internazionale". Abbiamo bisogno di uno sviluppo umano davvero "sostenibile’ e di un mondo in cui tutti possano vivere "dignitosamente". Perciò ogni modello di società e ogni aspirazione collettiva deve avere chiaro il posto che occupa l’uomo nel suo "disegno".

* Arcivescovo di Tegucigalpa, in Honduras