Card. Dziwisz:
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«Giovanni Paolo II è stato il Papa
della vita»
Ieri l’arcivescovo
di Cracovia ha benedetto la statua dedicata al Pontefice polacco,
sul sagrato della chiesa di San Giulio a Cassano Magnago, nel Varesotto.
«Ha sempre lottato per la dignità dell’uomo».
Dal
nostro inviato a Cassano Magnago (Varese), Elio Maraone
("Avvenire",
27/10/’07)
«Ho molto
amato questo Papa, vedere qui – in questo angolo della terra di Lombardia,
della Chiesa ambrosiana che gli fu cara – tanto amore per lui mi commuove».
Lo sguardo del cardinale arcivescovo di Cracovia
Stanislaw
Dziwisz accarezza
la statua marmorea di Giovanni
Paolo II, che
da un alto piedistallo sovrasta il sagrato antistante la parrocchiale di San
Giulio, e che sarà benedetta di lì a poco dallo stesso porporato. Nella mente
di Dziwisz, che per 39 anni fu segretario di Wojtyla dapprima a Cracovia poi a
Roma, si intrecciano certamente, ancora una volta, ricordi di letizia e di
sofferenza, di entusiasmo e di patimento. Alla fine prevale una serenità piena,
perché, dice il cardinale ai giornalisti che lo circondano, anche questa statua
aiuterà a prolungare la memoria della sua straordinaria persona e del suo
altissimo insegnamento tra gli italiani, che non gli hanno mai fatto mancare
affetto e ammirazione. Si potrebbe anche dire che questa statua, con le sue
braccia spalancate in segno di fiduciosa accoglienza, con quel sorriso di padre
sapiente, ci invita ad approfondirne la conoscenza personale e l’eredità
dottrinale. Un invito che, anche senza la statua, vale in tutto il mondo, dove
fu amato anche dai non cristiani, anche dai non credenti. «Qual era il segreto
della sua grande attrattiva?», chiede un cronista. Ne aveva molti, risponde
Dziwisz, il maggiore forse era che rispettava pienamente l’uomo. «E lui, che
uomo era?», insiste il cronista. La risposta arriva senza esitazioni: era uomo
completo, autentico, nella sua ricca personalità tutto per così dire si
teneva, non era possibile operare distinzioni. Non cambiava comportamento o
atteggiamento a seconda dei luoghi e delle circostanze, era Karol e basta. Era
così da sacerdote, fu così anche da Papa, quando semplicemente gli bastò
cambiare la talare con l’abito bianco. Le parole di Dziwisz si fanno più
sommesse, lo scampanio che annuncia la liturgia eucaristica all’interno di San
Giulio e poi la benedizione del monumento all’esterno per un poco le sovrasta.
È un attimo, il cardinale di Cracovia riprende subito lena per ribadire la
propria gratitudine alla parrocchia, all’amministrazione comunale, alla gente
tutta di Cassano Magnago che hanno voluto questo monumento. Anche da questo,
commenta Dziwisz, si vede che qui c’è ancora speranza, quella speranza che
assieme alla formidabile fede Papa Wojtyla portava al mondo... Peccato che oggi
la gente perda spesso la speranza, ma bisogna avere fiducia negli uomini, che
sono immagine di Dio, e ai quali il Papa rivolgeva il famoso invito che si trova
in un’epigrafe incisa sul piedistallo del monumento: «Non abbiate paura!
Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!». Una pioggia fredda cala su San
Giulio, assieme all’oscurità, ma il cardinale sembra non accorgersene,
stimolato dai giornalisti si sofferma sulla conclusione, nel secondo
anniversario della morte, della fase diocesana del processo di beatificazione di
Papa Giovanni Paolo II. Le domande dei cronisti, come spesso càpita quando si
tocca questo tema, si fanno insistenti, uno chiede se non si poteva saltare la
tappa della beatificazione, come voleva la voce popolare («Santo subito!»).
Per noi è già santo, replica il porporato, ma rispettiamo i tempi e le regole
della Santa Sede...
Comunque, santi si è proclamati dopo la morte, ma è in vita che si diventa
santi! È possibile, gli chiedono, tracciare un ritratto sintetico del Papa?
Dziwisz ci prova: egli è stato il Papa della vita, dal concepimento alla
morte... e nessuno come lui ha lottato per questo e per la dignità di ogni uomo
e di ogni donna.