L'ARGOMENTO
SANITÀ ALL'ESAME DEI VESCOVI
Elio
Maraone
«Ed ecco che un uomo condusse a Gesù la figlia malata e gli disse: "Io non voglio che tu la guarisca, ma che tu la ami!"». Si può partire da qui, e cioè dal frammento di un testo in cui Ennio Flaiano immagina il ritorno di Gesù sulla terra (un frammento reso più struggente dal sapere che lo scrittore aveva una figlia affetta da una grave encefalopatia), per tentare un contrappunto alle parole rivolte lunedì dal cardinal Camillo Ruini ai confratelli italiani, in tema di Chiesa e mondo della salute. Intellettuale tagliente, con un gusto raro per il paradosso, Flaiano aggiorna il sentire di familiari e amici dei malati (o addirittura dei morti) che, nel Vangelo, si rivolgono a Gesù (si pensi, per tutte, alle indimenticabili figure di Marta e Maria in morte di Lazzaro). Così facendo, egli sposta l'accento sulla seconda parte del binomio che definisce il Signore «medico del corpo e dello spirito». Può essere questo un toccante esempio e insieme un incoraggiamento per tutti noi, e per l'assemblea dei vescovi chiamata ad affrontare il tema della salute. Un tema intricato, e particolarmente grave oggi, ma reso più lieve e luminoso dalla consapevolezza, per dirla con Ruini, «dell'intimo legame che unisce la sofferenza umana al centro stesso della nostra fede». È infatti contemplando Gesù quale - come dice stupendamente Isaia - «uomo dei dolori, che ben conosce il patire» che possiamo riconoscere anche nel tessuto della sofferenza più straziante l'amorevole trama del Padre. È dunque logico, e oseremmo dire imperativo, che la Chiesa in meditazione sui suoi enormi campi di missione, sempre tesa a rispondere ai bisogni del suo tempo, si appresti, e sempre per dirla con Ruini, a «sostenere e incrementare la propria azione pastorale ed evangelizzatrice nel mondo della salute». Un mondo, come ben sappiamo, specialmente indicato per essere fecondo laboratorio e impegnativo banco di prova della cultura della vita, della fondata speranza, della dedizione gratuita. Ma la Chiesa, che continua a riflettere, a progettare, a predicare e insomma a comportarsi in termini di servizio, per rispetto al prossimo e a se stessa non si muove approssimativamente, o in ritardo sui tempi. Si impegna e si impegnerà dunque esemplarmente, anche nel campo della salute, «tenendo conto dei cambiamenti in corso nelle attività e metodologie terapeutiche e in tutta l'organizzazione sanitaria». Proprio questi cambiamenti, che consistono tra l'altro nell'abbreviazione dei tempi di degenza ospedaliera e nel parallelo aumento dell'assistenza domiciliare, spingono - osserva il cardinale - «nella direzione della "pastorale integrata", anche per quanto riguarda la collaborazione, che deve crescere, tra quanti operano direttamente nell'ambito della sanità e le altre realtà pastorali, a cominciare dalle parrocchie». E tutto questo, naturalmente, senza indietreggiare di un passo sul terreno della difesa anche "pubblica" della vita umana: di ogni vita umana, ma in modo particolare di quella meno difesa. Conseguenza di ciò è pure la necessità, indicata sempre da Ruini, di rivolgere una speciale attenzione al potenziamento dei servizi sanitari nel Mezzogiorno, dell'assistenza ai malati cronici come a quelli psichici, che oggi tanto gravano sulle spalle delle famiglie. Ottimi propositi per la sanità italiana di domani. Ma già oggi, e per fortuna, si possono ritrovare in tante persone votate all'assistenza quei parenti o amici che portavano i malati da Gesù sorretti dalla fede nella potenza di Dio, e nella sua inarrivabile, eppure contagiosa, capacità di amore.