Gli occhi "sconcertati" del mondo

PRECEDENTE     Se l’India dimentica     SEGUENTE
la "lezione" di Madre Teresa

Dopo i violenti attacchi anti-cristiani, macerie di case distrutte in Orissa (India)... A Mosul, in Iraq, cerimonia e preghiera in ricordo di Mons. Rahho!

Elio Maraone
("Avvenire", 3/9/’08)

La stagione del "martirio", sino all’effusione del sangue, per i cristiani del mondo non soltanto perdura ma anche si fa più "larga" e straziante, fra il diffuso "disinteresse" internazionale, e un fondato "presagio" di aggravamento. In India lo Stato dell’Orissa, dove si sono scatenati "fanatici" indù, si è trasformato in un "regno del terrore". Con una violenza e una "sistematicità" senza precedenti – denuncia la "Conferenza episcopale indiana" ("Cbci") – si sono recentemente moltiplicati gli attacchi ai cristiani, alle loro case, ai luoghi di culto, alle "istituzioni benefiche". Sotto i colpi dei "fanatici" e, ciò che specialmente allarma, secondo un disegno "preordinato", sono morte almeno 26 persone, 50 Chiese e cinque Conventi sono stati distrutti, oltre quattromila abitazioni sono state assaltate, migliaia di credenti si nascondono bisognosi nella giungla per sfuggire a "gruppi armati" che ancora circolano indisturbati, nonostante il Governo dello Stato e quello nazionale abbiano promesso di rafforzare l’ordine. Invano, almeno sinora, si sono moltiplicati gli "appelli" all’India perché spezzi ovunque la "catena" delle violenze: ultimo in ordine di tempo quello lanciato da Sr. Nirmala Joshi, la Superiora delle "Missionarie della Carità" succeduta alla Beata Madre Teresa di Calcutta, perché si getti via l’arma dell’odio e la si sostituisca con l’amore, in India come nel mondo intero.
In India insomma «la situazione di paura continua e colpisce specialmente i cristiani», come ha ricordato ieri alla "Radio Vaticana" il Vicario episcopale per le Chiese orientali a Delhi padre George Manimala. Ma il caso indiano non è purtroppo isolato e le persecuzioni dei cristiani si moltiplicano in varie regioni del mondo, dall’Asia al
Medio Oriente, dall’Africa all’America Latina. Particolarmente dolorosa e inquietante è la situazione della comunità cristiana in Iraq, ieri di nuovo nel mirino dei "fondamentalisti islamici". Nella Diocesi di Mosul, già tristemente nota tra l’altro per il rapimento conclusosi tragicamente di monsignor Paulos Faraj Rahho, negli ultimi tre giorni due altri cristiani sono stati rapiti e uccisi da criminali "fanatici", mossi insieme dalla "brama" del denaro del riscatto e dall’odio a sfondo religioso. La ripresa dei sequestri, degli omicidi, degli assalti feroci a uomini e cose che hanno costretto oltre due terzi dei fedeli a lasciare la Diocesi di Mosul (bagnata dal sangue di almeno 13 "martiri"!), denuncia l’ulteriore aggravarsi di un terrore "anti-cristiano" che pure, come in India, i Governi regionale e nazionale si erano impegnati a "sradicare".
Probabilmente non si può parlare – almeno, non ancora – di una "strategia planetaria" che punta distintamente alla persecuzione dei cristiani. Tuttavia è innegabile che gli episodi di violenza contro i credenti in Cristo stiano crescendo di numero e di tono, e non soltanto, come s’è accennato, in India e in Iraq. Come fratelli di fede e fratelli nella stessa umanità abbiamo quindi il dovere di accompagnare con la solidarietà la testimonianza dei cristiani perseguitati, e dare a questa solidarietà la concretezza "esigita" dalle circostanze. Su questo orizzonte, il primo appuntamento è per venerdì prossimo,
5 settembre (Festa della Beata Madre Teresa), stando all’"appello" lanciato dalla "Conferenza episcopale italiana", con l’adesione della Diocesi di Roma. La forza della preghiera è indiscutibile, e formidabile. Anche per riuscire a dare un senso alle colpe (magari di semplice "omissione") che si addensano su "organismi" e Governi, e al silenzio di capi religiosi (indù e musulmani) che, quantomeno agli alti livelli, non hanno finora condannato le violazioni della libertà religiosa, gli "oltraggi" ai luoghi di culto, gli attentati allo stesso – sacro, irrinunciabile – diritto alla vita e alla fede.