Parole "franche" dai "colli" più alti

RITAGLI     Quando la "crisi" diventa un "banco di prova"     DOCUMENTI

Elio Maraone
("Avvenire", 2/1/’09)

«Non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà e ai fallimenti», ravvivare lo stile della "sobrietà" e la fiamma della "solidarietà". È assumendo questi compiti «con la grazia del Signore – e solo con essa – (che) possiamo sempre nuovamente sperare che il futuro sia migliore del passato. Non si tratta, infatti, di confidare in una "sorte" più favorevole, o nei moderni "intrecci" del mercato e della finanza, ma di sforzarsi di essere noi stessi un poco più buoni e responsabili». Parola di Benedetto XVI, che prima dell"Angelus" di ieri ha ripreso i temi da lui svolti nelle Omelie del "Te Deum" di fine anno e della Celebrazione di "Capodanno" della "Giornata Mondiale della Pace", per la quale il Papa ha scritto un Messaggio significativamente intitolato: «Combattere la povertà, costruire la pace». Egli invoca coraggio, "sobrietà" e "solidarietà" da parte di tutti, «governanti e semplici cittadini», per sostenere e superare una "crisi economica" di vaste proporzioni» che «va letta in profondità, come un sintomo grave che richiede di intervenire sulle cause». E «non basta – osserva Benedetto XVI – porre "rattoppi" nuovi su un vestito vecchio». Occorre uno slancio rinnovato nella lotta globale alla povertà, lotta che comincia con il «mettere i poveri al primo posto», così passando «decisamente a quella "solidarietà globale" che già Giovanni Paolo II aveva indicato come necessaria, concertando le potenzialità del mercato con quelle della società civile... tendendo sempre al "bene comune"».
Eccoci quindi ancora una volta, e confortati dall’Omelia di ieri, sulla «via "evangelica" alla pace». La "via maestra", inaugurata da Gesù, lungo la quale deve muovere la «nuova umanità» capace di operare una "rivoluzione" pacifica, «una "rivoluzione" non ideologica ma spirituale», «non "utopistica"» ma – e questo punto a noi sembra vada sottolineato – «reale». La povertà "iniqua", quella che priva milioni di persone anche dello stretto necessario, è il grande nemico della pace, la ferita aperta dalla pessima distribuzione dei beni, dalla "crisi" alimentare e più in generale economica, dalle società dello "spreco", ma anche dalla «inaccettabile corsa ad accrescere gli "armamenti"». Sulla soglia del nuovo anno il Papa osserva che «l’attuale "crisi economica globale" va vista... anche come un "banco di prova": siamo pronti – chiede – a leggerla, nella sua complessità, quale sfida per il futuro e non solo come un’emergenza a cui dare risposte di "corto respiro"? Siamo disposti a fare insieme una "revisione" profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modo "concertato" e "lungimirante"? Lo esigono... più ancora che le difficoltà finanziarie immediate, lo stato di "salute ecologica" del pianeta e, soprattutto, la "crisi" culturale e morale... in ogni parte del mondo».
L’invito alla "sobrietà" e alla "solidarietà", «valori "evangelici" e al tempo stesso "universali"», va dunque collocato su uno sfondo molto ampio e impegnativo, quello della "promozione" della
dignità dell’uomo, che si attua anche, come ha osservato ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un Messaggio inviato al Papa, nel «dispiegare ogni sforzo per "debellare" la povertà e rimuovere la causa profonda di risentimenti e frustrazioni che troppe volte si traducono in "conflitti"». In conclusione: siamo tutti chiamati a scelte tanto impegnative quanto "indifferibili", tra l’altro obbligate, ricorda il Papa, «dall’esigenza di amministrare saggiamente le limitate "risorse" della Terra». La consapevolezza dei "limiti", ecco un altro traguardo da conquistare e difendere lungo il 2009, e oltre.