In Algeria per la terza volta ce la fa Boutefilka

RITAGLI     Rieletto l’anziano "patriarca".     ALGERIA
Ma sul futuro "nebbia" fitta

Elio Maraone
("Avvenire", 11/4/’09)

Il Presidente algerino uscente, Abdelaziz Bouteflika, si augurava per il terzo "mandato quinquennale" (fu eletto la prima volta nel 1999) una vittoria "plebiscitaria". Il suo desiderio è stato esaudito, oltre le più favorevoli previsioni, anche se sui "risultati ufficiali" pesano le veementi accuse, da parte dell’"opposizione", di grosse "manipolazioni". Il consenso al non più giovane (72 anni) combattente per l’"indipendenza nazionale" e pacificatore del Paese sarebbe pressoché unanime (90,24 per cento delle preferenze), mentre l’affluenza alle "urne", pur se fosse inferiore al conteggio "ufficiale" (74 per cento degli aventi diritto al voto), sarebbe in ogni caso superiore a quella (58 per cento) delle "presidenziali" del 2004. Sono questi, assieme all’assenza dei temuti "attentati" da parte dei seguaci locali di "Al-Qaeda", i dati di rilievo di una consultazione senza reale contesa né passione: una donna, Louisa Hanoune, esponente del "Partito dei Lavoratori" ("Pt", "trotzkista"), si piazza al secondo posto dopo Bouteflika, con meno del 6 per cento dei "suffragi". Gli altri quattro concorrenti alla "Presidenza" si spartiscono "briciole" di voto. Battuto in questa consultazione il suo unico vero nemico, l’"astensionismo", Bouteflika conserva le mani libere per insistere in quella politica di "riconciliazione nazionale" che, con il sostegno delle "Forze Armate" e di larga parte della popolazione ha portato via via, a partire dal 1999 (anno della cosiddetta «Legge della Riconciliazione»), alla fine quasi totale di sanguinose "lotte intestine" e "massacri" costati negli "Anni Novanta" più di 150mila morti, e alla progressiva scomparsa del "fondamentalismo armato", ridotto praticamente oggi a un solo gruppo, "Al-Qaeda nel Magreb Islamico". Ma anche quest’ultimo, come ha annunciato il Presidente durante la "campagna elettorale", potrebbe giovarsi di una "eventuale amnistia" proclamata dopo apposito "referendum". E a patto naturalmente, ma la cosa al momento appare difficile, che i "terroristi islamici" consegnino le armi e si sottomettano alle "leggi" dello Stato. Il resto dell’orizzonte algerino è meno chiaro e incoraggiante. La vita sociale e quella politica rischiano di restare, anche dopo le "elezioni", sostanzialmente bloccate. Una significativa apertura in senso "progressista" e "democratico", ad esempio attraverso una maggiore libertà di espressione, appare tuttora improbabile, mentre il controllo del "regime" sulle attività politiche permane "ferreo". Non più incoraggiante si profila il futuro economico dell’Algeria, che dipende quasi esclusivamente dallo sfruttamento delle "risorse naturali" ("idrocarburi"), mentre le industrie locali si sono praticamente "atrofizzate", portando, assieme all’insufficienza delle "riforme agrarie", a una lievitazione progressiva della "disoccupazione", che tra i più giovani sarebbe superiore al 70 per cento. L’Algeria è un Paese di giovani (un terzo della popolazione ha meno di 15 anni), ed è soprattutto rivolgendosi ai giovani che Bouteflika ha annunciato un piano di "investimenti pubblici" di 150 miliardi di dollari per "modernizzare" l’economia e creare posti di lavoro.
Alcuni si chiedono se nei prossimi cinque anni questa somma sarà effettivamente spesa per fare una reale differenza. Altri sussurrano una domanda che ad
Algeri è considerata "indecente": Bouteflika, che ha avuto gravi problemi di salute, arriverà alla fine di questo terzo "mandato"? E soprattutto, in caso di bisogno, chi ne raccoglierà la pesante "eredità"?
Nemmeno la posizione dei Governi "stranieri", interessati quasi esclusivamente alle "risorse energetiche" algerine, consente di dare risposte rassicuranti.