PAROLE DA MANDARE A MEMORIA NEL DISCORSO DEL PAPA
Decifrate e ascoltate, uomini,Elio Maraone
("Avvenire",
2/1/’07)
«Speriamo che il Signore ci
aiuti e ci dia pace». Dopo l’Angelus,
sul punto di congedarsi dai fedeli, Benedetto
XVI si abbandona a
un’invocazione spontanea, quasi uno sfogo riassuntivo del meditato e
appassionato sentire che si è già espresso nel Messaggio per la Giornata
mondiale («La
persona umana, cuore della pace») e nell’omelia pronunciata – poco prima
dell’Angelus stesso – nella basilica vaticana. "Pace per tutti!" è l’augurio
del Papa, nella speranza che, grazie anche all’intercessione di Maria
Santissima, «la luce di Cristo.... illumini il cammino» di ciascuno.
L’augurio non ha scadenza, varrà sino alla fine dei tempi, ma il calendario
ci ricorda, come si osservava nell’omelia, che il nuovo anno è «un ulteriore
periodo.... offertoci dalla Provvidenza nel contesto della salvezza inaugurata
da Cristo». Come a dire che i dodici mesi che ci attendono sono l’occasione
definita, concentrata, «per contribuire a realizzare il Regno di Dio».
Ritorna, nelle parole di Capodanno del Papa, uno dei temi del Messaggio, dove si
dice che «la pace è insieme un dono e un compito». E dunque tutti gli uomini,
ma specialmente i credenti, sono chiamati a essere, nella gratitudine,
infaticabili costruttori di pace. Ma, e qui sta il punto centrale della
riflessione, è «rispettando la persona umana» che «si promuove la pace, e
costruendo la pace si pongono le premesse per un autentico umanesimo
integrale».
Ancora: «Proprio perché creato ad immagine e somiglianza di Dio, ogni
individuo umano, senza distinzione di razza, cultura e religione, è rivestito
della medesima dignità di persona. Per questo va rispettato, né alcuna ragione
può mai giustificare che si disponga di lui a piacimento, quasi fosse un
oggetto». Insomma, tutto «deve poggiare sul rispetto della dignità e dei
diritti di ogni persona»; quindi, «per essere durevole», anche quell’eventuale
accordo di pace, implorato «con insistente preghiera», nella «Terra dove
nacque Gesù». Nulla, per far trionfare la pace, deve quindi essere lasciato di
intentato, ma neppure esser lasciato nel vago, dalla comunità internazionale
alla quale Benedetto XVI si rivolge affinché congiunga i propri sforzi, perché
in nome di Dio si costruisca un mondo in cui «gli essenziali diritti dell’uomo»
siano da tutti rispettati.
Però «perché ciò avvenga è necessario che il fondamento di tali diritti sia
riconosciuto non in semplici pattuizioni umane, ma nella natura stessa dell’uomo
e della sua inalienabile dignità di persona creata da Dio. Se infatti gli
elementi costitutivi della dignità umana vengono affidati alle mutevoli
opinioni umane, anche i suoi diritti pur solennemente proclamati finiscono per
diventare deboli e variamente interpretabili. È importante pertanto che gli
Organismi internazionali non perdano di vista il fondamento naturale dei diritti
dell’uomo. Ciò li sottrarrà al rischio, purtroppo sempre latente, di
scivolare verso una loro interpretazione solo positivistica».
Sono, quelle del Papa, parole forti e nette, che andrebbe mandate a memoria in
tutte le sedi politiche. Ne ha ben colto l’importanza il presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano, che in un messaggio al Papa scrive tra l’altro:
«Condivido pienamente la centralità assegnata.... alla persona umana, alla sua
dignità, ai suoi inalienabili diritti e alle sue giuste esigenze». Questo è
tempo di bilanci e di propositi: sarebbe bello che tutti, a cominciare dai
governanti, soppesassero i loro errori e omissioni, finalmente rispettando, per
dirla ancora con il Papa, la "grammatica" scritta nel proprio cuore
dall’inizio dei tempi.