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RITAGLI   Globalizzare il bene. Ecco la sfida papale   DOCUMENTI

Il grande tema caro a Benedetto XVI:
la pace basata sul rispetto della persona umana.

Papa Benedetto incontra i rappresentanti diplomatici dal mondo...

Elio Maraone
("Avvenire", 9/1/’07)

I tempi sono difficili, ma la fiducia non può e non deve venir meno, anche perché alla nostra drammatica epoca non mancano affatto gli «elementi positivi». Tra questi, il dialogo tra le culture e le religioni («una necessità vitale») e, ispirata alla solidarietà, la crescente presa di coscienza da parte della comunità internazionale di gravissime ingiustizie, come l'«inaccettabile scandalo della fame». Tale, in sintesi, il tono dominante del discorso di Benedetto XVI al Corpo diplomatico di inizio anno, un tono che specialmente colpisce in quanto accompagna il quadro giustamente «preoccupante» che lo stesso Papa traccia di quella che si potrebbe chiamare la globalizzazione del male: si va infatti dai conflitti tuttora numerosi e sanguinosi alla «pace fragile e spesso derisa», come in Terra Santa, dai pericoli per la libertà religiosa agli «attentati» planetari alla vita e alla famiglia tradizionale, fondata su valori classici. Il Papa guarda con particolare attenzione all'Africa dove, come se gli altri mali non bastassero, oggi «si tenta di banalizzare surrettiziamente l'aborto», all'Asia, all'America Latina, a quel Brasile che visiterà in maggio; ma uno sguardo non meno intenso, non meno appassionato si posa sull'Europa, che è talmente a rischio - diciamo noi - di deriva laicista , per non dire antidemocratica, da spingere il Papa ad augurarsi che anche in essa «i valori fondamentali che sono alla base della dignità umana siano pienamente protetti, in particolare la libertà religiosa in tutte le sue dimensioni e i diritti istituzionali delle Chiese». Ma Benedetto XVI, come abbiamo accennato, non si arresta all'elencazione, in chiave di ferma denuncia, delle ingiustizie e delle piaghe del mondo, oppone al male globale il bene globale, quel bene che si basa sull'impegno universale a favore della persona, di ogni persona: salvaguardarne la piena dignità e ogni diritto (a cominciare da quelli della libertà religiosa e di espressione) è non soltanto un punto essenziale dell'umana convivenza, è anche il modo più efficace per abolire ogni forma di violenza. In altre parole, il compito che ci viene assegnato sta «nel promuovere e consolidare tutto ciò che c'è di positivo nel mondo e nel superare con buona volontà, saggezza e tenacia tutto ciò che ferisce, degrada e uccide l'uomo». È, questo appena citato, un compito non lieve, davanti al quale però non si è mai soli, poiché, ricorda Benedetto XVI in un passaggio centrale del discorso, «nel suo impegno al servizio dell'uomo e alla costruzione della pace la Chiesa si pone al fianco di tutte le persone di buona volontà, offrendo una collaborazione disinteressata». Ed è specialmente grazie a questa disponibilità totale della Chiesa che si potrà lavorare insieme, «lungimiranti», alla «costruzione di quell'umanesimo integrale che solo può assicurare un mondo pacifico, giusto e solidale». Ecco che ritornano, ancora una volta nel giro di pochi giorni, dopo gli interventi del periodo natalizio, i grandi temi cari a Benedetto XVI della pace basata sul rispetto della persona umana e della necessità di correggere tutto ciò - modelli economici compresi , con particolare riguardo ai Paesi poveri e indebitati - che sembra incapace di garantire quel rispetto. In definitiva, attraverso la sapienza, la testimonianza, la generosità, la preveggenza, l'operosità solidale, l'uomo contemporaneo può e deve affrontare una sfida capitale: «orientare» tutto al bene. Anche la globalizzazione? Anche la globalizzazione.