MOVIMENTI, UN SOLO SEGRETO
IL SAPORE DELLA VITA BUONAGianfranco Marcelli
Siate vivi, siate liberi, siate uniti. Per poter testimoniare al meglio la
fede in un nuovo grande slancio missionario. Più che un augurio, un triplice
solenne mandato, quasi un imperativo. È il dono-precetto dello Spirito Santo,
che Benedetto XVI ha evocato di fronte ai 400 mila aderenti ai movimenti e alle
nuove comunità, nel "vespro mirabile" di San Pietro. In un tripudio
di colori che ha riportato la Chiesa a otto anni fa, a quel primo raduno voluto
da Giovanni Paolo II alle soglie del nuovo millennio.
Un invito pressante, non calato dall'alto, "ex cathedra", ma scaturito
dallo stesso affetto che ha spinto il Papa nella prima mezz'ora dell'incontro a
"stare" tra i fedeli, a incunearsi nelle muraglie umane della piazza e
di via della Conciliazione, percorrendola fino quasi alle sponde del Tevere. Per
mostrarsi da vicino, farsi salutare, far comprendere, anche fisicamente, il
senso delle parole pronunciate di lì a poco su quel Gesù del quale non
dobbiamo soltanto «sapere qualcosa», ma attraverso lui «essere attratti in
Dio».
Sì, non c'è soltanto un "sapere", c'è anche un "sapore",
un senso profondo, nella nuova fioritura di realtà ecclesiali convenute
festosamente da tutto il mondo, per confermare il loro attaccamento a Pietro e
la disponibilità a farsi da lui confermare. Per moltissimi dei presenti è il
sapore della salvezza, ricevuta, corroborata o ritrovata, a somiglianza di quel
figliol prodigo che l'omelia di Papa Ratzinger ha indicato come paradigma della
«stragrande maggioranza» dell'umanità.
E se il desiderio di vivere «godendosela», di vivere soltanto "per se
stessi" direbbe san Paolo, trascina tanti nella solitudine e nella
disperazione, nella ricerca di soddisfazioni effimere o illusorie come la droga,
ecco Benedetto XVI indicare la prima ragione d'essere delle nuove aggregazioni
laicali: diventare, ognuna con il suo stile e la sua fisionomia, ma tutte senza
eccezioni, altrettanti «movimenti per la vita». Trasformarsi in
"fonti" di acqua viva e vivificante. E dunque formare anche uomini
rispettosi del mondo loro affidato, custodi e rinnovatori di una creazione che
l'abuso della natura ha in tanti casi devastato.
Ma non c'è vita degna di tale nome senza la dignità che scaturisce dal sigillo
della libertà. Chi ha accolto il Battesimo non ha ricevuto uno Spirito di
schiavi, ma uno Spirito di figli: come tali, di uomini capaci di scegliere e
quindi di prendersi le responsabilità che competono loro. Ed ecco perché,
incalza il Santo Padre, i movimenti hanno un dovere assoluto, genetico potremmo
dire, di costituire delle autentiche «scuole di libertà». Dove si impara
anzitutto che arraffare a tutti i costi, e a danno degli altri, tutto quello che
si può è esattamente agire da schiavi. E dove poi si comprende che non c'è
libertà più grande di quella che conduce a donare la propria vita per amore.
Colpiva ieri sera, al di là della suggestione dello scenario, della luce
intensa di un tramonto romano non ultimo dono del Cielo per un evento fortemente
voluto dal Papa, una percezione diffusa di omogeneità e di compattezza. Che
tuttavia nulla toglieva alla molteplicità delle presenze, al garrire di mille
bandiere diverse agitate da un vento gagliardo. Fenomeno comprensibile solo alla
luce di quello stesso Spirito che, soffiando dai quattro angoli della terra,
riesce a costruire l'unità indispensabile a una testimonianza veritiera e
credibile. Quello Spirito unificante che idealmente fondeva nell'azione di
grazie i presenti in Vaticano con tutti gli altri sparsi nel mondo, a cominciare
dai due milioni di aderenti alle confraternite che oggi concludono a Lanciano il
loro cammino di fraternità. L'unità della fede fondata sulla roccia che, ieri
come oggi, Pietro incarna e difende.