Appello di Benedetto XVI

RITAGLI   Scuotere le coscienze:   DOCUMENTI
percepiscano le minacce incombenti

Gianfranco Marcelli
("Avvenire", 25/2/’07)

Un grigio fondale indistinto, sul quale la potenza dei moderni mezzi di comunicazione, come in un gioco ambiguo di lanterne cinesi, proietta le sue ombre fugaci. Trapela questa immagine - inquietante forse, ma di grande forza rivelatrice - nel discorso possente che Benedetto XVI ha rivolto ieri agli accademici pontifici della vita. È l'immagine della coscienza che nell'occidente scristianizzato, secondo gli auspici dei "maîtres à penser" contemporanei, dovrebbe finalmente sbarazzarsi di tradizioni millenarie e della stessa ragione umana. Per trasformarsi infine in un passivo contenitore, dove si rincorrono e si alternano suggestioni ingannevoli e contraddittorie.
Lo scenario evocato dal Papa aiuta a comprendere il rilievo solenne del suo appello risuonato nella Sala Clementina, che non a caso coinvolge senza distinzioni pastori e laici, mondo della cultura e della scienza, professionisti e politici. Perché davvero l'eclissi della coscienza minaccia di spazzare via gli ultimi argini in grado di difendere la vita, di tutelarne appieno i diritti, soprattutto quelli dei più deboli e indifesi. Come dimostrano gli attacchi sempre più «estesi e moltiplicati», anche in «nuove forme», in tanti Paesi in via di sviluppo e in particolare in America Latina.
Molto alto il livello di allarme che si percepisce nelle parole del Pontefice. Altrettanto esigente la riflessione che vuole indurre. Non siamo di fronte a esortazioni o inviti di maniera. È l'ora di alzare lo sguardo oltre l'orizzonte tranquillizzante delle proprie pigrizie, di scuotere via la "neghittosità". I credenti stessi, sovente incapaci di percepire le minacce incombenti, rischiano di essere «sopraffatti» e ricacciati dalla «pressione collettiva» in una sorta di rassegnazione "accidiosa", anticamera della resa.
Ma non di smarrita profezia di sventura si tratta. Non risuonano toni da "quaresimalista" impotente in questo discorso. È piuttosto l'ispirazione dell'Apostolo che riecheggia: "Caritas Christi urget nos". L'amore di Cristo sospinge Papa Benedetto a risvegliare la coscienza, dei credenti e di tutti gli uomini di buona volontà, da un torpore per certi versi inspiegabile, se solo si passano in rassegna alcune delle sfide rivolte al destino dell'uomo: da un lato, nelle aree più arretrate del pianeta, la propaganda delle diverse varianti di aborto chimico in nome della cosiddetta «salute riproduttiva» e le ulteriori spinte al controllo demografico, nonostante le tante prove delle sue «perniciose» conseguenze (basti pensare alla Cina!); dall'altro, nelle nazioni più sviluppate, la nuova «deriva eugenetica», con la «ricerca ossessiva del "figlio perfetto"», le spinte per legalizzare eutanasia e forme di convivenza «alternative al matrimonio» e rigorosamente «chiuse alla procreazione naturale».
Rivitalizzare la coscienza, nutrendola di quella razionalità che discende dalla stessa dignità dell'uomo e dalla verità sulla sua origine: l'«impresa» corale che il Pontefice sollecita ha questo obiettivo. Non è, facile constatarlo, la strategia di un condottiero che si lancia all'offensiva, come dalle nostre parti si indulge a interpretare con grande spreco di termini - crociata, anatema, scomunica - tanto impropri quanto volutamente elusivi. Rivendicato, semmai, è l'autentico valore della persona, quello che, al dunque, abilita ciascuno di noi alla «libertà di scelta di fronte ai comportamenti di massa e alle lusinghe della propaganda».
Così come affascinante appare l'impegno di chi - professionisti, medici, giuristi - vorrà raccogliere l'appello a collaborare per una nuova formazione della coscienza, di questo «atto della ragione mirante alla verità delle cose», pensando alla nobiltà del compito affidatogli: alimentare di nuovo negli uomini del nostro tempo «la passione della bellezza morale». Ne vale davvero la pena. E giova altresì che, in questa causa, i laici cristiani, attingendo alle fonti più pure dell'ispirazione conciliare, collaborino senza remore "rivendicazioniste" con il magistero, come è ovvio ogni qual volta «è in gioco il valore della vita umana».