La strategia dei disarmati
Coraggiosa obiezione di coscienzaGianfranco
Marcelli
("Avvenire", 17/3/’07)
A Roma come a Lima. In
termini "deamicisiani", si direbbe "dagli Appennini alle Ande". Perché
cambiano gli interlocutori, ma il messaggio rimane lo stesso. Quando è in ballo
la salvaguardia della vita, la Chiesa, esperta e amica dell'umanità, non muta
il suo linguaggio a seconda degli interlocutori. Così, a tre settimane dal
discorso all'Accademia
pontificia, nello
stesso giorno in cui Benedetto
XVI conferma
al nuovo ambasciatore peruviano l'impegno dei cattolici a compiere la propria
missione evangelizzatrice al servizio della verità, l'organismo vaticano
diffonde una dichiarazione conclusiva del suo congresso sulla "coscienza
cristiana a sostegno del diritto alla vita", per dare seguito al solenne
appello del Papa alla mobilitazione.
La sintesi è agevole: quel forte grido di allarme risuonato nella Sala
Clementina del palazzo apostolico è stato ben meditato; quell'invito a
scuotersi e, ogni volta che occorre, a resistere non dovrà restare lettera
morta. Attingendo in pari misura alle radici della fede e alle fonti della
razionalità, i cristiani impegnati sul terreno del primo e principale diritto
umano - quello di esistere a dispetto di ogni "potere" esterno -
devono avere ben chiari lo spessore e l'urgenza del proprio compito. Una
"missione" che può per altro essere facilmente compresa e rispettata
dai responsabili della comunità civile e da ogni persona di buona volontà.
Per raccogliere la sfida c'è una condizione: non accontentarsi delle risorse
spirituali e intellettuali acquisite, ma coltivare con cura la propria
formazione, consapevoli che sulla trincea della vita le emergenze si
moltiplicano e le minacce si fanno sempre più sottili. La coscienza cristiana
dei credenti farà bene, insomma, a non presumere troppo di se stessa e a
calibrare attentamente la qualità e le caratteristiche dei «molteplici
attacchi a cui è esposto il diritto alla vita». Perché prima ancora del
fronte giuridico e normativo, va soppesato e tenuto in considerazione il
«contesto culturale» in cui siamo immersi e che mette a dura prova le
capacità di resistenza.
Una volta irrobustita e resa salda, tuttavia, quella stessa coscienza sarà in
grado di dispiegare tutti i mezzi utili per adempiere il dovere di difendere la
vita. A cominciare dallo strumento cruciale dell'obiezione: una scelta che - si
badi bene - non può essere circoscritta soltanto al mondo sanitario nelle sue
diverse espressioni, ma coinvolge in pari misura quello giudiziario e la sfera
politico-legislativa. Ben sapendo che il suo esercizio potrà esporre a duri
conflitti con il potere costituito, ma anche e soprattutto con quegli ambienti
che vorrebbero confinare gli attentati alla vita umana nel recinto soporifero
della normalità.
Il documento dell'Accademia fa un esempio significativo, che sottopone alla
sensibilità degli operatori dell'area medica, quello della cosiddetta
"contraccezione d'emergenza", realizzata mediante le varie pillole del
giorno dopo: di fatto, degli abortivi in potenza che scattano in caso di
gravidanza incipiente. Obiettare in questo caso può risultare arduo, non solo
dal punto di vista tecnico, ma proprio per le modalità di accesso e di impiego
alle pratiche, che ne banalizzano la portata negativa.
Ma come già Papa Benedetto aveva sottolineato, la mobilitazione di quanti hanno
a cuore la vita umana non dovrà avere solo carattere difensivo. Lo dimostra il
richiamo finale del documento vaticano alla Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo del 1948, dove si proclama la «libertà di pensiero, di coscienza e
di religione», da garantire «nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e
nell'osservanza dei riti». Anche dare corpo e sostanza a questi principi è
compito da adempiere con creatività e sollecitudine.