Il Papa: i nuovi beati ci chiamano alla santità
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Benedetto XVI è
intervenuto al termine del rito in Vaticano
per de Foucauld, Maria Crocifissa Curcio e Maria Pia Mastena.
Da Roma, Fabrizio
Mastrofini
Con i tre nuovi beati proclamati domenica - Charles
de Foucauld, Maria Pia Mastena e Maria Crocifissa Curcio - la Chiesa
mostra al mondo come impiega i propri talenti. Lo ha ribadito il cardinale Josè
Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione per le cause dei santi,
nell'omelia della Messa di beatificazione, a nome del Papa, di domenica mattina
nella Basilica di San Pietro.
Charles de Foucauld è vissuto ed ha predicato tra i tuareg del deserto; Maria
Pia Mastena ha fondato la congregazione delle Suore del Santo Volto (1936) per
portare a un mondo sofferente la rassicurazione di Gesù; infine Maria
Crocifissa Curcio ha fondato la congregazione carmelitana delle Missionarie di
Santa Teresa di Gesù Bambino. Tre diversi carismi, altrettanti esempi
dell'unica Chiesa. «Una Chiesa - e siamo noi - che non mettesse a rischio la
sua eredità impegnandosi coraggiosamente nella città degli uomini, non solo
avrebbe tradito la sua missione, ma avrebbe già perduto tutto - ha osservato il
cardinale Saraiva Martins - . Impariamo dai nuovi beati a vivere una fede
contagiosa, comunicativa, perché una fede "innocua", che non dice
niente a nessuno, che non si traduce in testimonianza, rimane un dono
inutilizzato».
Tra i concelebranti il cardinale vicario Camillo Ruini e il cardinale Polycarp
Pengo, arcivescovo di Dar-es-Salaam, oltre a diverse decine di altri cardinali,
arcivescovi, vescovi e sacerdoti legati alle congregazioni religiose coinvolte.
Al termine del rito Benedetto
XVI ha voluto salutare alcuni Tuareg,
sgargianti nelle loro vesti azzurre, venuti appositamente per Charles de
Foucauld, per molti anni vissuto in mezzo a loro nel deserto del Sahara e di cui
è stata sottolineata l'intensa vita contemplativa e l'aver messo al centro la
predicazione del Vangelo in un contesto così particolare ed esigente.
I nuovi beati - ha spiegato il Papa - «in forme diverse, hanno consacrato
l'esistenza a Cristo e ripropongono ad ogni cristiano l'ideale sublime della
santità». «Sforziamoci - ha concluso - di imitarne gli esempi di santità. La
loro intercessione ci ottenga di vivere nella fedeltà a Cristo e alla sua
Chiesa».
Poco dopo, rivolgendosi alla folla di fedeli che gremiva piazza San Pietro, in
attesa per la preghiera dell'Angelus, il Papa è tornato ancora una volta
sull'importanza dei nuovi beati, legando la cerimonia all'oramai vicino
appuntamento dell'8 dicembre, in cui ricorrono i quarant'anni dalla solenne
chiusura del Vaticano II. I tre beati dunque «vanno ad aggiungersi alla folta
schiera di beati che durante il Pontificato di Giovanni Paolo II sono stati
proposti alla venerazione delle comunità ecclesiali in cui sono vissuti, nella
consapevolezza di quanto il Concilio ecumenico Vaticano II ha fortemente
sottolineato, che cioè tutti i battezzati sono chiamati alla perfezione della
vita cristiana: sacerdoti, religiosi e laici, ognuno secondo il proprio carisma
e la propria specifica vocazione».
Benedetto XVI ha proseguito rilevando come il Concilio, con i suoi documenti,
abbia posto grande attenzione al ruolo dei laici nella Chiesa, per avere un
«apostolato organizzato», «per incidere sulla mentalità generale, sulle
condizioni sociali e sulle istituzioni». E non a caso, ha rilevato a questo
proposito che la domenica precedente, 13 novembre, «nella cattedrale di
Vicenza, è stata beatificata una madre di famiglia, Eurosia Fabris, detta
"mamma Rosa", modello di vita cristiana nello stato laicale».