RITAGLI   Il Papa: i nuovi beati ci chiamano alla santità   CHARLES DE FOUCAULD

Benedetto XVI è intervenuto al termine del rito in Vaticano
per de Foucauld, Maria Crocifissa Curcio e Maria Pia Mastena.

Da Roma, Fabrizio Mastrofini
("Avvenire", 15/11/’05)

Con i tre nuovi beati proclamati domenica - Charles de Foucauld, Maria Pia Mastena e Maria Crocifissa Curcio - la Chiesa mostra al mondo come impiega i propri talenti. Lo ha ribadito il cardinale Josè Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione per le cause dei santi, nell'omelia della Messa di beatificazione, a nome del Papa, di domenica mattina nella Basilica di San Pietro.
Charles de Foucauld è vissuto ed ha predicato tra i tuareg del deserto; Maria Pia Mastena ha fondato la congregazione delle Suore del Santo Volto (1936) per portare a un mondo sofferente la rassicurazione di Gesù; infine Maria Crocifissa Curcio ha fondato la congregazione carmelitana delle Missionarie di Santa Teresa di Gesù Bambino. Tre diversi carismi, altrettanti esempi dell'unica Chiesa. «Una Chiesa - e siamo noi - che non mettesse a rischio la sua eredità impegnandosi coraggiosamente nella città degli uomini, non solo avrebbe tradito la sua missione, ma avrebbe già perduto tutto - ha osservato il cardinale Saraiva Martins - . Impariamo dai nuovi beati a vivere una fede contagiosa, comunicativa, perché una fede "innocua", che non dice niente a nessuno, che non si traduce in testimonianza, rimane un dono inutilizzato».
Tra i concelebranti il cardinale vicario Camillo Ruini e il cardinale Polycarp Pengo, arcivescovo di Dar-es-Salaam, oltre a diverse decine di altri cardinali, arcivescovi, vescovi e sacerdoti legati alle congregazioni religiose coinvolte. Al termine del rito Benedetto XVI ha voluto salutare alcuni Tuareg, sgargianti nelle loro vesti azzurre, venuti appositamente per Charles de Foucauld, per molti anni vissuto in mezzo a loro nel deserto del Sahara e di cui è stata sottolineata l'intensa vita contemplativa e l'aver messo al centro la predicazione del Vangelo in un contesto così particolare ed esigente.
I nuovi beati - ha spiegato il Papa - «in forme diverse, hanno consacrato l'esistenza a Cristo e ripropongono ad ogni cristiano l'ideale sublime della santità». «Sforziamoci - ha concluso - di imitarne gli esempi di santità. La loro intercessione ci ottenga di vivere nella fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa».
Poco dopo, rivolgendosi alla folla di fedeli che gremiva piazza San Pietro, in attesa per la preghiera dell'Angelus, il Papa è tornato ancora una volta sull'importanza dei nuovi beati, legando la cerimonia all'oramai vicino appuntamento dell'8 dicembre, in cui ricorrono i quarant'anni dalla solenne chiusura del Vaticano II. I tre beati dunque «vanno ad aggiungersi alla folta schiera di beati che durante il Pontificato di Giovanni Paolo II sono stati proposti alla venerazione delle comunità ecclesiali in cui sono vissuti, nella consapevolezza di quanto il Concilio ecumenico Vaticano II ha fortemente sottolineato, che cioè tutti i battezzati sono chiamati alla perfezione della vita cristiana: sacerdoti, religiosi e laici, ognuno secondo il proprio carisma e la propria specifica vocazione».
Benedetto XVI ha proseguito rilevando come il Concilio, con i suoi documenti, abbia posto grande attenzione al ruolo dei laici nella Chiesa, per avere un «apostolato organizzato», «per incidere sulla mentalità generale, sulle condizioni sociali e sulle istituzioni». E non a caso, ha rilevato a questo proposito che la domenica precedente, 13 novembre, «nella cattedrale di Vicenza, è stata beatificata una madre di famiglia, Eurosia Fabris, detta "mamma Rosa", modello di vita cristiana nello stato laicale».